La lüna… Che mar magher l’era ‘l cel!
La lüna, sparlasciada dai puèta,
l’era ‘na giustra di pü stramb savè:
na lüna sbírula ‘dèss se scamesava
d’i núver che, de füm, le feva argent,
pö, fricch, te la vedévet pü e, s’ciava,
piangeva ai stell ch’j le sigava al nient,
e, sgricc, dré ‘na colonna te sbignava
cuj caví giò e l’aria d’un sarpent,
ma, sübet, russa, vergogna girumetta,
dundava ‘me ‘na veggia che vör rídd,
e, via in salsa! göbba, a sfes cilèster,
zaquada tra i culmègn, ‘na mezzalüna
i cupp tridava, la scüra d’i fenèster
durmenta, buschigliusa, grattaossa,
d’umín cul píffer che te sona in câ,
ingüria, me se dîs, tütta slavada,
gilada d’oca che tapascia i strâd,
sangütta, ‘me le fa l’aria de sera
quan’ tira svelt due s’induina el mar,
svenada ‘me ‘na donna che le varda
pàleda in faccia pe’l so sangh che piang,
sugnusa, quand el fiâ le limunsina
d’una quaj aria de murûs che van,
e, tra i menüd, spaccada va a la fiura
che, nel dervîss, se slarga, ‘me ‘na man,
e, se te scappa l’öcc, l’è ‘n fil de seda
ch’a regurdâss, el ciel l’è ‘n mancament,
quèl svaranà che al buffà d’i ödi
fa spenta tra i lampiun la gran citâ,
quèla periferia sensa ‘na faccia
de la sciuretta che porta a pissà ‘l can…
Eccu, che lüna nera te resplend,
na sberla, che nel puzz in Sant’Ambrös
d’aqua-marchetta la diaccia se destend.
La luna… Che mare magro era il cielo! | La luna chiacchierata a vanvera dai poeti | era una giostra delle più strampalate sapienze: | una luna maltrottolata adesso si scamiciava | delle nuvole che, di fumo, la facevano d’argento, | poi, un guizzo, non la vedevi più e, schiava, | piangeva alle stelle che la gridavano al niente, | e, forasiepe, dietro una colonna ti spiava | coi capelli chiomanti e l’aria d’un serpente, | ma, subito, rossa, vergognosa, roteante, | dondolava come una vecchia che vuole ridere, | e, via in salsa! Gobba, a falci celesti, | coricata tra i comignoli, una mezzaluna | le tegole triturava, l’oscurità delle finestre, | insonnolita, boschigliosa, grattaossa, | d’omino col piffero che ti suona in casa, | anguria, come si dice, tutta slavata, | terrosa d’oca che zampetta le strade, | a singhiozzo, come fa l’aria di sera | quando attira svelta dove s’indovina il mare, | svenata, come una donna che la guarda | pallida in faccia per il suo sangue che piange, | rognosa, quando il respirare la fa color limone | per una qualsiasi aria di morosi che camminano, | e, tra gli attimi del tempo, spaccata va alla fiora | poiché, nell’aprirsi, si allarga, come una mano, | e, se ti scappa l’occhio, è un filo di seta | che, a ricordarsene, il cielo è un mancamento, | quello svanire che al soffiare degli odi | fa spenta tra i lampioni la grande città, | quella periferia senza una faccia | della signora borghese che porta a pisciare il cane… | Ecco, che luna nera ti risplende, | una sberla, che nel pozzo in Sant’Ambrogio | d’acqua di sperma la gelata si distende.
(da Teater, Einaudi, Torino 1978)
Nato a Genova nel 1930 e trasferitosi a Milano nel 1937, dove ha sempre vissuto, Franco Loi è una voce che si staglia fortemente individuale nella poesia italiana contemporanea, prima di tutto per la scelta linguistica di un milanese pastoso, ricchissimo e reinventato, poi per i temi e la poetica. La sua ambiziosa “geografia della memoria” fa pulsare le vene ai personaggi che la abitano, in una pluralità di evocazioni che vanno dalla lirica alla riflessione, dal ricordo al giudizio. La rabbia e la marginalità sono anch’essi soggetti frequenti sotto la penna di questo signore del milanese, dai versi insieme garbati e affilati come il suo viso.
Il grandissimo Franco Loi sarà con noi per il terzo incontro dei GIOVEDI’ DI TURRO. Vi aspettiamo numerosi.
