Dove stiamo andando

di Emanuele Kraushaar

Dove stiamo andando
con le mani
ci tocchiamo il viso
e vediamo le dita
e sentiamo il calore
e chiediamo perdono
al Signore.

Dove stiamo andando
lo dice una timida intrusione
come di voce socchiusa
come di abbraccio disteso
e circolare
come di vento che stira
le giornate
e ci ritroviamo già al domani.

Maestoso cammina chi vive il presente
dice questo è niente
poi guarda
il volo degli uccelli
vorticoso e chiassoso
come un’ira del selvaggio.

35 pensieri su “Dove stiamo andando

  1. la poesia

    la poesia “va … bene” (che è anche un rispondere al retorico busillis), molto bene fino all’ultimo verso….
    poi mi chiedo:
    “…
    il volo degli uccelli
    vorticoso e chiassoso
    come un’ira del selvaggio.” perché?
    perchè quell’ “un’ira” e quel “del selvaggio”?????

    non sarebbe stato più musicale “come l’ira d’un selvaggio”?
    se vi è una ragione che – mea culpa et ignorantia – non afferro, sarei grata all’autore se volesse darmene cortese illustrazione.

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  2. sofia

    non è una questione di retorica o di pedanteria.
    La domanda di Poesia è utile, perchè serve a comprendere compiutamente il pensiero dello scrittore.

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  3. Emanuele Kraushaar

    Rispondo a La Poesia (2), che curiosamente sembra fare eco ad un’email ricevuta poco prima che mi chiedeva perchè non “l’ira del selvaggio”.

    Musicalità a parte, “un’ira del selvaggio” è differente nel significato sia da “l’ira del selvaggio” che, appunto, da “l’ira d’un selvaggio”.

    Posso provare a fornire degli indizi.

    Un’ira è differente dall’ira, perchè si riferiscce a quell’ira di “quello” stormo; il selvaggio è differente da un selvaggio perchè il riferimento corre alla natura nella sua interezza che quando si manifesta in un qualcosa, sembra comunque legarsi a tutto il resto.

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  4. mimosafiorita

    A parte la spiegazione del significato, che mi pare chiara, se posso permettermi di dire la mia opinione, trovo che anche musicalmente il verso sia decisamente meglio così com’è stato concepito.

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  5. La poesia

    l’ira d’un selvaggio: ira propria di un dato selvaggio

    l’ira del selvaggio: ira propria del selvaggio in quanto tale

    un’ira del selvaggio: una data “ira” del selvaggio, ossia sua propria

    e questo è elementare come l’uovo di Colombo, ci siamo! Tuttavia, continuo a non comprendere, ma imputo a me stessa tale limite che non può prescidere, essendo io poesia, dalla lirica a me propria.

    quanto a “rosadicarta” e “mimosafiorita”, trovo molta più “poesia” nella scelta odorosa dei vostri nomi che nel verso finale di questa mancata lirica.

    sono altresì d’accordo con Veltins quando dice che il verso “Maestoso cammina chi vive il presente” fa tutta la poesia, la fa talmente tutta che con esso poteva iniziare e finire, in un verso.

    ed è proprio per quel verso che la poesia si è mossa a parlare.

    e la Sophia, che molti eludono dal poetico sentire, … seppe ascoltare.

    a presto Manuel, … vivi maestosamente camminando il presente.

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  6. mimosafiorita

    Grazie, sono dei bei nomi perché amo molto i fiori. Ma non sono ne’ poeta ne’ poesia, e per quanto odorosi non possono essere più poetici di una lirica che per me non è mancata.
    “Maestoso cammina chi vive il presente” è un verso bellissimo, ma se un verso solo la facesse tutta, non sarebbe più questa poesia

    buona giornata

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  7. Metromorfosi

    a Poesia (8)
    grazie per l’augurio,
    mi accontento di camminare maestosamente vivendo il presente.
    Forse vivere maestosamente camminando il presente è fuori portata, ma di niente sono sicuro.

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  8. franz krauspenhaar

    Mi divertono sempre quelli che si attaccano a un verso, a una parola, a un suono, spiegando che in tale maniera poteva andare meglio.

    Ma non ha senso. O si critica la poesia nella sua globalità – ed è lecito sparare anche a zero – oppure si accetta la decisione dell’autore, con un po’ d’umiltà.

    O si prende ( pur con riserva – per esempio a me questa cosa di Emanuele mi lascia abbastanza freddo, ma riconosco un lavoro di qualità) o si lascia.

