Lara Lucaccioni, giovane poetessa marchigiana, più volte ospite di LPELS, ha vinto il premio Fili di Parole promosso dall’editore Giulio Perrone.
Nel congratularmi per un risultato così ben assegnato, che sfocerà presto in un volume, colgo l’occasione per pubblicare un’anteprima della raccolta e fare qualche considerazione sul lavoro poetico di Lara.
Premetto che il fatto che nelle due notarelle a seguire siano assenti riferimenti al sentimento, non significa certo che l’elemento sentimentale ed emotivo manchi nella poesia di Lara: anzi, al contrario, è proprio sangue azzurro nelle vene dei testi, ma magari ne può parlare qualcun altro (è un invito!).
Vogliate dunque fare l’assaggio di quattro sonetti, una ricerca in forma ribattuta portata avanti con impressionante densità dalla nostra brava di Macerata. Lucaccioni opera infatti senza tregua sulla costruzione più regolata e insistita della poesia italiana, due quartine e due terzine di endecasillabi e basta.
In questo circuito chiuso che pone la sfida a essere forzato entro i limiti, a esaltare energie rimanendo nel canone, come i quattro quarti del rock, la poesia di Lara insiste a ideare soluzioni espressive sul tema del tempo. Poiché dunque al perimetro del sonetto non si scappa, ma i contenuti spingono, ecco che implosione ed esplosione divengono materia comune, umili mattoni da big bang ove il muratore è l’io poetico di Lara che vive alle prese con la filosofia del tempo e con gli enigmi che essa pone.
Voglio ancora sottolineare la coerenza interna di un progetto realmente poetico al quale l’autrice aderisce senza una sbavatura: macinare su una produzione in cui forma e contenuto sono funzionali l’una all’altro, in modo da poter porgere una coppa della poesia che sia felicemente colma.
Se confliggono il Tempo con la T maiuscola e il tempo individuale del vissuto e della memoria, palazzi e ponti crollano dentro e fuori (Bergson era bravo ma è morto e forse non sapeva comporre gli endecasillabi, pace all’anima sua). Un bell’enigma che sottende la poetica di Lara: come situare la nostalgia nel dialogo zoppicante fra continuo e discreto? Nel terzo sonetto è suggerito che delle foto in sequenza siano oggettivamente una realtà discreta, ma la loro persistenza nella retina dia effetto di continuo. Come destreggiarsi? Oppure invece che foto sono materia-maceria, come nel primo testo.
Si tratta quindi di affermare una dignità, testimoni di se stessi sempre avanti con un’idea di bellezza, pur se nella piena consapevolezza che il Generale Dissolvenza manda le truppe a disperdersi nella nebbia… Ebbene, mi fermo qui. Godetevi queste poesie, e complimenti alla bravissima Lara in attesa del libro.
1. Crolli
Solido ponte sbriciolato a tempo
come crollano i palazzi di Bari
col timer ed il conto alla rovescia
non c’è più collegamento tra prima
e dopo, tra memoria e carte stracce
solo un traghettatore tra una sponda
e l’altra, e qui è deserto, tozzi e schizzi,
macerie che si fanno fondamenta
e una diversa dignità in chi resta
solo tra i pezzi di un giorno perfetto
tra il prima – e c’era proprio tutto ancora –
e un cielo alla rovescia che galleggia
invece di vegliare su noi fragili
specchi del giorno che se ne è già andato
2.
Da piccola avevo paura e gli anni
contavo gli anni per fare il duemila
avrei avuto l’età di mia madre
quando mi ha generata, era sicura
del suo mondo perfetto, dei ritorni
del cerchio che si chiude, del restare.
Sarebbe stato l’anno del riscatto
del tutto che cambia, del terremoto
del barattare ricordi a speranze,
di non pensare, di fare, di andare
trottola, puntino, linea spezzata
frammento di cervello, osso cavo
carne affamata di domande e corpi
sporca smorta lavata asciutta linda.
3.
Ecco, resto distante, come linea
di confine tra foto di passaggio
scorre un silenzio, un brusio di lontano
un fastidio, la carta che rimane
Non c’è dissoluzione dell’immagine
si va avanti per persistenze in retina
una dietro l’altra coi fotogrammi
delineati sopra la pellicola
Il vento secco, la voce aspettata
il riso stanco dei panni di ieri
nei quali non mi so trovare ancora
Ci ricordiamo dei vetri appannati
le dita a contornare i segni noti
e il nome rimasto sotto l’alone
4.
