8 pensieri su “Le riviste letterarie e la critica ai tempi del Web

  1. macondo

    Quanto alla differenza, Umberto Eco, un po’ di tempo fa, la metteva così: Un libro (in questo caso una rivista letteraria cartacea) lo puoi leggere a letto, mentre il computer no.
    E anche oggi, col portatile, la vedo dura leggerlo da letto.
    Cmq, la vera differenza, a mio avviso, sta nella qualità. Le riviste letterarie cartacee pongono dei filtri qualitativi per ospitare uno scritto saggistico, i blog letterari invece meno. Certo, nell’intercambio attuale tra virtuale e cartaceo, capita spesso che chi scriva su riviste cartacee scriva anche su blog letterari, l’equivalenza ancora non s’è raggiunta. Obiezione: il web è più democratico? Boh, cmq direi che il merito della qualità non è essere democratico.

    Rispondi
  2. Alessandro Ansuini

    mah, la qualità l’ha sempre decisa qualcuno a scapito di qualcun altro. cosa conta di più il pubblico, o due critici? ai poster l’ardua sentenza.

    Rispondi
  3. lambertibocconi

    1) Un plauso all’intervento di Macondo: breve e perfetto.
    2) Avete visto che siamo citati? Siamo un po’ come pietro citati? :-)))

    Rispondi
  4. piera mattei

    Questo argomento mi coinvolge, anche se le mie scelte rispetto al web le ho fatte più sotto l’impulso di uno stimolo immediato che dietro ragionamenti.
    Ero da molti anni coredattrice della rivista di poesia internazionale “pagine” (e non me ne staccherei facilmente) quando, appunto nel gennaio 2008, per motivi d’impegno,direi politici, ho iniziato la mia “lucreziana 2008”, di cui anche non vorrei fare a meno perché è la mia valvola di “sconfinamento” dalla letteratura alla politica, alla scienza. Collaboro poi a riviste on line tenute da altri, come “carte allineate”. Su tutte porto avanti un discorso di critica letteraria, che su “lucreziana 2008” è molto contaminato dall’attualità e da riflessioni di carattere etico.

    Il primo vantaggio del web è l’economicità, però ci chiediamo fino a quando, visto che il sistema non regala nulla. La rivista cartacea ha prezzi notevoli, un lungo lavoro di scelta e correzione, se ne possono stampare pochi numeri l’anno. Il web è gratuito, almeno fino ad ora, e immediato, tutto più facile. Facilità che nasconde il rischio di dire anche quando non si ha troppo da dire, di buttare lì sempre la battuta graffiante o “simpatica”. Però se si tiene a bada la tendenza alla bulimia, è straordinario.
    Infine credo risulti chiaro come la penso: il web lo considero più utile per moltiplicare le iniziative, per cercare nuovi modi di comunicazione, che per duplicarli, con la versione on line del cartaceo. E’ vero che così una rivista raggiunge più lettori, ma in questo modo la carta tende a farsi superflua, a essere spinta fuori dal circuito della comunicazione.

    Rispondi
  5. enea

    web è la polverizzazione e disintegrazione delle idee costruttive.

    Tutti scrivono ma pochi leggono. Alla terza riga la maggior parte dei webnauti e internauti vanno in tilt capendo “Roma per Toma”. Le discussione Web in generale sono masturbazioni mentali dettate dai “fraintesi” solo “”fraintesi”. Una cosa ho capito in Internet, ed è che nessuno è convertibile.
    Si accede al web con una carica propulsiva alla ricerca disperata di un qualcosa che finisce sempre in un “altra cosa” non desiderata, non cercata, non voluta, lasciandoci nel cervello un sacchetto della spazzatura incomodo..

    Io manco dal web da almeno tre anni, di pausa, riflessioni, rigetto. Mi avvicinai al Web per combattere il devastante appiattimento televisivo dopo l’eclatante morte del comunismo per alto tradimento dei dirigenti del partito (i Miglioristi), determinando questo cambiamento in atto che ci ha portati al fallimento globale grazie alla “privatizzazione”straffogandomi di web, riabbracciando infine la realtà dopo un esperimento lunghissimo, dove ho visto i miei migliori amici finire dagli analisti per capire chi erano diventati, dove erano finiti, e combattere le malattie nevrotiche da web, una di queste: le convulsioni da sesso e e perdita della personalità reale. Ho amici che sono chiusi in casa da più un decennio (esperimento) senza mai uscire, facendosi portare anche il sacchetto della spesa a casa dal web. Comprano la carta igienica negli Stati Uniti e i detersivi in india, le acciughe in Spagna, il pane da Israele ecc . Hanno tutto sul web: casa, lavoro, conto corrente, amicizie , appuntamenti, amori, nemici, sesso, personalità, titoli di borsa, giornali, appartamenti, ecc.

    Io ho cominciato nel 1990.
    Dopo un decennio sono scoppiato completamente quando mi accorsi che avevo la “scimmia”. Quindi tornai alla vecchia e buona letteratura, leggendola, scutandola, sottolineando i punti salienti, perché tornato al vecchio buon libro, mi accorsi di essere tornato dilsessico e con la mente debole, addormentandomi alla fine della pagina. Certi sonni profondi…

    Per vincere la “scimmia” da web, mi dedicai alla musica, cominciando con il solfeggio, poi la tromba, oggi al flauto traverso e canto corale, il tutto dai maestri di musica. (che fatica rimettere in ordine il cervello), oggi vado in web per cercare un fornitore nuovo in quanto lavoro ancora con al pc, ma solo per progetti di architettura o grafica commerciale e dare una sbirciatina ai siti di piacere come questo. Poi via!!

