E ancora non abbiamo visto niente.
Usciamo dalla settimana sanremese con un piccolo schermo ormai unificato nei volti, nei linguaggi, nelle reti (Maria de Filippi, Bonolis, Amici, Televoto, Auditel), in una tv che è generalista perché guidata da un generalissimo che la fa marciare a passo di carica. C’è da stupirsi solo dello stupore per il trionfo dello spirito Raiset.
Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi l’abbiamo avuto nella maledetta Domenica in del post-Sanremo, un lungo pomeriggio con milioni di telespettatori a godersi lo spettacolo di cuori volgari e décolleté matronali, di menestrelli berlusconiani e giornalisti cacicchi, in attesa di ascoltare la canzone scritta dal presidente del consiglio.
Il programma di Raiuno, in onda dal teatro dell’Ariston, per riciclare gli avanzi dell’abbuffata, aveva riunito il fior fiore del populismo televisivo. Interpretava il copione la comitiva Sgarbi-Parietti-Fede-Caprarica-Sposini, aiutata dai pensieri profondi della valletta-attrice Samantha De Grenet (“non va bene che Benigni attacchi il nostro presidente del consiglio”), dalle urla di Sgarbi contro il comico toscano e dal comizio della Zanicchi: chi per offendere Benigni, chi per denunciare di esserne stata offesa. Con l’anguilla Giletti, conduttore del momento, sommerso dal turpiloquio dei suoi ospiti e costretto a mandare la pubblicità per oscurare i tumulti della suburra.
Per alcune ore la Rai ha mandato in onda le ronde berlusconiane, e aperto le cateratte dell’insulto contro la sinistra, nella fattispecie individuata in Roberto Benigni. Dopo il siparietto di Giletti (non a caso il suo spazio si intitola l’Arena), nel secondo atto interviene Monica Setta: “Benigni, come tutto quello che è di sinistra, è legittimato anche se prende un milione di euro?” si chiede la conduttrice, mentre indossa un abito verde e un seno che rivaleggia con quello della popputa concorrente del Grande Fratello. Lei, Setta, è la giornalista alla quale la Rai ha affidato una parte di Domenica in, quella riservata al dibattito politico, dove si affollano ministri e politici di tutte le specie. Al raffinato dibattito partecipa Antonio Caprarica, direttore del Gr Rai. Sua la difesa d’ufficio: “La satira si fa contro il potere e non comprendo la polemica sui compensi di Benigni”. “Ma non lo dico io” replica Setta “sono le mail che riceviamo, è la gente che lo dice.” E contro la voce del popolo non c’è difesa che tenga, specialmente se a replicarla è un’eminenza del giornalismo italiano, Emilio Fede (“Benigni? Santoro è anche peggio.”).
Poi, come dopo qualche aperitivo di troppo, ecco in scena Mariano Apicella con la canzone d’amore scritta da Berlusconi (testo della serie “sei tu la mia follia”).
Decolla il dibattito sull’oggetto della follia amorosa del premier (la moglie? La figlia? Il cane?) con la giornalista di Raisport, Ferrari, che applaude comunque (“questa canzone dà una bellissima emozione”). Mentre un trio di fan di Massimo D’Alema (incredibile ma vero) canta per par condicio.
Quando l’asticella si abbassa fino a scavare nei bassifondi, rialzarla è impresa titanica. Ammesso che si trovi chi voglia provarci.
(Questo pezzo è uscito su il manifesto col titolo La domenica bestiale)

è finita. è proprio finita. e poi giù ad operare i distinguo sulla presunta, o meno, “dittatura”. che c’è da distinguere? non vengono a casa ad imbottirmi di olio di ricino? mi imbottiscono di ben altro. dice che basta spegnerla, la tv. ma anche essere costretti a spegnere per decenza è un’imposizione.
Non sarà magari il caso, magari sottovoce, di pensare a una campagna per lo spegnimento definitivo della TV? Rottamazione con incentivi per l’acquisto di un altro elettro-domestico (paronimo parzialmente improprio) meno dannoso? Che so, un frigo, un impiantino eolico da montare sul tetto, pannelli solari, un computer decente, una pianola per l’educazione musicale dei figli.