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  9. enea

    Said,

    la prima STROFA narra le mani di un reo Pentito sprofondato nel proprio orrore commesso aspettandosi la punizione divina domani.

    La seconda stofa narra dello Mite, puro di spirito, che alla cosciennza non sfugge, ma “diniega” oggi il proprio peccatuccio veniale sapendo il suo domani garantito dalla mite natura.

    la terza trofa narra la presunzione di un Forzuto che si identifica nel presente, come natura selvaggia nutrita sopra lui volante, di incertezze incuranti sul domani.

    ciao

    enea

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  10. La poesia

    Caro Emanuel, la tua metamorfosi l’avevo intuita….
    il mio voleva esserti augurio, giacché spero tu possa vivermi ancora ed a lungo camminando.
    a presto.

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  11. sofia

    forse avv.AGNELLI Sono più autentici i suggerimenti volti a capire di Poesia, che la sua “freddezza” (come lei scrive)rispetto al testo.

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  12. la poesia

    ciao mio caro Franz, proprio tu che mi conosci bene con il mio nome e che spesso a me hai offerto il tuo inchiostro…

    l’augurio ad Emanuele era augurio dettato da stima, che rinnovo…

    Del resto, si sa, chi imposta uno pseudonimo, come ad esempio, “metamorfosi” nel proprio pc è evidente che a volte – a sua volta – preferisca non svelare il suo nome … seppur facendo riferimento chiaro al suo operato d’autore nella scelta del “suo altro nome”….

    e così anch’io …
    … “poesia” quale arte che amorevolmente abbraccio….

    un saluto ….
    e come sempre dico in carne ed ossa: “mi ritiro nel mio antro”

    au revoir ….

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  13. Emanuele Kraushaar

    Vabbè me li prendo questi auguri, grazie.

    Una puntualizzazione: io ho usato, almeno fino ad oggi, sempre il mio nome e cognome.

    Metromorfosi è rimasto perchè avevo appena commentato una cosa riguardo Metromorfosi ed è rimasto quello.

    Con questo non ho niente contro gli pseudonimi.

    Ma cos’è in effetti un nome + cognome se non il più ingombrante dei nostri pseudonimi?

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  14. enea

    Franz, tranquillo, quando hai un forte bisogno di parlare con qualcuno, chiamami al 347-6179216 – orario di ufficio (può farlo chiunque). Se non rispondo è perchè sono fuori sede.

    ciao

    enea

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  15. franz krauspenhaar

    Cara La Poesia, che c’entra? Ora come ora non riesco a riconoscerLa, ma evidentemente il nick la fa sbarellare. Capita anche a me quando mi firmo “Ruggero Solmi”.

    Caro Enea, non ho capito:

    a) perchè mi ammolla il suo numero di cellulare come una mignotta senza avermi chiesto se lo desidero.

    b) perchè crede che io abbia un grosso bisogno di parlare con qualcuno. Parlo con un sacco di persone molto simpatiche, non ho bisogno di parlare con uno che mi dà sui nervi, e anche a mie spese. Non so se rendo.

    c) se non risponde al cellulare è perchè è fuori sede? Ma che cazzo è, tiene il cellulare in ufficio, magari acceso? Non se lo porta con sè come tutti i comuni mortali?

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  16. quadrifoglionelvaso

    Sagace questo intervento di Franz, ma basta con questi scambi di continue frecciatine. Non che io sia aliena dallo spirito polemico, ci mancherebbe, ma talvolta si perde un po’ il senso dal quale si è partiti. Sarà per questo che io non firmo mai col mio nome, perchè se quello che dico interessa a qualcuno, o arriva dove deve arrivare, allora credo sia molto più importante del nome di chi lo dice. E se non interessa, tanto più è inutile conoscerlo.
    La forza della scrittura è ciò che conta, tanto più che di scrittura qui si parla. Che spesso possiede identità anche senza dichiararne una. Il primo post in effetti mette in luce proprio questo. E forse il cerchio si chiude.

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  17. franz krauspenhaar

    Sì, grazie della lezioncina. Solo che un blog è fatto anche di polemiche. La poesia NON è una cosa sacra. Solo la vita è sacra.

    E firmarsi con un nick è lecito, ma non è, a mio parere, una mossa granchè intelligente quando si vogliono portare argomenti. Il nome potrà anche essere per nulla importante (come ad esempio il mio) ma ci identifica e ci fa stare in mezzo agli altri sul serio. Non mettere il proprio nome significa non spendersi fino in fondo o, nel peggiore dei casi, nascondersi dietro un paravento per lanciare palline di carta senza essere visti.

