Che fosse già scritto da qualche parte non era difficile pensarlo. Non tanto e non solamente perché molto e su tutto ormai si è effettivamente scritto. Ma perché il libro dei libri di “preveggenze” ne custodisce molte. Ed è per l’umanità un prezioso scrigno di verità e sapienza, un pozzo al quale attingere.
In effetti avevamo già sentito parlare di Davide. E la storia poetica e allo stesso tempo eroica dell’uomo piccolo che vince il mostro grande e brutale, la conosciamo tutti. La storia di Davide ci dice più di un valore. Ma uno per tutti: a ciascuno di noi, pur nel limite della propria condizione umana, sono date risorse e ricchezze insospettabili. Questa risorsa è il nostro cuore, il nostro stesso essere e sentirci uomini. Ovvero quel “quid” che ci rende diversi dal mostro. Davide possiede quella forza che appartiene ai piccoli ma valorosi uomini. Che è propria dell’uomo sano, fatto a “dimensione naturale”, non appesantito e sovra strutturato con tutto ciò che non gli serve né conviene.
E che Golia fosse un perdente nato, neppure quello era difficile desumerlo. A guardarlo bene è troppo grosso per vantare familiarità e dimestichezza con la gestione delle proprie forze, delle proprie brutalità. Piuttosto avvezzo lui ad una condizione per l’appunto disumana: Golia è grosso ma intrinsecamente debole.
Perché su una cosa dobbiamo metterci preliminarmente d’accordo. E cioè su cosa sia la “forza”.
Banalmente potremo dire che la forza è ciò che ci permette di resistere: l’ormeggio che ci mantiene saldi. Quella condizione che ci fa bastevoli di ciò che siamo e che ci consente un equilibrio stabile della nostra persona.
Dunque noi siamo forti non quando possiamo vantare eccessi in più degli standards altrui, non quando ci affardelliamo di cose che non servono la nostra causa, ma solamente quando sappiamo limitare noi stessi allo stretto necessario. Perché siamo convinti che quel poco sia il tutto.
Uscendo dalla metafora e da questioni preliminari, proviamo ora ad adoperare gli stessi occhi per guardare al nostro presente. E vedremo allora che la parabola di Davide e Golia può essere in realtà l’unità di misura del nostro tempo.
La grave crisi economica mondiale ci riporta al primo capoverso della nota novella di cui sopra. Siamo infatti al punto in cui Davide incrocia gli occhi di Golia. E non in segno di sfida lui, ma solo di accorta osservazione. Ora noi possiamo immaginare bene quali siano i sentimenti di Davide in quel preciso momento, così come certamente sappiamo quale sia il sentire di tutti coloro che finiscono i soldi già alla terza settimana. Queste persone continuano –nonostante tutto- a mantenere lo stesso vincolo alla grande “legge” del vivere, senza alterare il rapporto che esiste fra sé e la morale: senza allentare di un minimo la presa o indebolire l’ormeggio.
Diciamo pure che tutti coloro che sono come Davide hanno per elezione una certa familiarità con le leggi naturali e con il proprio “essere incarnato”. Ma questa non può essere comunque una “deminutio” di quelle virtù.
Davide conosce se stesso, i propri limiti e anche la latitudine del cielo e della terra e perciò asseconda le leggi del cielo e della terra. Quelle leggi che nella visione ciclopica di Golia –per l’appunto e non casualmente monoculare- sono pregiudizialmente messe in discussione.
Ora per almeno due secoli la nostra filosofia collettiva è stata quella del mercato. Della crescita disumana. Abbiamo inseguito il sogno collettivo di diventare tutti più grandi e forti, più somiglianti a Golia. Dimenticando che la vera forza era il Davide che siamo.
E il modello economico che abbiamo perseguito, liberale e capitalista, senza limiti, senza etica, ha costruito monumenti in spregio all’uomo e al paesaggio. Senza etica infatti nulla può dirsi illegittimo, improprio, inopportuno.
Per troppo a lungo il mercato ci ha venduto tutto ciò di cui non avevamo bisogno. Per troppo tempo la nostra domanda di vita non incrociava l’offerta dei mercati economici. Ma la crisi dei mercati ci dice anche che il mondo sta cambiando idea e che questo ripensamento ci riporterà nella dimensione dei piccoli sistemi: qualcuno verrà un giorno a chiederci nuovamente ciò di cui abbiamo bisogno. E ci scopriremo allora felici non per il troppo lavoro, non per il troppo vivere, ma per il giusto della vita. E questa non è certamente –si intenda- una felicità a buon mercato, ma una felicità che passa per la cruna della nostra esistenza. Una felicità di cui nessuno però potrà essere mai scippato.
Quale è allora la morale della nostra storia? La morale è che gli eventi replicano i loro esiti, e non casualmente. La ciclicità della storia sta nel suo essere causa-effetto di un processo. Adesso la palla che avevamo lanciato di là da noi, rimbalzando ci rende l’impulso che le avevamo reso. E ci porta indietro una serie di questioni che credevamo fuori tiro. Ci pone delle domande che sono il risvolto della medaglia che abbiamo coniato. Sono il diritto di replica che il mondo ha sempre sulla spregiudicatezza umana.
Sappiamo già come andrà a finire questo “second round” della storia. Accadrà infatti che Davide vincerà ancora una volta. Accadrà che i giovani che vivono di stenti, e le famiglie in equilibrio precario, con una conduzione virtuosa, riusciranno a mettere a frutto l’arte della navigazione a vista. Non possono questi abili marinai del vivere perdere molto con questa crisi, perché la loro vita che è già ridotta all’essenziale resterà, poco più o poco meno, ciò che è. Ma accadrà invece che i colossi mondiali, i monopoli mega-maxi economici continueranno a fare grandi tonfi. Tonfi degni delle loro gigantesche eccessive e disumane proporzioni. Perché nulla serve all’uomo: solo la vita serve alla vita. E accadrà poi che gli ultimi di cui sentimmo parlare, tutto sommato, possano dinanzi i giganti di ieri, diventare oggi i meritati primi.
Mattia Leombruno
Roma, 25 ottobre 2008

Chi ha orecchi da intendere…
Intendi buon Golia?Augurandoci che sia anche ai giganti dell’economia..(in rima, e tre qui sotto).
Maria Pia Quintavalla
Carissimo Mattia, sono lieto di incontrarti in questo luogo….e confidiamo insieme in Davide: Re e Poeta…. forse figura (cristica) della nuova umanità che per davvero sconfiggerà il Golia della menzogna e della violenza, dell’ignoranza e dell’ideologia, che tuttora dominano un po’ dappertutto…
Ciao. Marco Guzzi