Bella da morire

Niente di più privato – e quindi pubblico – del Festivàl della canzone italiana di San Remo. In questo senso, si ricorda volentieri quello del ’77, anno di gloria e nefandezze, in costante oscillazione fra il sublime e l’immondo, con qualche propensione per il secondo. Nel 1977 c’è la gloria del teatro Ariston, scelto per via di lavori in corso al Casinò; c’è il campionato di calcio più bello del Dopoguerra (alla fine, la Juventus vince con 51 punti su 60 disponibili, il Torino è secondo con 50) e l’unica finale europea vinta da un team italiano composto di soli italiani (Juventus-Athletic Bilbao 1-0 e 1-2, l’inferno del Sàn Mamès raccontato da Bruno Pizzul, in campo una formazione che è una litania del fòlber italiano: Zoffcuccureddugentilefurinomoriniscireacausiotardelliboninsegnabenettibettega). A inizio anno ci avevano tolto Carosello, ma si cominciavano a vedere tanti programmi a colori, fra i quali ovviamente Portobello, Nella memoria di noialtri suiveur, San Remo 1977 è soprattutto l’ingiusto secondo posto dei Collage, che tutti si cantava. Il pezzo è, inutile ricordarlo, Tu mi rubi l’anima (di Padovan-De Santis), con quelle spettacolari armonie a 3 voci e il testo misterioso:

Tu mi rubi l’ anima
ma poi la getti via da me
io la inseguo e trovo sempre te
tu mi rubi l’ anima
e poi non so che te ne fai
mentre cerco di riprenderla
mi muore un po’ nel cuore sempre lei

Come dice Charlie Brown, però, “we were young and stupid”, e così si cantava a squarciagola anche la vincente, cioè la tuttora memorabile Bella da morire (gli Homo Sapiens, musiche e parole di Renato Pareti e Alberto Salerno che qui supera se medesimo:

sei bella, da morire, ragazzina tu,
sul tuo seno, da rubare, io non gioco più,
e sei bella, da morire, tutto sembra un film
da girare troppo in fretta con la fine
sopra i tuoi blue jeans.

E tutto questo mentre Dario Fo andava in televisione a sbellicarsi dalle risate col Mistero buffo, i terroristi ammazzavano Carlo Casalegno, vicedirettore della Stampa e il prodigioso poeta de Andalucìa Vicente Aleixandre vinceva il Nobel per la letteratura 2 anni dopo un suo quasi coetaneo ligure. Nel 1977 finisce l’infanzia del mondo: nel ’78 l’Argentina ruba il Mundiàl vinto dalla migliore Italia di Enzo Bearzot e il presidente Aldo Moro viene ammazzato con la sua scorta. Da allora in poi, tutto è cambiato – e in peggio. Nel ’77, noi giovani, ci si permetteva ancora di sognare, coi Collage e gli Homo Sapiens.

11 pensieri su “Bella da morire

  1. ramona

    Verissimo, un periodo, se pure non così facile, per tutti spensierato quello che hai ricordato così bene. Dal ’78 in poi si cambia marcia. O, per lo meno, da allora in poi siamo solo diventati faticosamente grandi…

    grazie per questo meraviglioso tuffo nei ricordi.

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  2. paolocacciolati

    Bello da morire questo ricordo,
    e quella formazione della Juventus,
    io prima del ’77 non guardavo ai telegiornali..

    ciao
    p.

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  3. bev

    io in quegli anni ero bambinetto ribelle assai.
    non guardavo il calcio, nè facevo incetta di figurine però i Collage me li ricordo perché andavano a registrare alla Titania che è uno studio di registrazione in quel di Roma.
    Lo studio di registrazione era negli scantinati di una palazzina anonimissima e ci abitavano i miei zii che da padani erano andati a cercare fortuna (fortuna????) nella capitale. Così quell’estate eravamo sul terrazzo del piano rialzato, non so come ma era veramente un terrazzo che circondava ad elle tutto il palazzo ed eravamo lì appoggiati alla balaustra quando abbiamo visto scendere da un’auto questi tipi e mia zia a dire “Sono i Collage!!”.
    Beh devo avere da qualche parte la cartolina con gli autografi che in realtà erano per mia sorella ma poi non glieli ho mai dati…..

    e saluti!

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  4. rmorresi

    ciao giovanni, sai che questa pagina lì per lì mi ha ricordato nick hornby e subito dopo gli anagraficamente giovani scrittori che tentano di imitarlo, e poi il fatto che non sanno quello che si perdono a scordarsi di far tesoro della storia nostra, che ha, dal punto di vista della resa letteraria, un indubbio vantaggio: la tragedia, la tragedia…
    grazie e un saluto,
    r

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  5. manuel cohen

    L’ideologismo, lo stragismo, il brigatismo…non so. certo è che avevo rimosso questo motivetto nostrano. nel 1977 avevo 10 anni, e la musica che passava per le radio era un po’ più dura. Comunque, scateni una qualche Madelaine

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  6. giovanni choukhadarian

    Renata, temo un po’ a dirti che ho letto qualche pagina di Hornby e l’ho trovato quasi insopportabile.
    Manuel, qui si ascoltavano le radio libere di paese. La musica era quella, se non era direttamente Casadei (Raoul, beninteso) o, di rado, Bagutti.

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  7. giovanni choukhadarian

    Aggiungo che il testo è destinato e sta per essere pubblicato a rivista musicale, nel numero che ogni anno essa dedica al Festivàl della canzone italiana di San Remo. Qui può suonare fuori contesto, per dire.

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  8. Sandra

    A Bologna siamo sempre un anno avanti: per noi la vita cambiò l’11 marzo del 1977, quando uno studente di medicina fu ammazzato da una pallottola della polizia sparata ad altezza d’uomo durante una manifestazione. Si chiamava Francesco Lorusso. Un anno e 5 giorni prima della strage di via Fani, pochi giorni dopo quel Sanremo.
    E sei bella da morire…

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  9. giovanni choukhadarian

    Vero quanto dici, la memoria di Lorusso è viva.
    Il terrorismo inizia per me un po’ prima, a Genova, città da sempre: prima col sequestro del p.m. imperiese Mario Sossi (le sue foto in b/n sulla Stampa) e poi, soprattto, con quella tappa di montagna del Giro. Si arrivava a Vigo, a un certo punto tolgono la linea a De Zan e, se non sbaglio, Carlo Picone annuncia, in una straordinaria del Tg2, che le Br avevano ammazzato Francesco Coco, procuratore generale in Corte d’appello.
    Nel rispetto sovrano dello Stato di diritto, nessuna indulgenza per chi ha rovinato una o due generazioni con queste nefandezze.

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  10. Nicodemo Cumano (detto "il")

    Canzonetta da due soldi che gioca su ammiccamenti nemmeno troppo velati alle acerbe pulsioni erotiche, ancora per lo più represse, di un mondo adolescenziale prevalentemente femminile.
    La”fine sopra i tuoi blue jeans” è un chiaro riferimento all’esito incontrollato del petting praticato tra due adolescenti…
    Delicato? Si… Emozionante!? Anche, per le giovanissime di quel tempo… Ad ogni buon conto anche un po’ troppo subdolamente pruriginoso nel frugare tra i sogni proibiti e inconfessabili di una gioventù che magari esprimeva anche molto altro e di maggiore importanza nel suo affacciarsi nella società.

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