I GIOVEDI’ DI TURRO
Rassegna organizzata dall’Associazione La Conta in collaborazione con il Circolo Arci Martiri di Turro e l’Associazione Le Belle Bandiere. Ogni giovedì a partire dal 22 gennaio 2009 alle ore 21.00 al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito con tessera ARCI. I giovedì di Turro sono coordinati da Anna Lamberti-Bocconi.
Uno spazio per condividere ascolto e partecipazione, perché Milano ha bisogno urgente di opportunità reali di espressione per tutti. Ne siamo convinti: apriamo quindi le nostre porte per lanciare la sfida di un appuntamento fisso settimanale in cui incontrarci a fare poesia e non solo, all’insegna dello scambio e del contatto umano. Saremo protagonisti e saremo pubblico. Cresceremo mese dopo mese anche grazie alle vostre idee. Reading, letture libere, presentazioni. POESIA.
Febbraio 2009 – “MA VOI SAPRESTE SUONARE UN NOTTURNO SU UN FLAUTO DI GRONDAIE?” (VLADIMIR MAJAKOVSKIJ)
5 febbraio: reading di Franco Loi
Classe 1930, poeta, saggista e critico che come pochi ha saputo tradurre in arte con lo strumento del dialetto la vita popolare e i sentimenti della sua Milano. Troppi per elencarli i titoli pubblicati e i premi vinti.
12 febbraio: Presentazione del libro di Francesca Genti Poesie d’amore per ragazze kamikaze, ed. Purple Press. Vagabonda di città, seguitissima enfant terrible della poesia italiana: dopo Il vero amore non ha le nocciole e Il cuore delle stelle, fresca fresca per Turro la sua nuova pubblicazione.
19 febbraio: reading di Anna Lamberti-Bocconi
Una delle più autorevoli voci nel panorama underground della poesia contemporanea. Libri, reading, testi di canzoni non si contano. Dopo le poesie di Devi chiamarmi sempre (2005), si attende ora l’uscita del romanzo Rumeni per Stampa Alternativa.
26 febbraio: reading di Silvia Monti + lettura aperta
Silvia Monti, classe 1971, cresciuta a Morbegno, vive a Monza. Ultima raccolta pubblicata Così uguale, 2008, Lampi di Stampa edizioni. Molto attiva nel campo della street art e dei reading.

Programma molto bello.
In bocca al lupo a tutti.
Che meraviglia!
Salute al grande Loi, e ale altre belle creature poete che soggiorneranno nei bei giovedì…Compresa Anna
(chi se lo scorda “Devi chiamarmi sempre”!)
Maria Pia Quintavalla
Care Nadia e Maria Pia, molte grazie …e non crediate di sfuggire al mio appello! Sto programmando il calendario fino a giugno 😉
un saluto caro a Franco Loi, è sempre un piacere ascoltare la sua voce.peccato per la distanza. E’ incredibile che nessuno lo abbia mai proposto alla commissione per il Nobel. E dire che di tempo dalla candidatura di Pierro ne è trascorso parecchio…e forse non abbastanza per abbattere definitivamente certi pregiudizi nei confronti delle scritture neodialettali. Complimenti a tutti e buon lavoro.
Non o se Franco, fieramente diffidente nei confronti della tecnologia, leggerà le mie parole, ma lui sa quanto io ne ami la grandissima anima, spoglia di ogni sovrastruttura, che è il sostrato del suo poetare, sa, per lunga consuetudine, come il suo intendere vita e poesia siano un esempio di lindore per chiunque.
La richiesta del Nobel è stata, da parte di alcuni poeti e autori siciliani, già presa in considerazione e faremo il possibile perchè ciò possa realizzarsi.
Personalmente, mi riempie di gioia l’essere da lui considerata e avere la gioia di leggere le sue parole.
Sì Manuel, sono d’accordo con te, bisogna abbattere le barriere che confinano la dialettalità a Cenerentola della poesia. Io cerco di fare la mia piccola parte,altri, pochi pochi, sono con me. Chissà.
Cara Flora, ho il piacere di comunicarti che dall’Università Carlo Bo di Urbino, uno degli atenei prescelti quest’anno dalla commissione per il Nobel, è stata fatta la segnalazione dell’opera di Franco Loi. L’iniziativa si deve principalmente all’interessamento del prof. Gualtiero De Santi, che, come saprai, da oltre un trentennio si occupa di poesia neodialettale. Un caro saluto,e a presto.