L’icona del film, rappresenta la Madonna del Mutuo Soccorso, meglio nota coma Madonna della Misericordia.
Per Sua grazia io sono nata e tante volte avrei voluto e ho figurativamente buttato giù quell’altare. Ma ogni volta Lei ha ascoltato la muta preghiera che si celava dietro quel gesto e ha esaudito la richiesta del cuore.
Questa notte l’ho fatto ancora e so che una Sua lacrima è scesa, segno evidente che ha ascoltato.
una preghiera particolare e intensa e spero vi uniate al coro.
Mi dispiace non sapere cosa voglia dire il titolo ma posso immaginarlo.
auguri a tutti di nuovo e grazie Fabrizio, una preghiera anche per te.
Stella
1Re,19,12: Qol demama dakka-una voce sottile di silenzio. la voce che Elia in fuga, stanco e sfiduciato, desideroso di morire, consolato e nutrito dall’angelo, sente e riconosce come presenza di JHWH, all’ingresso della caverna sul monte Oreb.
la notte di natale è una notte di silenzio,
una voce che vorremmo riuscire ad ascoltare nei momenti difficili della vita.
Nel monastero di Vatopedi al monte Athos c’è un’icona della Madre di Dio con in braccio il bambino, l’impianto è quello dell’Odighitria, la Vergine di San Luca, la più classica delle icone della Vergine, ma raffigura Maria nell’atto di togliere la mano del bambino dalla sua bocca.
Un giorno i monaci si raccolsero nella chiesa per il mattutino, mentre una nave di pirati saraceni era sbarcata per saccheggiare il monastero e si erano nascosti fuori del portone aspettando che venisse aperto. L’icona cominciò a parlare e disse attenti monaci, che un grave pericolo è fuori dalle mura, ma l’icona si animò e il bambino le chiuse la bocca con la mano dicendo. taci, che questi monaci mi pregano con la bocca e non con il cuore e meritano di essere sterminati, ma la Madre di Dio levò la mano di Gesù e ripetè, un grave pericolo è fuori dalla porta.
I monaci andarono a vedere dalla muraglia, non aprirono e si salvarono.
Questa icona è considerata come l’immagine della potenza dell’intercessione della Madre, che zittisce persino suo figlio e Dio quando vuole salvarci, ma almeno con la bocca dobbiamo pregare.
con tutto il rispetto possibile, mi viene da dire che
il Cristo nato questa notte, quello in cui credere, colui che “è venuto a salvare e non a condannare il mondo” non può essere (e non è)quel bambino che dice – meritano di essere sterminati-
qol demama dakka- è la voce di un Dio che non grida la sua rabbia e non si vendica, ma si offre alla libertà dell’uomo fino alla consumazione di sé.
Bisogna essere sottili per passare dalla porta stretta, e definire così Dio in quello che può o non può fare mi sembra azzardato, con tutta la fides e la ratio di questo mondo.
Te ne racconto un’altra; il novizio Paisij Velickovskij venne invitato nella cella dell’igumeno di un monastero, quando fu dentro l’anziano, che era seduto su un basso sgabello invitò il giovane Paisij a sedersi su una sedia che l’avrebbe posto più in alto del Padre e non sapendo cosa fare rimase in piedi.
L’anziano invitò una seconda volta il giovane a sedersi, con lo stesso risultato, la terza volta, al rifiuto di obbedire, l’igumeno si alzò in piedi e cominciò una violenta reprimenda del novizio; tu non potrai mai fare il monaco! sei del tutto inadatto a questa vita, e via dicendo.
Il giovane Paisij era a pezzi e stava per crollare, quando l’anziano si fermò, lo guardò bene e poi lo abbracciò spiegandogli con grande dolcezza; vedi, io ho agito in questo modo perchè così tu ti ricorderai per sempre di questo insegnamento, sappi che l’obbedienza è la virtù fondamentale, e se tu ti atterrai a questa avanzerai sempre nella strada che conduce a Dio.
Paisij divenne uno dei maggiori padri spirituali della Romania nel periodo a cavallo del 18° e 19° secolo, Dal monastero di Neamt i suoi discepoli con le sue traduzioni e la sua dottrina spirituale rinnovarono la spiritualità monastica russa che era stata ridotta al lumicino da Pietro il grande e non dimenticò mai quell’insegnamento dato con grande amore, come non lo fecero i monaci di Vatopedi.
Ne ho anche una sull’umiltà; ad un convegno sull’umiltà un frate cappuccino prese la parola; in quanto ad umiltà, è risaputo, noi francescani non siamo secondi a nessuno…
Buon natale anche a te, non volevo infrangere questa armonia di gioia e di festa, non lasciamoci scandalizzare dalle piccole durezze con cui sovente veniamo corretti da Dio, forse quei monaci avevano veramente bisogno di prendersi uno spavento e furono salvati, quel giorno stesso e per la vita eterna, cosa che auguro a tutti noi.
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una voce di silenzio che speriamo non solo di saper ascoltare, ma di poter capire.
che la speranza si trasformi in gioia!
grazie, fabry
F&R
L’icona del film, rappresenta la Madonna del Mutuo Soccorso, meglio nota coma Madonna della Misericordia.