Tutto finisce, tutto si trasforma
cambia in squame le pelli levigate
la pancia si mangia quello che resta
e ciò che è scritto si raffredda e stinge
sbiadiscono i contorni dei ricordi
e non ci sei già più sei solo un nome
che ho smesso di pensare e non resiste
sotto il tempo che gira e non ritorna
Occhio di terra, lingua di cervello
posta che non consegna indifferente
stazione del ritardo silenzioso
strati di oggetti che non mi somigliano
sulla strada che cerca un’altra strada
non so trovare ciò che già non c’è

Proposta ottima. Questa poesia è molto bella e ha una profondità che è invito alla riflessione. Complimenti all’autrice e grazie Anna.
Mi piace pensare a Lara, mi prendo il privilegio di ricordare il suo lungo percorso e mi viene ancora più voglia di farle i complimenti. Lei sa perchè.
Bisognerebbe però sentirla recitare le sue poesie, perché il drammatico effetto del suo endecasillabo ha bisogno di una “voce” come la sua. E’ come sentire l’identità anonima del “femminile” che sorge dalla notte e cerca una lingua. E allora la disconnessione del tempo che ferisce, rapina, smemora o ingorga, trova anche la sua forma, l’unica possibile: quella dell’ordine e della ferita. Sì, credo che in Lara ci sia l’ordine, del verso, del canone, della metrica, ma sempre vivificato dalla ferita di una soggettività aperta e quasi sacrificale.
Questa giovane poetessa merita ampi riconoscimenti.
Che bello vedere i giovani che si cimentano con le forme metriche tradizionali !
Una voce sicura ed elegante quella di Lara, i miei più sinceri complimenti! Poiché, da scout, la parola ”strada” ha per me un signficato particolare, ho subito apprezzato la davvero intrigante, splendida chiusa all’ultimo sonetto:
sulla strada che cerca un’altra strada
non so trovare ciò che già non c’è
Buoni passi!
Alex R
bellissima questa voce poetica di salti tra insicurezze ricordi crescita di anni come alberi
e quel non so sotteraneo vitale che rende ancor più grande queste parole.
bravissima
@alb grazie,come sempre delle tue presentazioni
scorgono ogni volta una nuova luce
c.
Stupisco sempre, Lara è bravissima e sincera.
Adoro “Crolli”
“e l’altra, e qui è deserto, tozzi e schizzi,
macerie che si fanno fondamenta”
Spero di incotrarla stasera al laboratorio di Alessando Seri, potrò farle i complimenti di persona.
Piccolo privilegio da marchigiano!
Proprio belle; e concordo con Alex
Complimenti Lara!
Che belle poesie… mi piacciono soprattutto il secondo e il quarto sonetto.
E concordo con Alex Cartoni (che saluto…), bisogna sentirla recitare le sue poesie, è davvero molto brava!
Speriamo di rivederci presto, Lara, magari al prossimo poetry slam… 😉
x Michele Fabbri: che bello vedere i vecchi che si danno da fare su Internet!
🙂
Vorrei sgombrare il campo da un equivoco, di cui mi scuso se senza volere ho suggerito l’insorgenza: nel presentare Lara come “giovane poetessa” non intendevo la cosa moscia “giovanepoetessa”, ma mi riferivo solo al fatto che Lara ha una trentina d’anni e poco più. Anche se non scrivesse. Era un semplice attributo vitale.
La poesia non è un cimento, non è una promozione per cui ti mettono un quadrettino in più sul colletto dell’asilo. La poesia non sta sui calendari né di chi la legge né di chi la scrive: al contrario è sempre antica e sfreccia nei futuri incommensurabili del liquido amniotico. E se no sarebbe prosa, o poesia debole. Non è qui il caso. ALSO SPRACH ALB.
Lara,
qui sei una goccia d’acqua che non spacca la pietra.
‘Tutto finisce,tutto si trasforma’:verità vera e suggestiva(consolatoria?), e questo accade pure per le forme, come in queste parole fissate nella forma di un sonetto molto plastico e di tradizione (come pure l’endecasillabo) a cui però viene negata la cantabilità-memorabilità della rima, sostituita da certe raffinatezze della phoné (allitterazioni, omofonie, dimesse o poco esibite).Complimenti davvero a Lara.
bene, brava, bis !
MI ASSOCCIO AI COMPLIMENTI
ciao Luigi
Lara,
poesia che è un urlo silenzioso, e sembra dimesso, e invece è forza che dirompe e chiede.Eppure sembra ricerca della precisione,regolarità nelle forme.. niente fuori dalle righe..Ma proprio perché ogni volta che l’ordine è li li per aver compimento, ecco la vita sussurra di voce sovversiva:mille richiami, mille rivi,piccole e grandi istanze di chi “già non c’è” eppure la chiede l’attenzione,le priorità ed il loro ordine..e allora forse possono proprio le macerie ,il crollo delle sicurezze che ci si è sinora dati,ma che allo stesso tempo ci bloccavano, soccorrere,creare nuove fondamenta e da lì sospingere verso nuovi viaggi,nuovi mondi.La ricchezza del nuovo e dell’ignoto resa possibile dall’abbattimento delle angosce..