    Di una cosa devo ringraziare il web, ed è quello d’avermi sollecitato alla scrittura digitale componendo le mia più belle opere poetiche (sfide) che custodisco gelosamente e mai portate a termine, ma in compenso, la digitazione mi ha fatto perdere la mia “bella calligrafia” che amavo tanto. Ho provato a scrivere nuovamente con la mia amata stilo, ma oramai ho il cervello troppo veloce e pieno d’informazioni. (nevrosi da web). Mi sto ripromettendo di ritornare a scrivere di pugno , senza correzioni , perché web, con la scusa del copia incolla ci fa commettere errori di ortografia tutti simili tra i simili.(che la nostra cara Lucy mi ha rimproverato più di una volta)

    Di una cosa mi meravigliai un giorno, e fu quando in collina, durante una giornata di uggiosa, aperto un vecchio libro cadutomi ai piedi, lessi il Petrarca, spalancandomi la mente. La lentezza della lettura e della scrittura è un arte mi dissi, in quanto, i pensieri si coordinano in fila prima di uscire dal cervello, ragionando tra loro in lista d’attesa. E per evitare di ritrascrivere il tutto, prima di scrivere si medita tutta la frase e il progetto della strofa, ruminandola fino alla perfezione sonora, scoprendo il gerundio. Tolsi dalla casa, la corrente elettrica per un mese intero, vivendo con le candele e basta. Mi disintossicai del web e del pc. Tornato a Milano, combiai radicalmente il mio modo di vivere.

    Leggere a letto?
    Si si, ma solo di mattina presto con i neuroni in ordine – dalle 5,00 alle 7,30 e rigorosamente LIBRO!

    Enea

    Rispondi
  6. macondo

    Per filtro di qualità (mi si passi l’espressione elitaria) intendo il fatto che le riviste di critica letteraria (cartacee)sono in qualche modo specializzate e funzionano di solito per abbonamenti (meno per vendite in libreria a causa, anche, della loro mancanza di visibilità), che assicurano all’editore uno zoccolo duro economico, per cui il lettore nell’abbonarsi fa una scelta precisa,sulla base dei suoi interessi letterari. Inoltre, nella redazione o nella direzione ci sono di solito degli studiosi docenti univeristari che danno una certa garanzia di professionalità alla rivista e posseggono una loro autorevolezza (ciò se accettiamo le convenzioni “scientifiche” alla base del mondo accademico). Ma queste stesse riviste, a parte poche eccezioni (tipo Nuovi Argomenti ecc.), sono di nicchia, e quando hanno due-trecento abbonati è festa grande. Le cose non stanno così invece per le riviste on line. Certo, anche lì vi è una redazione che in qualche modo fa da filtro, ma la caratteristica principale degli articoli è di essere autoreferenziali e divulgativi, ossia più legati alla fruizione immediata di un pubblico più indistinto, meno qualificato. Ciò esclude per forza di cose l’articolo di ricerca, l’analisi specialistica, l’articolazione teorica. Si può immaginare, allo stato attuale, un articolo, che so, sulla poesia di Gozzano postato su una rivista on-line da un Mengaldo e corredato di note e chiose minuziose? Fin dai primi righi, il lettore esclamerebbe: “che palle!”. Perché le aspettative di un lettore del cartaceo e di un lettore on-line sono differenti. Questa sostanzialmemnte è finora, a mio avviso, la diversità tra i due campi, anche se embricazioni, commistioni e “meticciamenti” si fanno sempre più frequenti.

    Rispondi
  7. Giovanni Nuscis

    Condivido entrambe le riflessioni di Macondo.
    A parte la praticità di leggere in ogni luogo, contesto e assetto fisico – al pari del libro – la rivista cartacea, sono certo che anche il livello di apprendimento sia maggiore, soprattutto per gli interventi lunghi e impegnativi.
    La dinamicità della rete, naturalmente, integra il bisogno di fruizione di opere e informazioni, sopperendo talvolta, in parte, meritoriamente, all’irreperibilità di quelle cartacee. Ma sono altri vantaggi della rete, ed intuibili; a cominciare dall’immediatezza della pubblicazione e della lettura dei lavori, alla possibile ricontestualizzazione (accostare ad esempio poesie di diversi autori su uno stesso tema), alla loro fruizione interattiva con immagini, musica, filmati, etc.

    Rispondi
  8. giovanni choukhadarian

    Sulle riviste di critica on line pare non ci sia il vaglio che esiste su quelle cartacee (e in edicola ce ne son rimaste un paio, mica di più).
    Nelle riviste scientifiche, legate per fortuna all’università, si scrive su invito e c’è un comitato scientifico – magari formale, in tanto c’è – e una redazione autorevole. Che poi in rete non si possano leggere più di 30 righe lo diceva, or sono secoli, il mai abbastanza rimpianto Franco Carlini.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *