Trovo che i componimenti di Arminio spesso siano criticati ingiustamente. Sono poesia anche i componimenti della raccolta “Umiliato e offeso” di Pasolini, le raccolte “Xenia” e “Satura” di Montale, gli “Shorts” di Auden. Ricordiamoci che in poesia esistono anche gli haiku e gli epigrammi.
anonimo pontederese o dell’ingenuità.
ti lascio tutto, ma escludi dall’elenco montale e pasolini, ma soprattutto montale.
dopo puoi metterci anche la vispa teresa.
Cara Lucy,
mi fai un complimento se mi dai dell’ingenuo. Io mi ritengo ingenuo nel senso più antico del termine. Infatti penso di essere una persona schietta e libera. Preferisco essere ingenuo piuttosto che smaliziato, visto che in Italia “a pensare male si fa peccato, ma ci si indovina sempre” come dichiarava Andreotti. Da ciò ne consegue che dovremmo sempre e soltanto pensare male: dovremmo vedere corporativismi e cricche anche dove non ci sono(insomma far propri i principi della sottocultura del sospetto). Francamente dopo un pò lo troverei faticoso e snervante. Non so se Franco Arminio posta questi suoi versi ironicamente e/o polemicamente. A me non interessano assolutamente le intenzioni dell’autore. Francamente mi piacciono, perchè sono scabri ed essenziali. Preferisco i versi di Arminio rispetto a quelli di chi imita Zanzotto o la Rosselli. E in generale preferisco chi imita Montale e Sandro Penna rispetto a chi imita Rosselli e Zanzotto. I peggiori epigoni di Sandro Penna al massimo scriveranno delle cosucce brevi e banali. I peggiori epigoni di Zanzotto scriveranno cose senza alcun senso, in cui l’inconscio regnerà sovrano e i simboli saranno incomprensibili. A mio avviso ciò dipende dal fatto che sia più difficile seguire le orme di Zanzotto piuttosto che quelle di Montale(indipendentemente dai risultati).
La poesia che rientra nel genere epigrammatico è una poesia, che cerca di toccare il nervo delle cose. Ne converrai con me che grazie alla sua brevità è più difficile scrivere epigrammi, che grattano l’ombelico dell’autore. E questo penso che sia un pregio non da poco.
Tratti leggeri
una poesia nasce
per vedere il ciliego
dal giardino
spogliare la strada
solo in puro silenzio
accade cosa bellissima
un ciliego spunta
in capo al mondo.
Il ciliego di Franco Arminio
mi ha trovata,
direi la sua assenza viva.
francamente franco ti piace. e arminiamente? :DDDD
guarda che l’ingenuità non era calcolata sui tuoi gusti (de gustibus etc.), ma sull’elenco. ti chiedo di non mettere assieme padri della poesia e cugini di sesto grado. tutto qua. non tutto quello che luccica è poesia, non tutto quello che, per contro, è opaco, muto, ssssssst, zitto, povero, spento, epigrammatico di forma.
Cara Lucy,
non mi fraintendere. Io non ho mai voluto stabilire i gradi di parentela in ambito poetico. Allo stesso tempo sono consapevole che esistano delle differenze tra i poeti. Però a me sembra che qui “piova sempre sul bagnato” per utilizzare un’espressione di Montale. A questo punto ti rivolgo una domanda: la poesia è solo quella dei poeti laureati ? Oppure si trova anche nelle scritte sui muri ? Una volta ho trovato scritto su un muro “Il mio amore è caduto nell’oblio”. Per me era poesia. Nel caso di Arminio parlerei piuttosto di appartenenza ad un genere letterario, che oggi è poco “praticato”: quello epigrammatico. Un genere che spesso non viene nemmeno considerato dalla critica.
sono frammenti scritti per un amica. ultimamente la mia poesia è completamente trascolata nella prosa.