Questa voce ,così all’apparenza sommessa,queste parole in forma di perfetto endecasillabo,una volta immesse nella mente cominciano a vorticare , e solleticano e sollecitano.
E non si viene a patti finché non le si “apre”.
La poesia quando cerca e raggiunge chi la cerca.Bello.Brava Lucaccioni,percorso davvero originale.
Complimenti alla poetessa.
Sonia da Macerata
brava lara, non conoscevo questi “crolli”, mi piace soprattutto la 2, intima e puntualissima al tempo stesso (è il sangue azzurro di cui dice anna? radiografia che non rinuncia al contatto…) – un saluto caro, r
Conoscevo la poesia di Lara, almeno fino a un certo punto, e non credevo che si sarebbe evoluta così in fretta. Questi versi nuovi mi sembrano più appuntiti, visivamente graffianti, scorrevoli ma pieni di asprezza e incrinature. Penso che Lara migliorerà ancora e anche velocemente. E’ certamente, in questo senso, una giovane poetessa. Ma state tranquilli, perché oggi si è giovani fino a un quarto d’ora prima di rendere l’anima a Dio. Semplicemente perché la categoria della ‘vecchiaia’ è stata rimossa, ammeso che come vocabolo esista ancora sul dizionario. Stelvio.
Ringrazio di cuore Anna, che ha concesso questo spazio alla mia poesia, e tutti quelli che hanno letto e commentato.
Avere un riscontro a quello che lentamente e con fatica diventa parte di noi, o lo è già, e che spesso non riusciamo più a valutare lucidamente, poiché ci è troppo intimo, è fondamentale.
@Nadia. Grazie di cuore, ti leggo spessissimo qui e ti stimo molto: il tuo parere è molto importante per me.
@Alessandro. Beh, che dire ad Ale, che mi ha visto fin dagli inizi, se non che comprendo bene la sua soddisfazione e ne sono orgogliosa.
@Alex. Un grazie particolare ad Alex, che con le sue parole mi ha davvero colpito molto. Il lato performativo della mia poesia è importante, è vero, ed io lo curo con tutta la possibile attenzione, tanto che spesso alcuni versi me li ripeto ad alta voce, me li faccio diventare quasi una cantilena, un’ossessione.
La lotta tra ordine e ferita è in continuo divenire e non si posa, è sofferenza che cerca tregua e forse la forma rigorosa che ho scelto (o mi ha scelto) aiuta proprio ad arginare questo mio rovello interno.
@Michele. Grazie. Come ho detto la scelta dell’endecasillabo, e ancor più del sonetto, è in questo momento del mio percorso inevitabile e irrinunciabile. La gabbia della forma mi permette di scavare e scavare, ma mi tiene anche ancorata saldamente.
@Alessandro. Grazie per la stima, le parole e la consueta attenzione che mi dedichi.
@Carmine. Grazie di cuore. L’apprezzamento da parte di persone che non conosco è sempre una sorpresa.
@Francesco. Eh sì, ieri sera, alla fine, ci siamo incontrati a Macerata nel laboratorio di scrittura condotto da Alessandro Seri. Bello essere poeti marchigiani, incontrarsi di frequente e scambiarsi opinioni. E sembra che qui e ora ci sia davvero un bel fermento e non è un caso che il post di Renata sull’onda marchigiana abbia ripreso ad essere commentato proprio ora.
@ Pino e Valeria. Grazie! Spero proprio che ci incontreremo presto, magari ad uno slam poetry, perché no.
@S. Non ho ben compreso la tua identità, ma mi sembra di capire che hai letto anche altre mie cose, altrimenti non diresti “qui”. Mi dispiace che non approvi questa via, diversa dalla mia poetica più nota, ma in questo momento è ciò che di più autentico so scrivere. Mi piacerebbe capire chi tu sia, comunque.
@Manuel. Grazie per le tue osservazioni e per l’apprezzamento, davvero. Mi piace osservare come questo post sia servito anche per parlare di nuovo dell’onda marchigiana.
@Luigi. Mi asSOCCIo è strepitoso! Grazie, Luigi!
@Sonia. Hai fatto delle osservazioni molto pertinenti e acute, grazie! Mi piace pensare che certi miei versi si installino nella mente e magari ritornino con insistenza e alla sprovvista e mi piace anche che arrivi il cortocircuito latente tra forma e contenuto.
