L’uomo giunse davanti alla nuova bancarella di frutta e si fermò. Una mela isolata e diversa da tutte le altre aveva attirato la sua attenzione.
“Per favore, mi dia quella mela.”
“Che occhio, signore! Si vede che lei se ne intende. Ecco a lei, sono dieci euro.”
“Dieci euro? Lei è una ladra, se la tenga pure.”
E l’uomo indignato passò oltre.
Pochi giorni dopo, tornando al mercato per la spesa, l’uomo ricapitò davanti a quella bancarella. Sempre la stessa mela, sempre appartata e diversa da tutte le altre, sembrava guardarlo. Con ironia l’uomo apostrofò la fruttivendola:
“A quanto pare di intenditori in giro se ne trovano pochi: la sua mela speciale è ancora lì, e fra poco andrà a male. A quanto la mette oggi?”.
“È l’offerta speciale di oggi, signore: oggi sono trenta euro.”
“Lei non è una ladra, lei è una pazza: continui pure a tenersela!”
E come pochi giorni prima l’uomo indignato passò oltre.
Trascorsero parecchie settimane durante le quali né la fruttivendola né l’uomo poterono tornare al mercato, poiché nelle loro vite assolutamente separate ed ignare l’una dell’altra se la videro assai brutta, sfiorando ognuno per suo conto la rovina e la morte.
Ma finalmente tornarono, segnati entrambi nel corpo e nell’anima, quasi irriconoscibili. Così l’uomo non riconobbe né la fruttivendola né la sua bancarella, quattro assi e una tenda simili a tutte le altre del mercato; ma riconobbe la mela, sempre appartata e diversa da tutte le altre, al primo sguardo inattaccabile dalle ingiurie del tempo, e che sembrava tuttora guardarlo.
“Guarda chi si rivede” disse l’uomo “a quanto sta oggi la sua mela?”.
La fruttivendola, che l’aveva riconosciuto solo dalla voce, dopo un’esitazione rispose:
“Chi non muore si rivede sempre. La mia mela oggi sta a cento euro, è l’ultima offerta”.
L’uomo non ci mise né uno né due e ribatté:
“Ecco alla fine il suo prezzo. Va bene, me la dia”.
La fruttivendola, senza nemmeno attendere che lui mettesse mano al portafogli, gliela tese.
“Ma come, così? Cento euro, e nemmeno un sacchetto?”
“Ma la mela non è per lei?”
“Sì, e con questo?”
“In questo caso potrebbe mangiarla qui, subito, e dirmi come la trova” e dopo un attimo aggiunse: “Ci terrei particolarmente, sarebbe un piacere personale”.
L’uomo guardò la mela e la donna, alternativamente, e poi decidendosi tese la mano. Certo la prima occhiata l’aveva ingannato, nel frattempo se ne era reso conto benissimo: la mela sembrava più rossa che mai, ma di un rosso emorragico, e la sua era di quelle bellezze disperate e struggenti, proprio sull’orlo del disfacimento.
Ad ogni modo l’uomo prese egualmente la mela e con gesto lento la portò alla bocca. Ed in bocca avvertì, forte e pieno, quello che subito conobbe come il gusto del sepolcro, appena pochi giorni avanti presentito in maniera più vaga e lontana; ma, mentre la donna lo osservava attenta e sospesa, riuscì a non dar nulla a vedere.
“Ebbene?” proruppe, non resistendo, la donna.
“In effetti questa mela è buonissima, valeva davvero il suo prezzo” rispose l’uomo che dominava a stento le ondate di caldo e di gelo che lo percorrevano in successione frenetica.
“Ne ho piacere, signore, davvero piacere” fece la donna, con voce che tradiva il sollievo, e concluse:
“Grazie e buona giornata, e torni presto a trovarci”.

sono indecisa tra buzzati e saramago. la donna è LEI, vero?
Caro Roberto,
come dire che la morte ci aspetta paziente negli oggetti appartati, e, che gira e rigira, torniamo alla fine al punto di partenza, come i vecchi tornano bambini.
Sai, ho sempre pensato che ogni bellezza vera sia disperata, e dolorosa (e costosa). E c’è del dolce nel nulla.
Un caro saluto, sentiamo tutti la mancanza di Fabri.
sappiamo apprezzare le cose solo quando hanno un prezzo…
quando non ce l’hanno più, è troppo tardi.
Cari Lucy, Roberto, Carla,
con questi apologhi giro intorno a un altro che forse prima o poi pubblicherò: come vanno “veramente” le cose tra Orfeo ed Euridice. Tutti i particolari in cronaca, per la prima volta 🙂
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Molto bello, Roberto. Anche senza cercare la giusta opzione di senso; semplicemente, abbandonandosi alla sua atmosfera sospesa, nelle immagini e negli stati d’animo che si susseguono.
Una perizia artigianale, la tua, di altri tempi.
Grazie, un caro saluto.
Giovanni
Caro Giovanni,
quel poco di perizia artigianale, se c’è, mi serve innanzitutto a maneggiare senza troppi danni questi materiali scottanti.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Quella mela… non poteva che essere transgenica
A metà del racconto pensavo che la mela fosse finta, cioè un oggetto iperrealista costruito in resina e che l’uomo ci lasciasse i denti dentro.
Troppa immaginazione..
Invece è un apologo, già, metaforico quindi, e mi è piaciuto; scritto assai bene, prezioso.
Bravo Roberto!
Cari amici,
no, non è finta quella mela,
e neppure transgenica, è invece… “transuranica”.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Quel presentire in maniera vaga… grazie Roberto.
Paura!…
Cara Nadia,
grazie a te.
Cara Anna,
paura!?
Io sì, tu pure?
Un caro saluto ad entrambe,
Roberto
pensavo…
che in principio fu una mela
che il male in biancaneve è nella mela
che una mela, un giorno, toglie la vita di torno
Cara Lucy,
mi sembra un po’ drastico 🙂
Un caro saluto,
Roberto
interessante ciò che stai preparando sul mito di Euridice…
a presto!