di
Francesco Forlani
Scriveva Albert Camus che di tutti gli spettacoli che il mondo gli aveva dato agio di vedere, ciò che in conclusione poteva dire di sapere sulla morale e sugli obblighi degli uomini, era nella sua squadra di calcio che lo aveva imparato. (Car, après beaucoup d’années où le monde m’a offert beaucoup de spectacles, ce que finalement je sais sur la morale et les obligations des hommes, c’est au sport que je le dois, c’est au RUA que je l’ai appris.)
Di tutte le partite disputate – numerose quanto quelle sognate – ricordo ogni cosa. Le grida dagli spalti, la faccia dell’allenatore quando distribuiva le magliette nello spogliatoio, il dolore alle ginocchia su cui il pietrisco del campo ti aveva inciso terni lapilli e gocce di sangue pronte a calare giù lungo i parastinchi.
Nulla mi emoziona al mondo più di una partita di calcio. Da giocare, naturalmente, e poco importa chi siano gli avversari o i compagni di squadra, perché una volta sul terreno di gioco appartieni alla formazione in cui sei, e non fai sconti a nessuno, tanto meno all’amico che nella distribuzione dei ruoli è capitato nel campo avversario.
Quando mi telefonano per giocare mi rendo quasi sempre disponibile e per quanto soppesi – la pancia oltre i quaranta – la possibilità di farcela, di riuscire a correre per almeno venti minuti, farò sempre in modo da sistemare ogni cosa per poter andare.
E così, quando Carlo Grande mi ha detto che forse, per la domenica dopo, ci sarebbe stato bisogno di un giocatore per la partita che la Nazionale scrittori avrebbe disputato, vicino a Varese, ho aspettato la possibile convocazione vestito d’ansia “dai pettini ai piedi come un attore tragico un dramma di Shakespeare in provincia” .
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Poiché non mi ricordavo più il luogo preciso ho scritto a Carlo perché me lo ricordasse. E’ per il racconto, gli ho detto, e con la tempestività di un vero uomo di montagna mi ha risposto:
Eravamo a Gavirate (Varese) sul lungolago. nella pioggia, parlavi di “scatola nera” dei romanzi e con Carletto D’Amicis presentavo Terre alte…Abbracci e vacci piano con le mie lunghezze! (lungaggini)
La giornata è calda ma non afosa e l’atmosfera è festiva. In realtà si tratta di un torneo di beneficenza e disputeremo un triangolare. Le macchine sono allineate sulla strada che porta al piccolo stadio e si va dritti subito dopo una rapida presentazione, negli spogliatoi per cambiarci. Per fortuna Adriano P. ( lo metto puntato come Melissa per evitargli noie con la frase che segue) mi aveva lasciato in eredità, l’ultima volta che lo avevo ospitato a Torino, oltre a una canna d’erba un paio di scarpette coi chiodi. (Le scarpette erano delle Adidas tarocche). La maglietta e il pantaloncino te li diamo noi – mi aveva avvisato Carlo. Il “vestiaire” ovvero il posto in cui ci si veste secondo i francesi diventa in italiano spogliatoio. Da approfondire. E così mi ritrovo, sconosciuto tra conosciuti a simpatizzare con gli altri a raccontarsi quel che si fa, si scrive e per chi. La maggior parte degli autori pubblica libri che superano le diverse migliaia di copie, ma c’è anche chi ne vende meno e non sono tutti scrittori di professione. A differenza delle fiere del libro e situazioni simili in cui lo scriba si fa largo portando scritti in fronte i dati appena ricevuti dal proprio editore, qui, ovvero in una saletta spoglia in cui l’unico addobbo è il gancio ficcato nel muro dell’appendiabiti, si parla d’altro. Alcuni degli scrittori li ho letti, non tutti, e provo un grande imbarazzo per quando, durante l’ingresso in campo, diranno all’altoparlante le formazioni. Sono certo che nessuno tra gli spettatori ha mai letto un rigo della mia seppur frammentaria opera e mi dico a bassa voce quello che sicuramente uno di loro si lascerà scappare: Forlani. E chi cazzo è!
Per fortuna non ci si attarda nei protocolli e si comincia quasi subito a giocare. prendo coraggio man mano che tocco palla e mi capita perfino di fare una rovesciata in stile Garrincha (il terrore di vomitare durante la partita mi aveva imposto di procurarmi delle gomme alla menta così quando respiravo sapevo di dentifricio).
Cioè non proprio alla Garrincha, però la caduta nella pozzanghera era stata spettacolare.