@Rena. Ciao cara, grazie! Dunque, il titolo Crolli si riferisce solo al primo sonetto e forse è davvero un omaggio inconscio a Rosaria Lo Russo, come credo tu abbia pensato. Sono molto contenta che ti piacciano, sono i miei recentissimi frutti.
@Stelvio. Grazie moltissimo per ciò che hai scritto: sono arrivata al sonetto gradualmente, come sai, e ora sento che devo proseguire con questa forma metrica. Son felice che noti un progresso nella mia scrittura, ne abbiamo parlato e sai come la penso.
Lara
ho apprezzato l’intima autenticità della 2. ed il suo magico finale…
non posso dimenticare l’emozione di ascoltare la tua voce sincera quando leggi le tue parole sotto i rami delle secolari querce marchigiane…
Nei cicli del tempo i minuti si susseguono eterni nella “ruota che gira”. Il tempo non ritorna, anche se uguale è sempre diverso. Nel grido “sbiadiscono i contorni dei ricordi”. Lara smette di pensare “sotto il tempo che gira e non ritorna”. E’ tutto scritto; nel fato e sulla carta. E il canto risuona inalterato nella sua forma, non come una nenia, ma come un ritorno al tempo perduto affinchè ogni volta sarà come nuovo. Il verso vive. E l’opera d’arte quando è in forma, diventa immortale.
Car Lara che bella notizia!
Complimenti!
Sì, noto un tuo evidente miglioramento poetico e, nella tua interpretazione, riesci a far vibrare l’animo.
Un caro saluto
Maristella Angeli
Hai ben modulato i diversi modi dell’endecasillabo.
Mi piace in particolare il ritmo di questa sirma:
Il vento secco, la voce aspettata
il riso stanco dei panni di ieri
nei quali non mi so trovare ancora
Ci ricordiamo dei vetri appannati
le dita a contornare i segni noti
e il nome rimasto sotto l’alone
Ciao!
Era da tempo che..leggendo..non ritornavo sullo stesso verso. Per afferrarne il senso..per sentirne la musica. Un pensiero ad alta voce per dirti grazie Lara..davvero semplicemente grazie! Che una gemma preziosa come te evolvesse era prevedibile..La vera sorpresa è che stai mixando ‘troppo’ bene tutto ciò che ti appartiene: sensibilità, intelligenza, forza, eleganza..Sei veramente brava…Il resto te lo dirò a voce ;-)..Speriamo al più presto!
🙁 🙁 🙁
“invece di vegliare su noi fragili”
“Non c’è dissoluzione dell’immagine”
“si va avanti per persistenze in retina”
“strati di oggetti che non mi somigliano”
Sono dodecasillabi.
“non so trovare ciò che già non c’è”
è un decasillabo…..
🙂 🙂 🙂
Sai che mi diverto a farti incazzare (QUESTO è un endecasillabo) Complimenti anche da me e confermo che ascoltata ancor meglio che letta!
Ciao
Ma guarda! Scrivo per farne incazzare una e ne faccio incazzare addirittura due!
Soddisfazione oltre le aspettative.
Il bambino forse vede ma di sicuro sente, comunque.. argomento…. sdrucciolevole per cui…. tronco.
🙂 Ciao
Se tu questo lo chiami incazzarsi… 🙂
Bene. Con Gianluca sui miei endecasillabi mi sono già chiarita via e-mail, che di sicuro è la sede più appropriata. Ne approfitto per fare un altro giro qui e ringraziare tutti quelli che sono passati, hanno letto le mie poesie e sono interventuti fornendomi il punto di vista. Di cuore.
Lara
A me piace questo “genere” di poesia, questo andamento poematico, per una serie davvero folta di motivi. Ne dico un paio: l’andamento poematico è un andamento difficile, e, nello stesso tempo è un “registro” naturale, quella naturalezza che va verso il “racconto”. Il secondo motivo è che questo modo di scrivere esorcizza e rimuove ogni astuto trucco di “laboratorio”,un laboratorio attraverso il quale molti si giustificano, molti giocano. Il terzo motivo sta nel fatto che il testo rimanda a una sorta di implicita “epica”. Il che significa, a mio avviso, che chi scrive “conosce” e “sa manipolare” la poesia in generale, come se, il “fare poesia” (scrivere testi) fosse a sua volta una fertile “eco” di tante altre letture, della letteratura più in generale, dove la “letteratura” è un “nodo” o “problema”, non è un semplice esercizio o un dopo lavoro. Questa classicità di Lara non ha tempo, per questo mi convince e “arriva”.
crolli…su tutte…
ma una lettura davvero interessante e per niente banale
ciao