dal blog Quaderno di Saramago traduzione autorizzata del blog di José Saramago a cura di Massimo Lafronza
Uno dei miei più recenti amici mi ha appena regalato un orologio. Non uno qualsiasi, ma un Omega. Mi aveva promesso che avrebbe smosso cielo e terra per trovarlo, e ha mantenuto la parola. Si dirà che la concretizzazione della promessa non dovrebbe aver comportato difficoltà rilevanti, sarebbe bastato entrare da un’orologiaio e scegliere tra i diversi modelli, ce ne sarebbero stati per tutti i gusti, classici e moderni, compreso alcuni che il cliente neanche immaginava potessero esistere. La cosa sembra facile, ma il lettore provi a cercare in uno di questi orologiai un Omega costruito nel 1922, mio anno di nascita, e poi mi dica cosa succede. “Probabilmente”, penserebbe il commesso, “questo signore ha qualche rotella fuori posto”. Il mio orologio è uno di quelli a corda, necessita che lo si ricarichi ogni giorno. Ha un aspetto serio che, credo, gli venga dal materiale di cui è fatta la cassa: argento. Il quadrante è un esempio di chiarezza la cui vista è una consolazione per il cuore. E il meccanismo è protetto da due lamine, una delle quali ermetica, attraverso cui neanche la più piccola particella di polvere riuscirebbe a entrare. Il problema è che l’orologio ha cominciato a causarmi, dal primo giorno, problemi di coscienza. La prima domanda che mi sono fatto è stata questa:”Dove lo metto?” “Lo condanno all’oscurità di un cassetto?” Mai, non ho il cuore così tanto duro. “Allora lo uso?” Ho già un orologio da polso, ovvio, e sarebbe ridicolo portarne due, senza dimenticare che il luogo ideale per un orologio da tasca è il panciotto, ma adesso non si usa più. Ho deciso, quindi, di trattarlo come se fosse un animaletto domestico. Passa i suoi giorni adagiato su un piccolo tavolo accanto a dove lavoro e mi sembra sia un orologio felice. E, per consolidare la nostra relazione, ho deciso di portarlo nei miei viaggi. Se lo merita. Tende un po’ ad andare avanti, ma questo è l’unico difetto che riscontro. Meglio questo che se restasse indietro. L’amico che me lo ha regalato si chiama José Miguel Correia Noras e vive a Santarém.

non sono una grande navigatrice, perciò non sapevo dell’esistenza del “caderno”. saramago è un autore gigantesco. sono felice di poter leggere il suo “diario”. ho appena letto “a crise”. una consolazione, una voce in più. grazie.
Bello questo pezzo di Saramago sull’affezione non già alla merce, ma a un oggetto donato da un amico. E’ questa la “preziosità” delle cose da rivalutare, soprattutto nella nostra epoca tardo-moderna in cui la qualità di un oggetto relazionata con un rapporto interpersonale è stata sostituita completamente dalla “firma” della merce.
Saramago, un gigante. Dei suoi romanzi recenti mi ha affascinato il suo “Saggio sulla lucidità” (2004), che, se da un lato prosegue il suo famoso “Cecità” (anche per la presenza degli stessi personaggi), dall’altro è uno stupefacente affresco politico sulla crisi irreversibile della democrazia rappresentativa.