comunque penso che in iran questi miei frammenti sarebbero molto apprezzati e anche in vietnam (dove sono tradotto)
per carità: sempre molto meglio un poeta autolodante e auto-luci-dante (quanto fa derrida questa spezzatura!) che un pedofilo e un delinquente. permaloso ed esagerato: un po’ troppo primadonna. lei ha scritto cose carine arminio, ma queste che va pubblicando qui ultimamente, questi frammenti che, giustamente, come potrebbe altrimenti?, difende e ama, non lo sono abbastanza. non devono per forza piacere. ma se non convincono, lei non pare trarne insegnamento. anzi: si inorgoglise, gonfia il petto e tira fuori il viet-nam e si paragona – solo un pochino – a kiarostami.un po’ infantile, cioè maschile, non trova? resti com’è, una brava persona.
e perché non potrei paragonare quei versi a quelli di kiarostami?
io non scrivo cose carine, non ci riesco….
e lei non ha letto nulla di mio, ne sono sicuro, tranne i testi che appaiono qui, una parte infinitesima di ciò che scrivo.
sono una persona piuttosto feroce, dunque non ha capito proprio nulla.
Partiamo dai presupposti che la poesia è polisemica e che il simbolo ha valenze plurime. Essendo polisemica l’autore deve accettare le critiche. Non può imporre un’interpretazione univoca della sua opera e i critici non possono pendere dalle sue labbra, perché i loro commenti sarebbero solo poetica di una poetica. Però anche i critici devono ascoltare la poetica e le intenzioni dell’autore, pur tenendo presente che tra l’intuizione e l’espressione c’è di mezzo l’inconscio(ci sono vari tipi di inconscio…quello freudiano..quello cognitivo…). Nessun fruitore può escludere un altro fruitore: anche l’autore stesso è fruitore della sua opera e quindi gli deve essere permesso di esprimersi a riguardo. Mi sembrerebbe alquanto antidemocratico se venissero considerati fruitori di un’opera solo i critici e i lettori. Anche l’autore è critico e lettore di se stesso. Intendiamoci: è un lettore e un critico parziale. Però ricordiamoci anche che è il primo lettore ed il primo critico di se stesso. Per questa semplice ragione dovrebbe sempre essere ascoltato. Poi naturalmente si può essere in disaccordo con quello che dice a riguardo della sua creazione. Ma bisogna ascoltarlo e non zittirlo appena apre bocca.
per me carino vuol dire bello…abbastanza. quando la poesia è poesia non mi importa se è feroce, che aggettivo! non si dia delle arie, leggo cose ben più tremende delle sue.
io può darsi non la capisca, ma lei parla solo a/di se stesso e ne è compiaciuto.
si nominava zanzotto, mi pare.
zanzotto è una persona dolcissima, un uomo coltissimo e affascinante e umilissimo. un poeta. vale!
Franco Arminio è un paesologo, uno che chiacchiera con la gente nei bar, con gli assessori, i pensionati, gli stradini e i guardiani del cimitero. Il suo mezzo di trasporto è l’auto e nella sua auto c’è sicuramente anche un lettore di CD. A fare le domande è la musica, mica il poeta o l’attaccapanni. Dite che Arminio indossa un “famous blue raincoat”, un “long black coat”? E chi se ne frega. Mandategli qualche CD, dategli qualche buona dritta musicale. Io consiglierei LOVE dei Beatles, MUSIC FOR 18 MUSICIANS di Steve Reich, e poi anche TO TULSA AND BACK di J. J.Cale.
Ci mancava l’attestato di stima rivolto a Zanzotto(e a me personalmente non interessa davvero sapere se si tratta di stima reciproca) !!! Finirà che potranno scrivere versi solo le dame di San Vincenzo. Ritengo che la poesia finirebbe per diventare alquanto noiosa(anche se pia e casta). Ma forse anche le dame di San Vincenzo potrebbero fare poesia “feroce”(l’importante è che sia poesia…). Penso che qui nessuno abbia da dire qualcosa contro la creatività e la persona di Zanzotto. Ma nell’arte(o presunta tale) vige la libertà: chiunque può creare qualsiasi cosa. L’arte deve essere libera e non si può mettere all’indice le opere e nemmeno gli autori(che sono liberi di avere la loro personalità e la loro vita privata…). Quando una persona scrive una raccolta di poesie cerca di rivelare la parte più pura di se stesso. In un certo qual modo si trascende. Mi sembra che Croce in “Etica e politica” abbia scritto qualcosa di interessante a riguardo. Queste polemiche mi sembrano un pò sterili. Queste cose mi sembrano scontate. E tu cara Lucy- che sei una persona molto colta- ti diverti. Lo so che ti diverti.
Chiunque può creare qualsiasi cosa, ma non tutto è arte. Quando lo è, c’è un confluire di intenzione, passione, talento personale, mediazioni culturali, storia. Un insieme indefinibile che dà unicità e stile.
“Intenzione” come disposizione profonda e consapevole, caratteristica fondamentale dell’essere.
Poi l’artista è anche uno che deve lavorare.
A volte l’arte è evidente, ma non c’è uno sguardo che la coglie.
Per me ogni poesia di Arminio è un cortocircuito. Cara Paola,
a mio avviso i tuoi concetti potrebbero essere riassunti con un solo termine: kunstwollen. Però in poesia da decenni non esiste più nessuna “dimensione sociale e culturale”. I poeti poggiano la proprie poetiche sul nulla. Ed Arminio ne è consapevole. La poesia moderna è un cortocircuito. Nessun fusibile può fermare tutto ciò. Per me comunque anche Arminio si diverte sotto sotto.
Forse è anche per questo che c’è poco pubblico per la poesia.
Se le poetiche poggiano sul nulla, svaniranno.
Ma quelle radicate, no.
La dimensione culturale c’è, si costruisce pazientemente nel giro di una vita: un retroterra di esperienze che si tramandano e confluiranno in quelle di matrice nuova.
Non so …è vero che si può falsificare molto, ma ci sono cose che gridano, reclamano il loro posto (già ci sono, semplicemente)e non le puoi fermare.
posso mandare in giro queste cose singole e spoglie perché credo di tenere alle spalle un lavoro enorme. e mi fido dell’intelligenza del lettore. io sono un presuntuoso strano, presumo che la gente valga più di quel che vale.
Cara Paola,
a mio avviso non esiste mercato e non esiste pubblico. Se poi consideriamo come dimensione “sociale e culturale” il poeta, che tiene una conferenza davanti a cento persone o fa l’intrattenitore in un talk-show…. va benissimo. Poetiche radicate ? Poetiche radicate sul nulla e non potrebbe essere altrimenti. L’essenza stessa di questa civiltà è il nichilismo( e quando scrivo questo non pensare che sia moralista. Non lo sono affatto). Al massimo i poeti possono cercare di distruggere per ricreare. Ci hanno provato con le loro “visioni schizomorfe” e con le loro afasie fluenti anni fa. Ma forse sono stati incisivi nella realtà ? Prendiamo atto della marginalità della poesia. Cose che reclamano il loro posto ? Le metteranno sempre in un posto marginale. Non le posso fermare ? E chi vuole fermarle ? Se ne fai una questione personale possono anche darti il Nobel. Io resto lo stesso di prima.
Non è una questione di posti assegnati e neanche di intrattenimenti nei talk- show. Sarebbe meglio rifuggirli.
Chi ha radici, difficilmente si brucia…però i rischi sono grandi…come le fragilità.
Mio figlio mi chiede di ascoltare Jhonny Cash…
Nichilismo? Anche quello non detta legge.
Cara Paola,
insomma vuoi dirmi che io non valgo niente, mentre tu vali molto ? Puoi scriverlo tranquillamente. Io sto facendo un discorso più generale e non personale. Tutto qui. Guarda che voi letterati siete tutti molto strani !!! Aspirate tutti all’oggettività !!! Ma è una pretesa assurda !!! Dovevate studiare qualche scienza invece delle patrie lettere !!! Avete forse dei gusti letterari “oggettivi” ?
Letterato sei certamente tu. Mi viene in mente Ivan dei Fratelli Karamazov: dalle elucubrazioni del pensiero e della finzione, si intravede la verità. Caro Anonimo, la condizione umana è davvero strana: rimandiamo l’uno all’altro luci ed ombre.
Oggi abbiamo veramente del tempo.
