C’è un solo italiano tra i morti di Mumbai. Siamo tutti contenti, noi italiani. Gli stranieri, sono strani. Voglio prendere una stanza, all’albergo di Mumbai. Fare il giro della morte, sotto il fuoco incrociato. Col sangue che schizza, capire dov’è la differenza, di cui mi hanno parlato. Prenotatemi una stanza, all’albergo di Mumbai: per sapere cosa cambia, da passaporto a passaporto.
Da morto a morto.


tutti i morti sono uguali e tutte le morti opinabili
quando non sono naturali/
tutti i morti sono frutto di morti avvenute una volta
sola, tanto basteranno gli altri, i vivi, a replicarla/
si muore soli anche sotto i riflettori
e si muore male anche quando si è diventati
vecchi e inutili non solo a se stessi /
cercare il riparo del ricordo serve a dimenticare
che morire non è come partire, nonostante il viaggio…
grazie, Giuseppe.
C’è la famosa frase del predicatore-poeta , come te Fabrizio, John Donne, che ogni tanto dovremmo richiamare alla memoria collettiva, come fece Hemingwuay in “Per chi suona la campana”:… “Ogni morte di un uomo mi diminuisce, perchè io partecipo dell’umanità. E così non andare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te”.
Il capolavoro di questo discendente di Tommaso Moro fu proprio “Il duello della morte”.
Un abbraccio.
Augusto
sono con Fabrizio
grazie, Augusto: spesso, invece, le campane che suonano per gli altri interessano poco.
e quando suona per noi, magari, è troppo tardi per capirlo.
un abbraccio
fabrizio
e grazie a te, Emanuele.
Bravissimo, Fabry.
Grazie di aver scritto questo post, con queste parole, con questa asciuttezza!
Sono le stesse cose che ho pensato io nei giorni scorsi.
Grazie ancora!
Cambia niente, caro Fabrizio. La morte è morte ovunque si fermi.
A volte crediamo che la lontananza geografica possa “mettere a tacere” la nostra coscienza, salvarci, in qualche modo, da un dolore che non ci appartiene. E invece non è e non dovrebbe mai essere così.
abbracci
jolanda
Gaja e Jolanda, grazie di cuore.
speriamo che i messaggi controcorrente arrivino lontano.
un abbraccio
fabrizio
Concordo appieno, caro Fabrizio.
Giovanni
uno è il cuore del mondo che soffre per lo scempio provocato dalla cieca violenza . uno il dolore per tanto strazio.uno il colore del sangue crudelmente versato.
grazie, fabry
grazie a Giovanni e Fides.
auguriamoci di procedere verso un mondo meno disintegrato.
fabry
purtroppo ognuno è della sua tribù.
e poi vallo a dire a quel ‘solo’ che è morto… che è solo, ne sarà felice.
un abbraccio
infatti, Alessandro.
la vita è abbattere muri, uno dopo l’altro, con pazienza.
anche quando tutto dice di costruirne di più alti.
un abbraccio a te
fabrizio