Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.
(versione audio)


Caro Fabrizio,
come ti capisco, come segnano quelle prime esperienze: per me ci fu la Divina Commedia dei Fratelli Fabbri, un’edizione popolare piena di pitture che mi gettavano nel terrore, anche se in famiglia mi insegnavano a deridere tutto ciò che non cadesse sotto i cinque sensi “normali”.
Mi piace credere che la mia avventura, bella o brutta, giusta o sbagliata sia cominciata da lì.
Un abbraccio,
Roberto
che bellissimo pezzo Fabrizio!
Tornare al vivido ricordo che certe immagini sanno suscitare, e a tutte le emozioni, le fragilità, i sogni, che hanno il potere di risvegliare in noi…
Dorè, tra i suoi dipinti ci sono anche opere che trasmettono una serenità spirituale così impalpabile, eppure così presente e misteriosa…
Roberto e Carla, grazie.
sono tessere di un mosaico che ognuno può ricostruire nella propria vita.
un album che ci farebbe sentire molto più vicini e solidali.
un abbraccio
fabrizio
Ecco cosa mi piace dei tuoi diari, Fabrizio. Questa specie di osmosi tra l’umano e la tensione al divino. Tu non dimentichi che, oltre al sacerdozio, c’è stato prima e c’è ancora l’uomo. Un uomo che si nutre di spirito ma sa parlare il linguaggio di tutti gli esseri umani. grazie.
Le prime immagini che ricordo della mia infanzia erano raffigurate su due arazzi che mio padre aveva acquistato a Messina prima di sposarsi. Ho scoperto,da adulta, essere state copiate da non so quale artista, da L’Aurora di Guido Reni. Rimanevo ad ammirarle sognante anche per ore.
I mostri, poi, sono arrivati con la vita.
ti abbraccio
jolanda
Ma, nella Bibbia il Dorè mette la Genesi dopo i Maccabei? 😉
La mia prima Bibbia fu una Bibbia dei piccoli illustrata da un olandese, un certo Piet Worm, i personaggi erano goffi ma non c’era denigrazione, (la rimpiansi quando cercai delle edizioni moderne analoghe per i miei figli), certe immagini persistono dentro di noi e per anni la bibbia fu modellata su quei disegni.
Mi fa impressione però quanto prepotentemente si sia consolidato il modello del peccato originale visto come l’atto sessuale tra Adamo ed Eva, eppure un libro che non si fa scrupolo di raccontare di tresche sessuali e omicidi, di seduzioni e inganni, un libro che racconta di Dalila, di Susanna, di Davide e Betsabea, sembra che per raccontare il primo coito abbia avuto bisogno di chiedere la consulenza del dottor Freud.
A parte alcune belle canzoni d’amore e i disegni di Dorè, trovo agghiacciante questo fatto, di cui l’occidente porta le stigmate inconfessabili di una debauche che dura da dieci secoli, sarebbe ora che si provvedesse a chiarire l’equivoco, non trovi?
ieri ho sistemato alcuni libri ed ho trovato, in una cassapanca, l’inferno della Divina commedia (rilegato, in formato gigante) di famiglia cristiana, con le tavole di Nino e Silvio Gregori, ci sono anche illustrazioni di Dorè…
Buona giornata:-)
C.
grazie, Jolanda: è proprio quello uno dei nodi cruciali.
grazie, Mario: e perché, la confusione tra malus e malum?:-)
un abbraccio
fabrizio
e grazie a te, Carla!
Ahrgh, perchè non ho dato retta ai miei e non ho studiato il latino? Mario non computa, che differenza c’è tra malus e malum al di fuori delle polizze assicurative?
l’albero del bene e del male, Mario: il malum che diventa malus, cioè mela:-)
un abbraccio
fabrizio