Cara Paola,
io non sono un letterato. Tutto qui. E non so nemmeno per quale motivo scrivo questi commenti. Comunque ora smetto. Così mi tolgo dalle palle e visito altri blog.
Un caro saluto.
Arminio farà come crede. Ma perchè astenersi? Di certe cose parlano anche le pietre. Qual’è l’intellettuale o l’artista che consiglia ad un altro il silenzio?
Caro Macondo,
pensavo che la tua fosse una battuta. Come a dire che io sto giocando troppo d’azzardo e il banco(“La poesia e lo spirito”) vince sempre….e invece mi sono accorto, facendo una ricerca su google, che c’era davvero un “Blackjack” che commentava qui. Io non ho niente a che vedere con lui. Pensavo che fosse una battuta(tra l’altro anche carina).
Mia cara e buona Renzetti, non credo che Arminio abbia bisogno delle tue (peraltro scarse) difese d’ufficio… può difendersi da solo dalle critiche… astenersi dalle polemiche (e dal dire “tu non sai chi sono io”! che di solito attira con vigore le pernacchie:-)) significa accettare lì’idea che non tutti la pensano come te; astenersi dal pubblicare le sue robette ha un senso se si vogliono evitare polemiche come queste che finiscono per non avere alcun senso… se invece polemizzare gli piace, beh, peggio per lui…
fuori piega (ossia OT)
@ anonimo,
con l’inconscio che dice la sua, chi può dare un esatto significato a dei mots?
messa in piega
@ giuseppe,
no, dai, con le “robette” il diletto è assicurato
Caro Macondo,
non conoscendoci dovresti essere più chiaro. La chiarezza espositiva non è virtù dei grandi, ma dovere di tutti. Lo so che richiede un pò di fatica. Io non sono blackjack. Qui non c’entra niente l’inconscio. Il mio indirizzo ip lo potete rilevare tranquillamente. Sarò anche fesso, ma non abbastanza da pensare di non lasciare traccia quando commento. Mi sembra che comunque tutto ciò non c’entri niente con le poesie di Arminio, che valuto positivamente. Tutto sommato non mi sembra che le mie opinioni siano intolleranti. Però guarda che anche l’intolleranza zero potrebbe essere un velo, che nasconde la presunta certezza di sapere cosa è “poeticamente” corretto. Ammettere già una “discriminante” in ambito teoretico non significa essere poi molto democratici(questo blog letterario lo visito con molto interesse, però non sono d’accordo riguardo a questa cosa). Poi io sarò anche un imbecille e un ritardato mentale… ma mi sono fatto questa idea e potrei essere un cretino, che ha qualche ragione. Però mi sembra che qui le poesie di Arminio non c’entrino davvero un bel niente. Allo stesso modo non c’entra niente l’inconscio. Personalmente mi diverto in altri modi. Dovresti fare motti di spirito pertinenti….
che ci si diverta lo sa anche arminio. niente fa più divertire di una persona intelligente priva di senso dell’umorismo, che poi è quella piega dell’animo che implica, tra le altre, l’umiltà, il senso delle proporzioni.
@ anonimo: i motti di spirito sono *soprattutto* im-pertinenti perché vengono da una diversa aderenza alle cose.
Cara Lucy,
ritengo efficace il motto se c’è uno slittamento di senso e non di ambito(diciamo così). Io sono ignorante. Non sono come voi, ma pian pianino forse(anche se è poco probabile) imparerò. Se però mi chiamate in causa io per forza di cose devo rispondervi. Hanno diritto di parola anche gli ignoranti ? Non chiamatemi più e non vedrete più comparire la donnina bionda(non so come mai ci sia finita. Sarà per mia sbadataggine o per ridicolizzarmi ? Se fosse vera la seconda ipotesi non sarebbe così democratico…ma non lo so….vedi come sono ignorante). Ora cambio “anonimo pontederese” e mi metto a nome “Barabbau” e vediamo se compare sempre la donnina bionda….