Insomma, quanta gente vive senza TV in casa? Il mio vicino di casa per esempio, insegnante di storia e filosofia con l’hobby della letteratura, ha tre figli piccoli e non ha la TV. Mi pare una persona garbata e normalissima.
“Quando l’asticella si abbassa” ecc. L’asticella si abbassa anche in una danza originaria dell’isola di Trinidad, il limbo. Limbo, guarda caso, era anche il nome di una vodka al limone che andava forte quand’ero giovane. Me ne sono fatte damigiane intere. Bevi che ti passa. Attenzione però, in vino veritas.
Un caro saluto,
Roberto
P.S. Scusate, è martedì grasso. Domani rientro nei ranghi.
Comunque, hanno ragionissima Lucy # e Roberto #2, quest’ultimo in particolare. Anch’io ho vissuto fino a 2 anni fa senza TV, e sono stati i 50 migliori anni della mia vita. A parziale discolpa posso dire che ho pagato l’apparecchio e pago il canone, ma non utilizzo il servizio. A meno che non sia un’aggravante.
Nemmeno io ce l’ho. Mi hanno martellato per anni con missive minatorie dicendo che evadevo il canone, e mi sono divertita a rispondere a lettere cubitali: MA LO VOLETE CAPIRE CHE NON CE L’HO?
Diosanto, al giorno d’oggi è già abbastanza un rincorbellimento il computer…
La scatola velenosa va bene per le persone anziane e/o malate. Lì diventa anche bello, dipende cosa guardi. Per tanto tempo durante l’infermità della mia adorata madre quasi ogni giorno mi sono vista un film insieme a lei nella nostra sala trasformata in mini-cinema. Lei era così grande che ha insegnato Luchino Visconti alla badantina dell’Ecuador. Darei qualsiasi cosa per poter tornare a quei tempi.
Io ho un visto la serata in cui c’era Annie Lennox. Guardavo quella donna, la voce non era più quella di una volta, anche il fisico tradiva l’età, ma che dignità di portamento e di parole…Ogni tanto s’intravvedeva in prima fila Alba Parietti, mezza nuda e con due canotti al posto delle labbra; il confronto era impressionante. Sono quasi sempre d’accordo con Norma Rangeri.
Rottamiamola la tv, tanto non la accendo mai e tra qualche mese la rottamo proprio per vecchiaia e mancato uso.
La sinistra però, farà anche la satira a 1 milione di euro, ma poi cosa fa?
l’alba parietti ha fatto di peggio: una sera è stata inquadrata accanto a lei una dottoressa, PRECARIA nonostante il grande contributo su certe malattie. bonolis sottolineò l’aspetto assurdo della questione, la dottoressa venne inquadrata e la parietti atteggiò il labbro, pardon, canotto e scostò la gonna scosciandosi. vomito.
Come avete ragione, rottamare la tv. Se eliminassimo la tv attuale, con tutto l’indotto economico e sociale che comporta, cambierebbero molte cose. Un certo sistema di potere verrebbe minato dalle fondamenta. Molti personaggi antiumani perderebbero il palcoscenico. E non c’è nulla a impedirlo davvero, basterebbe premere un tasto. Eppure sembra – ed è – a tutt’oggi un’impresa impossibile –
Purtroppo rottamare la televisione è impossibile perché alla maggioranza degli italiani PIACE VERAMENTE. (Come peraltro piacciono razzismo, fascismo e battute di Berlusconi).
scusate se oso.
perché non proviamo a rovesciare il problema?
non facciamo che parlare di libertà individuali, di possibilità di scelta, di diritto inalienabile della persona a fare quello che vuole e, dunque, anche a guardare quello che vuole in TV, allora perché gridiamo allo scandalo quando più di dodici milioni di italiani hanno guardato san remo? altrettanti guardano il grande fratello? altri ancora guardano domenica in e via col peggio del peggio?
