Rien ne va plus -Bloggers in gioco

Il progetto riennevaplusnasce a novembre del 2007: dopo un gioco-concorso che ha coinvolto oltre centotrenta autori, una caccia spietata ai talenti letterari della Rete, e un editing serrato, fra pochi giorni si trasformerà in un libro e farà capolino nelle librerie italiane.
Questa è la postfazione di Enrico Piscitelli – curatore di Rien ne va plus (Las Vegas edizioni, 2009).

FAQ: una postfazione in tre domande e sette note.

[FAQ: acronimo di Frequently Asked Questions, ovvero le domande più frequenti; è costume della Rete fornire tutte le risposte una ed una sola volta; queste risposte sono elencate in una pagina di FAQ.]

Ero con i bei nomi dell’editoria italiana – non tutti, ma diversi.
Ecco: si era tutti lì, a fare le cose che fanno in questi casi i bei nomi
dell’editoria italiana: mangiare a scrocco, e tirarsela senza dare troppo
nell’occhio. Si mangia sempre a scrocco, c’è sempre un qualche ente
– Regione, Provincia, Comune, associazione – che ti paga il pranzo e
la cena, perché c’è appena stato o ci sarà tra un po’ un convegno, una presentazione, rassegna ecc.
E si mangia tutti insieme, ché così vuolela tradizione: c’è un ospite, a capotavola (è lui che paga il conto), chessò?, il presidente di un associazione culturale, l’assessore cult/spet, uno di questi qui; e ci sono i bei nomi, seduti in ordine gerarchico. Più è bello il nome, minore è la distanza che lo separa dall’assessore cultura/spettacolo. Se poi il nome è bellissimo, può capitare che occupi il secondo capotavola, creando un ulteriore polo attrattivo.
Ora, diciamola tutta: io, ogni tanto, mi c’imbuco a ‘ste magnate. E
così, torniamo all’inizio: ero con i bei nomi dell’editoria italiana –
non tutti, ma diversi. Molto, molto lontano dal capotavola. Di norma
passo il tempo ad annuire con la bocca piena, mentre, uno alla volta,
i bei nomi si raccontano – si fa a turno, tempi e ordine dipendono
dalla gerarchia letteraria: se hai scritto un libro che ha venduto bene e
ha avuto ottima critica puoi parlare più di chi ha scritto un libro che
ha venduto tantissimo e basta (si dà per scontato che tu abbia più cose da dire).
I responsabili editoriali sono in cima a tutte le gerarchie, ma
sono quasi sempre spocchiosi e taciturni, e quindi parlano poco.
Gli editori non vengono mai, per paura che tocchi a loro pagare il conto.
Insomma: ero lì con i bei nomi dell’editoria italiana – non tutti,
ma diversi. Ero lì per mangiare a scrocco, anch’io. E sono occasioni
dove si mangia tanto; e roba buona, anche. Non so bene perché e
per come, ma accade: mentre tutti i bei nomi sono impegnati a
mangiare una parmigiana che sembra buonissima, io ho il piatto
vuoto. Il vassoio s’è fermato chissà dove e tutti mangiano e io non
so che fare. A quel punto – vuoi o non vuoi – dico anch’io qualcosa.
«Sto curando un’antologia», dico. «Autori esordienti. Li ho
selezionati leggendo i loro blog. Cioè, ho letto i loro blog DOPO che
loro hanno aderito a un concorso…»
«Blog?» chiede il nome bellissimo a capotavola.
«Sì, sono convinto che lo scritto-parlato, l’interazione, la scrittura
veloce…», ma mentre dico quello che sto dicendo, tutto quello che
vorrei dire della scrittura da blog, sento forte il disagio che s’è creato
– ho, di certo, sbagliato, nei tempi e nei modi; sicuramente non era il
mio turno, di parlare. E allora concludo:
«ecco, quelle cose lì.»
E fine. Qualcuno, d’incanto, mi passa la parmigiana, e il cameriere
mi mette vicina una bottiglia nuova di buon rosso. Non penso più a
nulla, riempio il bicchiere fino all’orlo e torno ad annuire, mentre un
nome bello ma non bellissimo comincia a disquisire dei futuri esiti
della nostra narrativa. Però non è vero che non penso più a nulla; in
realtà penso che ci sono tre domande che m’avrebbero dovuto fare
[per un motivo soprattutto, ché io c’avevo pronte le risposte. Me
l’ero preparate. E questa è la PRIMA NOTA].
Le tre domande [ed ecco finalmente spiegato – grossomodo – il
titolo di questa postfazione: Faq ecc.] che i bei nomi dell’editoria
italiana – non tutti, ma diversi – m’avrebbero dovuto fare erano
[TERZA NOTA: qui era più corretto scrivere DOVUTE FARE, ma fa
molto “guarda, mamma, come son bravo a scrivere!” e anche
“mamma, mamma, sono un bel nome dell’editoria italiana, sono un
bel nome ecc.”, e quindi ho soprasseduto]:
1. PERCHÉ NON CI SONO DENTRO I BEI NOMI DELL’EDITORIA
ITALIANA – IN QUESTA ANTOLOGIA, DICO?
Cioè, la domanda esatta, in quanto formulata dagli stessi bei nomi,
sarebbe stata: e perché non ci siamo noi dentro?
E qui credo che mi sarei alzato, di scatto, e avrei detto, fra i denti:
perché tu, sì tu, dico a te, quest’anno ne hai fatte sei d’antologie; e tu,
dico a te, tu l’altro, non sai più nemmeno tu, in totale, in quante
antologie sei finito.
Perché volevo dare spazio ai figli di mamma [QUARTA NOTA: non
vedevo l’ora di poterla fare, ‘sta citazione. Trattasi di Federico Fellini
che, parlando dei Vitelloni, disse di voler raccontare “i disoccupati
della borghesia, i figli di mamma” che vivono sulle spalle di madri,
sorelle, mogli], basta coi cocchi – di mamma – e coi figli di papà. E
basta anche mangiare a scrocco: posate le posate, per dio!
Poi, tornato a sedere – un colpo di tosse, qua, ci sta bene – avrei
detto, ai bei nomi, che il meccanismo di selezione è stato semplice e
trasparente. Tutti quelli che han deciso di partecipare, di alzare la
mano per dire: sì, ci sono anch’io, anch’io scrivo e scrivo bene,
eccomi; tutti loro han dovuto farlo pubblicamente, sul proprio blog.
E così hanno fatto in modo che la voce girasse, che altri potessero
alzare la mano. Leggendosi a vicenda.
2. PERCHÉ, CI VORRESTI DIRE CHE SUI BLOG SI FA LETTERATURA?
Be’, devo aver mangiato troppi antipasti, perché la risposta esatta
non me la ricordo più – quella che m’ero preparata. Quindi
improvviso: la letteratura si fa ovunque. Si fa bevendo coca e rum nel
chiasso di un pub o in un luogo di silenzio col chiasso nella testa, egirandosi e rigirandosi sul letto, perché non si riesce a prendere
sonno.
E sui blog, sì. Non su tutti, non ovunque. Ma da qualche parte – e
in più d’un luogo – spersi nella Rete ci sono esperimenti di scrittura,
e romanzi aggiornati ogni giorno. Autori, scrittori, blogger che
raccontano sé e il mondo, davanti a schermi retroilluminati, con la
coscienza di ESSERE la letteratura. Che rappresentano la loro volontà
di dire ciò che han da dire, e la volontà d’esser letti, indistintamente,
da chiunque si trovi a passare. Scrivere è questo: avere cose da dire,
un’impellenza, un bisogno [QUINTA NOTA: sì, sto proprio parlando
di quello, di un clamoroso e involontario prolasso degli intestini]; e
volerle dire perché altri le leggano. Poi ci sono le questioni di stile e
di grammatica e di tecnica: ma sono tutte cose che si possono
studiare, e imparare. E scrivere s’un blog serve anche a questo, a
mettersi alla prova, a confrontarsi con chi ti legge, che scrive a sua
volta e ti corregge o ti loda, ti ama e ti fa incazzare.
3. INSOMMA: CHE C’È DENTRO QUESTO LIBRO?
[SESTA NOTA: questa domanda ha decisamente senso, fatta dai bei
nomi dell’editoria italiana – non tutti, ma diversi – mentre si
pasteggia a scrocco. Ha meno senso qui, visto che questa è una
postfazione, e quindi, arrivati a questo punto, cosa c’è dentro questo
libro lo si dovrebbe sapere già. Ma – di nuovo – io la risposta me
l’ero preparata, e quindi…]
C’è tanto, qui dentro. Qualcuno – più d’uno, direi – muore;
qualcun altro nasce o sta per nascere o rinascere. Si ride, a tratti, e si
è tristi, a lungo. Ci sono colori accesi, e grigi che ti tolgono il fiato; i
ricordi e le promesse. Soprattutto ci sono loro, quelli che hanno
alzato la mano, e sono stati scelti per un particolare, per un tratto,
per una virgola. Loro, che hanno avuto la voglia e il desiderio di
esserci, dentro, di raccontarsi e di farsi leggere.
Ma vado a chiudere e dico solo che, se quel ch’avete letto non v’è
piaciuto [SETTIMA NOTA – l’ultima: erano anni e anni che volevo
citare l’Epilogo di Midsummer Night’s Dream], son pronto a chiedere
scusa come fa Puck, alla fine del Sogno d’una notte di mezza estate.

