Laika

di Vittorio Zucconilaika1

Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l’Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile.
Un’altra delle perenni menzogne del potere in Russia, sovietico e non soltanto sovietico, viene a galla dopo 45 anni, dalla confessione di uno degli scienziati di quel programma spaziale che, tra il primo bip dello Sputnik e il viaggio di Gagarin attorno alla Terra, doveva essere la dimostrazione dei trionfi Socialisti sul nemico Capitalista. La prova della profezia di Nikita Kruscev all’Occidente, “in dieci anni vi seppelliremo”.

Laika, insieme con Mushka e Albina, due altri cagnetti presi a caso tra i bastardini nelle vie della capitale, era stata scelta per la sua docilità, per la sua resistenza alle prove d’accelerazione nella centrifuga della “Città delle Stelle”, la Houston alle porte di Mosca e, dannazione dei piccoli, per le sue dimensioni contenute. Non c’era molto spazio per ospitare un cane dentro lo Sputnik 2 dal peso totale di 108 chili, che i vettori sovietici erano in grado di sparare in orbita in quel novembre del 1957. Ma per piccina e mansueta che fosse, Laika era pur sempre un cane e ci volle tempo per adattarla a quel viaggio.

Con le sue compagne fu messa nel frullatore della centrifuga che le spingeva il cuore fino a tre volte il ritmo normale delle pulsazioni cardiache, nella paura e nella fatica di pompare il sangue nel corpo schiacciato dall’accelerazione gravitazionale. Aveva, dice ora lo scienziato russo, una tendenza a soffrire di panico, perché il cuore impiegava poi il triplo di tempo rispetto alle sue compagne, prima di tornare a velocità normale.

Laika e le sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e contenitori sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più strette, per periodi successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di gelatine, la pappa che sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero, poco alla volta, con parsimonia, leccare fino all’esaurimento e dunque alla morte.

Alla fine dell’addestramento, se così possiamo chiamare quella tortura, la vediamo nelle foto d’epoca, che spunta con il muso scuro e gli occhi giustamente preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio nero, l’ogiva nella quale sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur, strettamente incatenata, per impedirle di rivoltarsi e di muoversi dentro il tubo.

Mushka, oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la più intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l’abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi.

Albina era stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con paracadute dell’ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Ma Laika pescò la paglia corta. Fu scelta per il glorioso evento. E fu lanciata. Senza sapere che per lei non era stato previsto nessun rientro trionfale. Che sarebbe comunque morta girando attorno alla Terra. Il dottor Dimitri Malashenkov, lo specialista che la seguì, ha raccontato ieri a un congresso di medicina spaziale a Houston, le ultime ore di Laika. L’elettrocardiografia seguita via radio segnò un aumento parossistico delle pulsazioni quando i motori s’accesero e il missile cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola, qualcosa che la cagnetta non aveva mai provato prima. Raggiunta la velocità orbitale, il ventilatore, secondo i leggendari standard del controllo di qualità sovietica, naturalmente non funzionò e la temperatura nella trappola spaziale cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi.

Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando l’assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto. Forse fu la temperatura a ucciderla, o l’umidità che si era accumulata nel suo ansimare dentro quello spazio, o l’anidride carbonica che i filtri nella capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che, probabilmente, non funzionarono a dovere. Il dottore non è sicuro.

Ma chiunque conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa è morta quella cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si preferisce un’espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla sopravvivenza di Laika nello spazio indicata in “oltre quattro giorni” e l’America si rodeva nella sua goffa rincorsa con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.

Fu cremata l’8 aprile del 1958, quando lo Spuntik-2 perse velocità e rientrò nell’atmosfera, consumandosi in un ultimo, piccolo falò delle vanità ideologiche e della crudeltà umana. Tre anni dopo, il 12 aprile del ’61, un essere umano dal coraggio ultraterreno, Yuri Gagarin la seguì, sapendo che avrebbe potuto fare la fine della cagnetta che l’aveva preceduto e che era stata sacrificata per lui, da un regime che trattava gli uomini come cani e dunque i cani come gli uomini. Troppo tardi per fare compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le stelle.

(pubblicato il 29 ottobre 2002 su Repubblica)

8 pensieri su “Laika

  1. robertorossitesta

    L’orrendo assassinio di Laika (laica?)da parte della hybris umana (certo non solo sovietica) è uno dei milioni che senza fretta pagheremo uno ad uno.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. enea

    Chi ha scritto questo articolo vergognoso?
    Lo sempre asserito che Repubblica puzza di reazionario. Eccola allo scoperto.