la gente ha, avrebbe, un potere enorme nelle mani, se solo lo usasse: il cervello in primis, il telecomando poi e non ultimo la spesa.
vogliamo una televisione di qualità? stacchiamo la spina e boicottiamo gli sponsor non comprando i loro prodotti. costringiamo gli sponsor a spendere per programmi di livello.
allo sponsor non interessa in quale programma apparirà il proprio nome, ma che quel programma sia visto dalla maggior parte di persone possibile (i possibili acquirenti). se la gente non guarda un programma lo sponsor si ritira per mettere il proprio denaro dove avrà più visibilità. se la gente guardasse il teatro, programmi culturali, concerti, e tutto ciò che fa o dovrebbe fare cultura, gli sponsor pagherebbero per quei programmi. c’è gente che paga tv satellitari che mandano il grande fratello 24ore su 24, genitori che consentono ai propri figli di rimbambirsi con tali scempi, che si rimbambiscono a loro volta. di che cosa stiamo parlando? chi chiede una TV migliore? noi quattro sparuti intellettuali, al resto d’Italia la TV va bene così e la premia guardandola e facendo la spesa. bisognerebbe cominciare ad educare educare educare, ma chi ci pensa se gli stessi genitori non sono che amebe inebetite davanti alla scatola magica?
F&R
Ma cosa vuol dire “scusate se oso”? Non ho detto la stessa cosa anch’io nell’intervento precedente, in tre righe?
Che fastidio la falsa modestia untuosa…
F&R, comunque, se proprio vuoi osare leggi bene: in questi interventi nessuno ha vagheggiato “una televisione di qualità”, “una TV migliore”, bensì la sua sparizione.
Signora Lamberti Bocconi. Non avevo avuto modo di leggere la Sua sintesi perché intenta a scrivere il mio sproloquio.
mi perdoni se può.
F&R
Un tenero, adorabile caso di simultaneità e sovrapposizione… Comunque, per quanto mi riguarda Lei non ha bisogno di osare e io non ho bisogno di perdonare. Sa, io non sono cattolica e do per scontata in partenza la dignità di tutti! (Le dirò anche che la credevo un uomo, a causa del nick così duro e tagliente, alla san Tommaso d’Aquino).
anche la dignità untuosa, dunque 🙂
scusate se oso a mia volta.
la sfida è che il programma di intrattenimento, che ha diritto di esistere quanto quello culturale, non sia volgare. san remo ha una storia che ha una sua dignità. la canzonetta piace e non fa di per sè “male”. male lo fa la brodaglia che gira costantemente attorno all’intrattenimento. il programma pseudo-impegnato con attrici scosciate e politici sbraitanti e sbracati. il programma di opinione di “sinistra” sfruttato, persino quello, per dirci quant’è bello stu guverno, ué! i mostri del primo pomeriggio con opinionisti d’accatto, psichiatri (sempre quelli) in conto paga alla destra, anche qui ex-calciatori, ex-bellone, ex-tutto.
dire del grande fratello è come sparare sull’autoambulanza: con dentro 12.000.000 di nostri concittadini. la televisione si spegne se se ne ha voglia, la si butta, non la si compra. però se la accendo ESIGO che vengano salvaguardate alcune regole di cortesia, di pulizia, di correttezza. io l’accendo: specie se ho letto per ore e non sto bene come in questi giorni. ho diritto a staccare: non potendo uscire! beh, che ti trovo? spazzatura, elogi in salsa melassa del nano, tette&culi a go-go, finte notizie, làcreme-ànema&core. non un film decente. serial ‘mericani patinatissimi.
dite che se spegniamo ci daranno qualcosa di meglio? secondo voi nerone si sbagliava poi tanto?
Io sottoscrivo ogni parola del commento di Sergio Garufi. Sono quasi sempre d’accordo con lui e con Norma Rangeri. (Raiset, già…)
Tell me why…
E io sottoscrivo ogni parola di Gaja che sottoscrive ogni parola mia che sottoscrivo ogni parola sua che sottoscrive ogni parola mia che sottoscrivo…:-)
Ciò mi fa venire in mente un quadro, Sergio… 😉