Rien ne va Plus, Las Vegas Edizioni.
(Racconti di Giacomo Buratti, Paolo Cacciolati, Cristian Confalonieri, Concetta De Vincenzo, Raffaello Ferrante, Matteo Gallo, Ilaria Giannini, Francesco Lonetti, Davide Ottaviano, Matteo Pascoletti, Guido Penzo, Gianluca Pezzella, Salvatore Piombino, Alessandro Raveggi.)

2 pensieri su “Rien ne va plus -Bloggers in gioco

  1. macondo

    Sono un po’ perplesso nel condividere fino in fondo l’affermazione che “nei blog si fa letteratura”. La si fa, è evidente, è lapalissiano, ma, a mio avviso, la si fa:
    a) di rimbalzo, nel senso che l’autore, il blogger, o l’invitato di turno, sono già autori riconosciuti dal pubblico e/o dalla critica in quanto tali, e nel blog riaffermano la loro identità;
    b) in modo volontaristico e autoreferenziale, cioè esordienti che si autodefiniscono scrittori e che propongono dei testi virtuali a lettori virtuali senza passare per quelle forche caudine o per quella selezione (non intervengo nel merito e nella “autorevolezza” della selezione stessa) che sono la comunità dei critici letterari e le redazioni delle case editrici;
    c)che consegue dal punto b), perché è più “semplice” o più diretto mettere i propri testi letterari su un blog anziché ottenere il riconoscimento “ufficiale” della società letteraria e proporsi quindi direttamente a dei lettori casuali, in giro per la rete.
    Certo, questo che esprimo è un pensiero che probabilmente verrà superato dagli sviluppi dei blog letterari e dalla conseguente risposta dell’editoria cartacea, ma oggi come oggi mi pare siamo a metà del guado, e attualmente il blog non si è ancora distaccato del tutto dalla sua funzione e dalla sua aura di diario, un tempo privato, oggi on line

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