    Per frenare la pesante avanzata di Putin (Russia) che mette in luce la nostra ritirata eclatante e “a piedi scalzi” eccoci di ritorno come sempre dalla squallida compagna militare che ci vedeva conquistatori delle Russie Comuniste, che per fermarla, si stanno tirando fuori dai congelatori fascisti i rimasugli stracotti di uno spezzatino politico ritrito che ci spacciano per squisita porzione umanitaria e buonista come questa razione per “cani di razza”

    Chi sarebbe questo scienziato balistico di Baukonuc “testimone pentito” che per strappare consensi anti Putin è disposto a traballare per un sistema fascio-capitalista globale oramai allo sbando?

    Le bugie hanno le gambe corti (vedi i nostri nani)

    Mi spiace anche per gli adoratori (o fans)del capitalismo, ma Laica, resta e resterà sempre un dono universale del MITO pagano.

    Dal Mito della Torhà di Geova: “Verrete a me sopra ali di Aquila”.

    Sinceramente… preferisco il Mito pagano di Manitù dei pellerossa Dacota, molto più veggente e lungimirante della profezia monca degli ebrei, anche se, a Baikonur e a Cape Canaveral, gli scienziati balistici e spaziali sono tutti rigorosamente ebrei e a loro si devono quei bei lanci.

    Il TOTEM di Manitù: Aquila aperta a forma di croce aerea – Cane – Scimmia – e faccia d’Uomo

    Cosi si è avverato in volo: prima il Cane, poi la Scimmia ed infine l’Uomo-Gagarin (il primo cosmonauta)

    simpaticamente e miticamente

    enea
    (il pellerossa)

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  3. macondo

    “Souvenir” triste, ma l'”Impero del Male” ha ben altri misfatti sulla sua coscienza, ben più pesanti. Una volta i suoi misfatti l'”Impero del Male” se li giocava con quelli dell'”Impero del Bene”, e spesso pareggiavano. Adesso che in campo c’è rimasto solo l'”Impero del Bene”, i misfatti contro l’umanità crescono ancora, e unilateralmente.
    A quando un articolo di “Repubblica” sulle torture delle cavie animali, scimmie, gatti, topi ecc. oltre ai cagnolini, inflitte nei truci laboratori sovietici?

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  4. ramona

    La storia di Laika, seppure opportunamente corretta ai fini della gloria sovietica, mi aveva profondamente colpita e rattristata quando lo conobbi, e mi fece piangere calde lacrime di bambina.
    Non sono poi cresciuta così tanto, se ancora adesso, e a maggior ragione conoscendone i particolari, mi commuove e mi prende alla gola allo stesso modo.
    E’ vero, anche molte vite umane sono state sacrificate alla conquista dello spazio. Ma loro erano consapevoli di ogni rischio.
    Laika non ha potuto scegliere.

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  5. Francesca

    Bella riproposta: suggerisco un graphic novel uscito l’anno scorso, Laika di Nick Abadzis – una lettura/visione bellissima e commovente.

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  6. enea

    Attenzione alle bufale propagandistiche che sanno intenerire i cuori deboli dei creativi immaginifici o poetici.

    Scusate un po… secondo voi, un centro spaziale del livello di Baikonur, allora primo nel mondo e coi migliori fisici del mondo a disposizione, ordina al KGB il sequestro di una cagnolina bastarda che si aggira tra l vie d Mosca abbandonata, allontanadola dall’affetto dei gatti randagi e affamati dal Comunismo: il tutto per spedirla lontana più di tremil dalla capitale Mosca?

    Ma scusate, secondo voi, in Karzakistan, centro di lancio spaziale di Baikonur, non c’erano cani randagi per un raggio di tremila chilometri?

    Pensate che uno Stato di allevatori di bestiame come il Karzakistan, che per cultura mangiano solo carne animale, non avessero una cagnolina bastarda per un esperimento scientifico i quella portata?

    Su su, asciugatevi le lacrime.

    A Mosca, in quegli anni, se un cane veniva abbandonato lo si trovava congelato, e vi assicuro che avrebbe sostituito volentieri per una cena almeno, il solito bambino bollito in salsaverde e cetrioli.

    Simpaticamente *_____*

    enea

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  7. Giocatore d'Azzardo

    Zucconi non sa proprio più cosa scrivere. Che se ne vada in pensione e lasci spazio se, arrivato alla sua età, ha bisogno di aggrapparsi al ramo lagnoso della cagnolina Laika per per piastricciare una pagina. Con tutto quello che c’è di importante da raccontare, ma mi faccia il piacere.

    Blackjack.

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