con spavento e amore

alejandra-pizarnik a Alejandra Pizarnik ( 1936-1972)

il tuo desiderio, Alejandra, di altri io, maschere dietro le quali nasconderti. Non tanto dal mondo, quanto da te stessa: sei innamorata di te. Sei disperata. Sai che l’altra non ti amerà mai come tu sola sai amare. Vorresti trovare quella porta, aprirla, entrare e finalmente essere in due: io e io.

non sarà mai possibile pronunciare la parola. Lo sai benissimo, non è possibile, neanche in questo spazio che non c’è. Eppure ci provi, sempre. Ti mangi le unghie finché tra la pelle e l’unghia esce una sottile linea di sangue che lecchi a occhi chiusi. Così sazi la tua sete di sangue.

le tue immagini. Lontane dalle immagini degli altri. I tuoi sapori, il modo in cui ti guardi intorno, la magra falce di luna che ti stende a terra: la sua incredibile, inaccettabile indifferenza verso le tue sorti. Appena sarà piena cancellerà tutti i nostri nomi. Il tuo per primo. E poi ancora il tuo. andare sempre più vicino, essere invadente, indecente, oscena al massimo. Hai ragione, è davvero ridicolo pensare di doversi risparmiare. Tu dici: Quando tentai di amare e fallii. E intendi che volevi essere l’alito di quel barbone. Il suo alito puzzolente volevi essere, se non potevi essere la parola. L’alito dell’essere più umiliato e offeso di questa terra terribile e meravigliosa. Se non potevi diventare, come avresti voluto e come sarebbe stato giusto, quella parola. Se quella parola, anche domani, non si sarebbe fatta trovare da te.

però, ancora c’è speranza, anche tu davanti a te stessa sostieni di non sperare più. Di voler morire dal giorno in cui dal ventre di tua madre sei caduto sulla terra. Ma io so che la tua speranza si è ritirata nelle tue mani. Nel mignolo della tua mano sinistra. La speranza e le immagini dormono lì. Nel minuscolo pugno del tuo mignolo, cui hai dato un nome.

finché io verrò per risvegliarla, la tua speranza. Conta fino a dieci, Alejandra, ma molto, molto lentamente, ti prego. Vedrai, non ti deluderò. Non si deludono gli uomini sulla terra che è steppa, anche se camuffata da lepre saltellante, anche se sembra ciò che non è e non sarà mai. E’ spaventoso, ma dobbiamo attraversare lo spavento come fosse un giardino di tigli.

vorresti anche tu conoscere la verità. Non una, la verità. gli uomini. Essi soffrono di un’altra malattia. Purtroppo non ti ricordi più come si chiama. Non senti il dolore che, a quanto pare, sentono loro. Dove sta questo dolore? In quale parte del corpo si è fatto più grande della volontà di essere un sano individuo, ben funzionante e molto sorridente? Probabilmente non l’hai mai saputo, ma qualche volta hai provato a curare il male degli uomini. Così come potevi, con le tue povere mani, il mio povero corpo, le parole che non portano affatto alla parola, nemmeno nell’ombra della parola, dove finalmente potremmo riposare insieme, io e io, senza aver paura. Quella parola. Povere cose che uomini e donne si offrono per curare una malattia che non conoscono. Cucinano minestre, le donne per tutti i secoli dei secoli, ma loro mangiano sassi. Ti conosco, Alejandra, ti conosco, eppure ti voglio veramente bene.

nella mia testa danzano parole in lingua straniera. A dire la verità, non è una danza, ma un calpestare la massa grigia che è il mio cervello. Ma il mio cervello non è grigio. Una volta mangiavano il cervello degli animali. Il loro cervello. Mangiavano anche il cuore degli animali. Il loro cuore.

ma tu amavi te stessa con un amore feroce,arrogante, esclusivo. Non c’era alcun limite. Il tuo amore per te stessa è una iena. Non è un animale maestoso, ma uno che gli altri animali hanno deciso di evitare. Gira di notte perché si vergogna della propria bruttezza. Col tempo che passa si fa sempre più cattivo. Chi potrebbe amare una iena se non lei stessa?

ciò che rimane è il desiderio di accarezzare ancora e ancora, la tua mano destra. Porti un anello su ogni dito, anche sul pollice. Accarezzi anche l’anello che porti sul pollice. Ti dispiace tanto per i dispiaceri che dai agli altri, ma non puoi farci nulla. Va così la storia del mondo. La storia del tuo io che tra non molto sarà, in ogni caso, neve.

improvvisamente ti alzi in piedi e dichiari ad alta voce che in qualche modo bisogna provare a vivere. Vivere! Sei bellissima quando menti. Ti brillano gli occhi e ti amo ancora di più del giorno prima.

hai deciso di chiudere il tuo cuore entro quattro mura di cemento armato. In fondo, è solo un muscolo che un tempo la gente mangiava in una salsa. Basta dire quello. d’ora in poi, diventerai una persona molto ragionevole e scriverai delle storie molto sensate. Storie che hanno un inizio e una fine. Anche se oggi – vedi che sei sempre in ritardo! – non si desidera più una morale. In qualche modo, comunque, le tue storie finiranno. Ci sarà un punto finale. Basta con i tre puntini e le lineette di sospensione à la Emily Dickinson. E’ ora di diventare più virili.

ma la cosa non finisce qui. Il mio e il tuo mestiere di vivere intendo. E’ tutto molto più complesso di quanto sono riuscita ad esprimere. Ho anch’io i miei limiti. Perché a) La parola non c’è e b) parliamo tutti una lingua straniera. Diciamo parole, ma non comprendiamo il loro significato. Qualche volta possiamo intuire un colore. Tutto qui. ma questo ragazzo cieco, Alejandra. E’ seduto nella sedia a rotelle. Sa che nessuno ci tiene a conoscerlo. Nessuno è curioso di sapere quali sono le sue immagini inconfondibili, che colore ha il suo colore. Purtroppo questa non è una storia, Alejandra. Ero lì quando lo ha detto. E’ giovane e quando si è giovani , si deve essere belli e forti. Molto alti e sempre ben vestiti. Più ridi, più sei simpatico agli altri. Anche lui vorrebbe ridere e qualche volta ride. ascolta, Alejandra, si è fatto tardi, fuori fa piuttosto freddo. E’ arrivato il novembre di Flaubert.

alla fine non posso non darti ragione. Quella barbona che tu hai visto dormire per strada con una bellissima bambola in braccio è un’ immagine ridicola. Perché dorme, brutta com’è, con questa bambola nuova, pulita e ben vestita? Cosa si permette? Perché non ci riesce a dormire con in braccio soltanto il buio?

10 pensieri su “con spavento e amore

  1. francescomarotta

    Uno splendido pezzo, Stefanie. Come può scrivere solo chi ha attraversato la foresta di rovi rappresentata dall’opera di questa incredibile poeta.

    Grazie.

    fm

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  2. stefanie golisch

    Grazie mille – anche per i suggerimenti preziosi! Il mio testo si è ispirato non tanto alle poesie di AP quanto ai suoi diari! Se le poesie sono folgoranti – non so che cosa sono i diari… Raramente mi ha divorato una lettura così totalmente…
    Mi piacerebbe sapere se questi diari sono stati tradotti anche in italiano – io purtroppo possiedo solo l’edizione tedesca.
    Che grande, bellissima sfida sarebbe per un traduttore dallo spagnolo!

    Un caro saluto

    Stefanie

    P.S. Grazie a ” Inquisitore” !

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  3. cristina annino

    La tua “lettera” (quasi privata, quasi incorporea, scritta come dentro l’aureola del Dolore di questa straordinaria poeta)è di una estrema, raffinata semplicità, cara Stefanie, in cui ti riconosco superbamente,perchè vi intravedo le cento teste della tua verità di donna e di artista.
    Grazie alla segnalazione di Francesco ho letto alcune poesie dell’autrice, ammirandole anche in lingua spagnola. Mi auguro che la conoscenza di questa autentica poeta si espanda. Sarebbe un necessario arricchimento per la poesia e per chi la poesia tocca.
    Cristina

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  4. Giorgio

    Grazie, Stefanie… Anch’io mi sono messo sulle tracce di Alejandra Pizarnik dopo aver letto la selezione di Francesco, e ho trovato questo bellissimo testo in italiano: “La figlia dell’insonnia”, a cura di Claudio Cinti, Crocetti Editore, Milano 2004.

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