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  18. Chiara Daino

    nel dove.
    nel verso.
    nel dove versa, Emanuele, sempre: suona. Musica e/è Poesia.

    e, per come sento, spalanca di sensi: E CHIeDIAMO perDONO.

    Nel dove andiamo, arrivi Emanuele

    e grazie!

    Rispondi
  19. lambertibocconi

    Cosa vuol dire “solo la vita è sacra”? Una frase contro l’aborto? Contro la guerra? Contro chi fa della propria vita una cagata? E’ sacro ciò che si pensa che sia sacro.
    Anch’io concordo con chi afferma sia un errore criticare una poesia attaccandosi a un verso. Se un verso non piace per niente, vuol dire che non è piaciuta l’intera poesia. Non me la vedo una poesia che vola basso.

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  20. franz krauspenhaar

    Scusa Anna, ma da un po’ di tempo in qua mi pare ci sia da parte tua un certo accanimento nei miei confronti. La vita è sacra per me, ovvio. Ma se lo è per me, in un certo senso, e dal mio punto di vista, ( che beninteso non vale un cazzo) lo è per tutti.

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  21. franz krauspenhaar

    Comunque sì, l’aborto non mi piace. Mi fa vomitare. Mi fa schifo. Detto questo la legge che abbiamo è la cosa meno inumana a disposizione.

    (Ma non voglio fare polemiche che non c’entrano nulla; certo, la poesia non è sacra. La poesia è uno sputo di cazzo, anche la vostra.)

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  22. natàlia castaldi

    “ufficio del poeta non è di descrivere cose realmente accadute, bensì quali possono in date condizioni accadere: cioè cose le quali sono possibili secondo le leggi della verisimiglianza o della necessità. Infatti lo storico non differisce dal poeta perché l’uno scrive in versi e l’altro in prosa; la storia di Erodoto, per esempio, potrebbe benissimo esser messa in versi, e anche in versi non sarebbe meno storia di quel che sia senza versi: la vera differenza è questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere. Perciò la poesia è qualcosa di più filosofico e di più elevato della storia; la poesia tende più a rappresentare l’universale, la storia il particolare”. (Aristotele, Poetica, 9, 1451 a 36 –b 11)

    “la poesia non è sacra”…. uhm… sì, non lo è, nella misura in cui nulla lo è.
    la poesia è una follia, illusione di trascendenza ed immanenza, la poesia è pensiero che plasma il verbo intuitivamente e attraverso i vicoli della percezione delle cose non in quanto tali, essa non è verità ma possibilità infinita di sopra-realtà, ed è solo un attimo. Il poeta non è poeta in base alla sua capacità di versificare, sarebbe riduttivo e puerile pensare che la techné possa bastare a conferire tale titolo ad uno scribacchino – quasi come conferire una laurea all’ennesimo asino titolato – poeta è colui che penetra i sensi della parola riempiendola di significato senza pretesa di verità, eppure rendendola universalmente indossabile.
    e per me solo un pazzo può scrivere poesie.

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  23. franz krauspenhaar

    Ma certo. D’accordissimo, volevo solo dire che la poesia più o meno è come la cucina. C’è quella alta e quella nostra di tutti i giorni.

    Solo un pazzo puo’ scrivere poesie? Ma non è, cara Nat, un po’ retorica questa affermazione? A me pare che i poeti siano tutti delle persone magari un po’ disturbate ma abbastanza ragionevoli. Di solito hanno un buon lavoro che permette loro di campare dignitosamente e di scrivere.

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  24. quadrifoglionelvaso

    (26) Prego, Franz. Lei mi è davvero molto simpatico con i suoi modi diretti, e non me la prendo certo se mi attribuisce lezioncine. Volevo solo non allontanarmi dalle motivazioni per le quali intervenivo, e non perchè si considera la poesia sacra a meno. Ognuno decide quello che ritiene sacro, ma la pianto qui (non vorrei partisse un’altra lezioncina). Per me può essere sacra la vita, e tutto ciò che la riempie di sentimento, tra cui dunque la poesia stessa.
    Quanto al fatto di non volersi spendere fino in fondo, infatti è proprio così, mica intendo negarlo. Può essere che io voglia stare un po’ in ombra, come scelta e non come effetto non considerato. Circa le palline di carta, per spararle mica serve nascondersi, si può scegliere di farlo benissimo anche quando si pubblica il proprio ritratto, esattamente come fa lei.

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