@barabbaqualchecosa: io non ti dò dell’ignorante, stai facendo/dicendo tutto tu.
la cosa sorprendente dei commenti ai post è che -a proprosito di slittamenti- si finisce per parlare di cose molto lontane dai post stessi. e si raccolgono decine di interventi che non spostano di un millimetro la questione. rispetto a testi creativi mi è successo di verificarlo qui e in un’altra penosissima occasione. il trait d’union è che i poeti in questione non si sono messi in questione affatto e si sono, come qui, impantanati in una specie di lei non sa chi sono io e io sono io e tu non sei niente. facevano prima a rivedersi attraverso gli occhi della lettrice incriminata che sono io, rispondere alle richieste/sottolineature e pace:
portare a casa e meditare: che fa tanto bene a tutti.
@ barabbau o ex-anonimo,
tant de bruit pour une omelette, dicono i francesi. “intolleranza”, “democrazia”, “discriminante”, ecc. troppa grazia, sant’antonio (per tornare a detti italioti)e io non la merito.
Cmq, il mot d’esprit pare abbia fatto bene al risveglio (mi riferisco al post più su)
Vale, y que te vaya bien
Caro Macondo,
come si dice dalle mie parti: “c’è chi se la intende e chi se la intonda”. E nella cultura italiana sono pochissimi quelli che se la “intondano”, cioè che riescono a vivere grazie ad essa. Comunque a me se pensate di essere la cultura(o la poesia) di oggi(o di domani)o di produrre leader(o altro) non mi interessa minimamente. Ritornando ad Arminio può darsi che posti questi suoi versi ironicamente/sarcasticamente/polemicamente. Se così fosse potrebbe anche finire per fare come Zeno, che fa sempre centro anche se sbaglia bersaglio. Insomma state attenti al fuoco amico di Arminio. Lo dico metaforicamente.
Mi sono accorto che anche in via Gran San Bernardo, a Milano, ci sono una quindicina di ciliegi. Immagino che ce ne siano parecchi altri in giro per la città. Grazie ad Arminio per avermeli fatti notare, altrimenti ci sarei passato davanti per tutta la vita senza alzare gli occhi.
Forse però sarebbe il caso di piantarla (!) una buona volta con certi luoghi comuni. Claudio Abbado reclama 90.000 piante per Milano. Chissà quanto tempo è che non ci viene. A Milano ci sono più alberi che a Parigi entro la cerchia degli arrondissements (e cioè escludendo i Bois).
Ma vuoi mettere gli alberi di Parigi, che parlano la dolce lingua d’oil, con quelli che parlano il meneghin-lombardo?
Anche se, devo dire, recentemente nel francese si è registrata una deprecabile contaminazione fonetica che fa terminare tutte le parole in -zy
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Trovo che i componimenti di Arminio spesso siano criticati ingiustamente. Sono poesia anche i componimenti della raccolta “Umiliato e offeso” di Pasolini, le raccolte “Xenia” e “Satura” di Montale, gli “Shorts” di Auden. Ricordiamoci che in poesia esistono anche gli haiku e gli epigrammi.
A Milano in Corso Italia
ci sono alberi di ciliegie.
Non ti va di piluccarne una:
pare non abbiano radici.
anonimo pontederese o dell’ingenuità.
ti lascio tutto, ma escludi dall’elenco montale e pasolini, ma soprattutto montale.
dopo puoi metterci anche la vispa teresa.
Cara Lucy,
mi fai un complimento se mi dai dell’ingenuo. Io mi ritengo ingenuo nel senso più antico del termine. Infatti penso di essere una persona schietta e libera. Preferisco essere ingenuo piuttosto che smaliziato, visto che in Italia “a pensare male si fa peccato, ma ci si indovina sempre” come dichiarava Andreotti. Da ciò ne consegue che dovremmo sempre e soltanto pensare male: dovremmo vedere corporativismi e cricche anche dove non ci sono(insomma far propri i principi della sottocultura del sospetto). Francamente dopo un pò lo troverei faticoso e snervante. Non so se Franco Arminio posta questi suoi versi ironicamente e/o polemicamente. A me non interessano assolutamente le intenzioni dell’autore. Francamente mi piacciono, perchè sono scabri ed essenziali. Preferisco i versi di Arminio rispetto a quelli di chi imita Zanzotto o la Rosselli. E in generale preferisco chi imita Montale e Sandro Penna rispetto a chi imita Rosselli e Zanzotto. I peggiori epigoni di Sandro Penna al massimo scriveranno delle cosucce brevi e banali. I peggiori epigoni di Zanzotto scriveranno cose senza alcun senso, in cui l’inconscio regnerà sovrano e i simboli saranno incomprensibili. A mio avviso ciò dipende dal fatto che sia più difficile seguire le orme di Zanzotto piuttosto che quelle di Montale(indipendentemente dai risultati).