Per Sua grazia io sono nata e tante volte avrei voluto e ho figurativamente buttato giù quell’altare. Ma ogni volta Lei ha ascoltato la muta preghiera che si celava dietro quel gesto e ha esaudito la richiesta del cuore.
Questa notte l’ho fatto ancora e so che una Sua lacrima è scesa, segno evidente che ha ascoltato.
una preghiera particolare e intensa e spero vi uniate al coro.
Mi dispiace non sapere cosa voglia dire il titolo ma posso immaginarlo.
auguri a tutti di nuovo e grazie Fabrizio, una preghiera anche per te.
Stella
1Re,19,12: Qol demama dakka-una voce sottile di silenzio. la voce che Elia in fuga, stanco e sfiduciato, desideroso di morire, consolato e nutrito dall’angelo, sente e riconosce come presenza di JHWH, all’ingresso della caverna sul monte Oreb.
la notte di natale è una notte di silenzio,
una voce che vorremmo riuscire ad ascoltare nei momenti difficili della vita.
F&R
Nel monastero di Vatopedi al monte Athos c’è un’icona della Madre di Dio con in braccio il bambino, l’impianto è quello dell’Odighitria, la Vergine di San Luca, la più classica delle icone della Vergine, ma raffigura Maria nell’atto di togliere la mano del bambino dalla sua bocca.
Un giorno i monaci si raccolsero nella chiesa per il mattutino, mentre una nave di pirati saraceni era sbarcata per saccheggiare il monastero e si erano nascosti fuori del portone aspettando che venisse aperto. L’icona cominciò a parlare e disse attenti monaci, che un grave pericolo è fuori dalle mura, ma l’icona si animò e il bambino le chiuse la bocca con la mano dicendo. taci, che questi monaci mi pregano con la bocca e non con il cuore e meritano di essere sterminati, ma la Madre di Dio levò la mano di Gesù e ripetè, un grave pericolo è fuori dalla porta.
I monaci andarono a vedere dalla muraglia, non aprirono e si salvarono.
Questa icona è considerata come l’immagine della potenza dell’intercessione della Madre, che zittisce persino suo figlio e Dio quando vuole salvarci, ma almeno con la bocca dobbiamo pregare.
con tutto il rispetto possibile, mi viene da dire che
il Cristo nato questa notte, quello in cui credere, colui che “è venuto a salvare e non a condannare il mondo” non può essere (e non è)quel bambino che dice – meritano di essere sterminati-
qol demama dakka- è la voce di un Dio che non grida la sua rabbia e non si vendica, ma si offre alla libertà dell’uomo fino alla consumazione di sé.
Buon Natale
F&R
Bisogna essere sottili per passare dalla porta stretta, e definire così Dio in quello che può o non può fare mi sembra azzardato, con tutta la fides e la ratio di questo mondo.
Te ne racconto un’altra; il novizio Paisij Velickovskij venne invitato nella cella dell’igumeno di un monastero, quando fu dentro l’anziano, che era seduto su un basso sgabello invitò il giovane Paisij a sedersi su una sedia che l’avrebbe posto più in alto del Padre e non sapendo cosa fare rimase in piedi.
L’anziano invitò una seconda volta il giovane a sedersi, con lo stesso risultato, la terza volta, al rifiuto di obbedire, l’igumeno si alzò in piedi e cominciò una violenta reprimenda del novizio; tu non potrai mai fare il monaco! sei del tutto inadatto a questa vita, e via dicendo.
Il giovane Paisij era a pezzi e stava per crollare, quando l’anziano si fermò, lo guardò bene e poi lo abbracciò spiegandogli con grande dolcezza; vedi, io ho agito in questo modo perchè così tu ti ricorderai per sempre di questo insegnamento, sappi che l’obbedienza è la virtù fondamentale, e se tu ti atterrai a questa avanzerai sempre nella strada che conduce a Dio.
Paisij divenne uno dei maggiori padri spirituali della Romania nel periodo a cavallo del 18° e 19° secolo, Dal monastero di Neamt i suoi discepoli con le sue traduzioni e la sua dottrina spirituale rinnovarono la spiritualità monastica russa che era stata ridotta al lumicino da Pietro il grande e non dimenticò mai quell’insegnamento dato con grande amore, come non lo fecero i monaci di Vatopedi.
me ne potrà raccontare altre migliaia, quella storiella resta orrenda.
sull’umiltà potrei dirle parecchie cose, ma preferisco sorvolare.
ancora buon natale
F&R
Ne ho anche una sull’umiltà; ad un convegno sull’umiltà un frate cappuccino prese la parola; in quanto ad umiltà, è risaputo, noi francescani non siamo secondi a nessuno…
Buon natale anche a te, non volevo infrangere questa armonia di gioia e di festa, non lasciamoci scandalizzare dalle piccole durezze con cui sovente veniamo corretti da Dio, forse quei monaci avevano veramente bisogno di prendersi uno spavento e furono salvati, quel giorno stesso e per la vita eterna, cosa che auguro a tutti noi.
“in quanto ad umiltà, è risaputo, noi francescani non siamo secondi a nessuno…” 🙂
pace e bene
F&R