Il Cavaliere, di Ted Hughes

 

Ha conquistato. Ha abbandonato tutto.

Ora s’inginocchia. Sta offrendo la sua vittoria

E slacciando l’acciaio.

Davanti a lui ci sono le comuni pietre selvagge della terra –

Il primo ed ultimo altare

Su cui depone il suo bottino.

E ciò è giusto. Egli ha conquistato nel nome della terra.

Affidando questi trofei

Alla piccola pazzia delle radici, alla stasi minerale

Ed alla pioggia.

Un grido soprannaturale sale.

Gli Universi si accapigliano su di lui –

Qui un osso, lì uno straccio.

Il suo sacrificio è perfetto. Egli non serba nulla.

Orizzonti lo tirano da parte, venti lo bevono,

La terra stessa lo disfa da sotto –

La sua sottomissione è impeccabile.

Mosche vomitorie innalzano la sua bellezza.

Scarabei e formiche officiano

Infestandolo con istruzioni.

La sua pazienza cresce semplicemente più vasta.

I suoi occhi s’oscurano più audaci nella loro veglia

Mentre la cappella crolla.

Il suo dorso sopravvive alla sua religione,

I testi si sgretolano –

La bizzarra lingua cortese

Di ossa d’ali e d’artigli.

E già

Niente rimane del guerriero se non le sue armi

Ed il suo sguardo.

Lame, lance, frecce non tirate – e la bellezza del teschio

Avvolto negli stracci del suo stendardo.

Egli stesso è il suo stendardo e di quello stracci.

Mentre ora dopo ora il sole

Rafforza la sua rivelazione.

(da Cave Birds, Mondadori, 2001)

8 pensieri su “Il Cavaliere, di Ted Hughes

  1. leo

    straordinara,è vero;e sarebbe ancora meglio se si potesse eliminare dal verso n.7 e da quello n. 14 il pronome “egli”(nunsepò sentì)e al verso n.33 sotituirlo con un più accettabile “Lui”

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  2. maria grazia calandrone

    e dire che lui&lei vengono tradotti con “egli” ed “ella” per tutte le bellissime 50 paginette che compongono Cave birds… Credo sia per riprodurre la straordinaria mitomania di hughes, per il quale ogni cosa è distanza e nei versi del quale ovunque si slitta verso simboli e realtà seriamente irreali (della stessa natura trasfigurata è il disegno di Baskin che ha ispirato hughes, lo stesso nobilissimo corpo a brandelli che tutto ha abbandonato – anche l’estetica?)
    maria grazia

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