La poesia che rientra nel genere epigrammatico è una poesia, che cerca di toccare il nervo delle cose. Ne converrai con me che grazie alla sua brevità è più difficile scrivere epigrammi, che grattano l’ombelico dell’autore. E questo penso che sia un pregio non da poco.
Tratti leggeri
una poesia nasce
per vedere il ciliego
dal giardino
spogliare la strada
solo in puro silenzio
accade cosa bellissima
un ciliego spunta
in capo al mondo.
Il ciliego di Franco Arminio
mi ha trovata,
direi la sua assenza viva.
francamente franco ti piace. e arminiamente? :DDDD
guarda che l’ingenuità non era calcolata sui tuoi gusti (de gustibus etc.), ma sull’elenco. ti chiedo di non mettere assieme padri della poesia e cugini di sesto grado. tutto qua. non tutto quello che luccica è poesia, non tutto quello che, per contro, è opaco, muto, ssssssst, zitto, povero, spento, epigrammatico di forma.
Cara Lucy,
non mi fraintendere. Io non ho mai voluto stabilire i gradi di parentela in ambito poetico. Allo stesso tempo sono consapevole che esistano delle differenze tra i poeti. Però a me sembra che qui “piova sempre sul bagnato” per utilizzare un’espressione di Montale. A questo punto ti rivolgo una domanda: la poesia è solo quella dei poeti laureati ? Oppure si trova anche nelle scritte sui muri ? Una volta ho trovato scritto su un muro “Il mio amore è caduto nell’oblio”. Per me era poesia. Nel caso di Arminio parlerei piuttosto di appartenenza ad un genere letterario, che oggi è poco “praticato”: quello epigrammatico. Un genere che spesso non viene nemmeno considerato dalla critica.
Cavoli!
è gravissimo che non ci sia un solo albero di ciliegie!!
Mio Dio!
amo montale quasi quanto dante. ergo non i poeti laureati.
che noia!
sono frammenti scritti per un amica. ultimamente la mia poesia è completamente trascolata nella prosa.
comunque penso che in iran questi miei frammenti sarebbero molto apprezzati e anche in vietnam (dove sono tradotto)
wow!
(ma vede che tira fuori le stellette, stellette rosse, ar minio, proprio gnafà a lasciarcelo scoprire: lei è nojoso, sa, davvero!)
un buon traduttore fa miracoli.
citavo l’iran perchè questi frammenti sono un pò simili alle cose che scrive kiarostami. ripeto: devo dire che sono un pedofilo e un delinquente?
Calcolare la luna di giorno
non è da tutti.
Tra le nuvole
pesa così poco!
Non un pedofilo…
ma un bambino.
per carità: sempre molto meglio un poeta autolodante e auto-luci-dante (quanto fa derrida questa spezzatura!) che un pedofilo e un delinquente. permaloso ed esagerato: un po’ troppo primadonna. lei ha scritto cose carine arminio, ma queste che va pubblicando qui ultimamente, questi frammenti che, giustamente, come potrebbe altrimenti?, difende e ama, non lo sono abbastanza. non devono per forza piacere. ma se non convincono, lei non pare trarne insegnamento. anzi: si inorgoglise, gonfia il petto e tira fuori il viet-nam e si paragona – solo un pochino – a kiarostami.un po’ infantile, cioè maschile, non trova? resti com’è, una brava persona.
e perché non potrei paragonare quei versi a quelli di kiarostami?
io non scrivo cose carine, non ci riesco….
e lei non ha letto nulla di mio, ne sono sicuro, tranne i testi che appaiono qui, una parte infinitesima di ciò che scrivo.
sono una persona piuttosto feroce, dunque non ha capito proprio nulla.