Quando rientriamo negli spogliatoi succede qualcosa. Sarà stata l’euforia della vittoria, la bella e distesa atmosfera in campo, la soddisfazione di aver giocato una partita con uno dei miei miti in assoluto nel mondo del calcio, Paolo Sollier,
un leggero giramento di testa dovuto all’aver ingurgitato otto chewin’gum della Freedent, comunque sia, mi accorgo che i compagni di squadra non sono più gli stessi, ovvero non tutti, e che alcuni dei titolari famosi tipo Alessandro Baricco, Carlo Lucarelli, Michele Mari, Alessandro Perissinotto adesso mi stanno correndo davanti. Ho una sensazione di spaesamento e confortato dall’idea che una volta dentro tutto tornerà normale, mi faccio coraggio.
Si entra di corsa e subito si commenta la partita, il passaggio, l’assist, la punizione. Favetto ha tirato fuori in un paio d’occasioni un colpo di reni che sembrava Lev Yashin, The Black Spider, il ragno nero della nazionale sovietica del dopoguerra, e Carlo D’Amicis ha governato l’area alla Facchetti. Tengo il capo chino per non confrontarmi con il miraggio, la verità, che rischierebbe di mettermi in un imbarazzo ancor maggiore. Carlo mi chiama per chiedermi com’era andata, e così alzando la testa scorgo quella riccioluta di Baricco proprio di fronte, e quasi perdo i sensi. Ci si spoglia ora. per davvero. Si mettono le infradito e come natura crea si andrà sotto le docce.
La questione è che come sa chi pratica sport o spiagge nudiste, a prescindere dal sesso del nostro interlocutore lo sguardo andrà sempre a finire lì. Come se gli occhi licenziassero il proprio legittimo proprietario e facessero come caz.., come cavolo gli pare. Non è una questione di istinto omosessuale represso né tanto meno per spirito di competizione,letteratura comparata. Tra giocatori veri poi non c’è pudore, figurarsi, e tanto meglio! Prendiamo la decisione giusta, ci alziamo, porto con me lo shampoo, icona del tempo che fu e mentre mi incammino una domanda sola mi accompagna. Come ce l’avrà Baricco? Quante copie avrà venduto del suo ultimo libro?


grandissima l’Osvaldo Soriano FC!;) forte questo pezzo!
e poi hai anche citato il mio amico Carlo D’Amicis!
ci dovrei proprio venire a vedere una partitiella delle vostre…
sei sempre il solito grande, Francis.
se passi da queste parti ne organizziamo una per veterani.
(qui e il Vietnam è quasi lo stesso, tra l’altro).
ciao gajax et faber
dolcetto o calcetto?
effeffe
Francesco Forlani, il terzino (e non solo) più “dada” mai emerso da uno spogliatoio/vestiaire (da approfondire!) “E noi non ci sappiamo vestire/e noi non ci sappiamo spogliare”)
Geniale, anche per noi che non ci sappiamo vestire/e noi non ci sappiamo spogliare.
Ho girato il link ai colleghi dell’Osfc (Osvaldo Soriano Football Club), aspetto commenti tipo: “Mai prendersi troppo sul serio. Tanto la vita è una faccenda dalla quale non si esce vivi”…
Aspetto e temo la seconda puntata, per via delle “lungaggini”.
Onore a Jorge e Alejandra, al tango (voce di tutti gli sconfitti, diceva tra l’altro Borges) a D’Amicis, che dimenticavo, presentava anche il suo, di libro, La guerra dei cafoni.
Ma l’ff mi ha fulminato la mail, al volo
La maglia numero due (della Roma che era l’unica disponibile da Longobardi sport) me la passò Costantino, dopo l’avvenuta scissione dalla squadra uficiale del Campetto di Via G.M.Bosco, capitanata da Franco de Core (diventato poi una delle voci letterarie delle pagine del Mattino).
La prima partita degli scissionisti fu giocata ai campetti di fronte a palazzo reale. Dalla due poi passai alla uno, e dalla uno prima alla otto poi alla dieci. la nove la conquistai sul campo di Vincennes a Parigi dove facevo parte della Nazionale Esuli.
Grandi momenti quelli con OSfc, altissimo livello. Il libro di carlo d’amicis si sta scaldando a fondo campo. Spero di trovarvi le ragioni di quella lontana scissione. 1974/1975. ed eccovi spiegato il mistero della copertina Panini…
effeffe
ps
Grande Carlo!
calcetto, Francis, io sto a dieta:-)