Partiamo dai presupposti che la poesia è polisemica e che il simbolo ha valenze plurime. Essendo polisemica l’autore deve accettare le critiche. Non può imporre un’interpretazione univoca della sua opera e i critici non possono pendere dalle sue labbra, perché i loro commenti sarebbero solo poetica di una poetica. Però anche i critici devono ascoltare la poetica e le intenzioni dell’autore, pur tenendo presente che tra l’intuizione e l’espressione c’è di mezzo l’inconscio(ci sono vari tipi di inconscio…quello freudiano..quello cognitivo…). Nessun fruitore può escludere un altro fruitore: anche l’autore stesso è fruitore della sua opera e quindi gli deve essere permesso di esprimersi a riguardo. Mi sembrerebbe alquanto antidemocratico se venissero considerati fruitori di un’opera solo i critici e i lettori. Anche l’autore è critico e lettore di se stesso. Intendiamoci: è un lettore e un critico parziale. Però ricordiamoci anche che è il primo lettore ed il primo critico di se stesso. Per questa semplice ragione dovrebbe sempre essere ascoltato. Poi naturalmente si può essere in disaccordo con quello che dice a riguardo della sua creazione. Ma bisogna ascoltarlo e non zittirlo appena apre bocca.
friggo le patate
in padella
le radici piangono
l’assenza della terra
****
una stella cadente
dal suo seme
un girasole dormiente
nb. tradotte anche in portoghese de portugal
per me carino vuol dire bello…abbastanza. quando la poesia è poesia non mi importa se è feroce, che aggettivo! non si dia delle arie, leggo cose ben più tremende delle sue.
io può darsi non la capisca, ma lei parla solo a/di se stesso e ne è compiaciuto.
si nominava zanzotto, mi pare.
zanzotto è una persona dolcissima, un uomo coltissimo e affascinante e umilissimo. un poeta. vale!
ma che gente che c’è in giro! i poeti possono essere umili ma anche vanitosi, non c’è una regola.
Franco Arminio è un paesologo, uno che chiacchiera con la gente nei bar, con gli assessori, i pensionati, gli stradini e i guardiani del cimitero. Il suo mezzo di trasporto è l’auto e nella sua auto c’è sicuramente anche un lettore di CD. A fare le domande è la musica, mica il poeta o l’attaccapanni. Dite che Arminio indossa un “famous blue raincoat”, un “long black coat”? E chi se ne frega. Mandategli qualche CD, dategli qualche buona dritta musicale. Io consiglierei LOVE dei Beatles, MUSIC FOR 18 MUSICIANS di Steve Reich, e poi anche TO TULSA AND BACK di J. J.Cale.
Ci mancava l’attestato di stima rivolto a Zanzotto(e a me personalmente non interessa davvero sapere se si tratta di stima reciproca) !!! Finirà che potranno scrivere versi solo le dame di San Vincenzo. Ritengo che la poesia finirebbe per diventare alquanto noiosa(anche se pia e casta). Ma forse anche le dame di San Vincenzo potrebbero fare poesia “feroce”(l’importante è che sia poesia…). Penso che qui nessuno abbia da dire qualcosa contro la creatività e la persona di Zanzotto. Ma nell’arte(o presunta tale) vige la libertà: chiunque può creare qualsiasi cosa. L’arte deve essere libera e non si può mettere all’indice le opere e nemmeno gli autori(che sono liberi di avere la loro personalità e la loro vita privata…). Quando una persona scrive una raccolta di poesie cerca di rivelare la parte più pura di se stesso. In un certo qual modo si trascende. Mi sembra che Croce in “Etica e politica” abbia scritto qualcosa di interessante a riguardo. Queste polemiche mi sembrano un pò sterili. Queste cose mi sembrano scontate. E tu cara Lucy- che sei una persona molto colta- ti diverti. Lo so che ti diverti.
Chiunque può creare qualsiasi cosa, ma non tutto è arte. Quando lo è, c’è un confluire di intenzione, passione, talento personale, mediazioni culturali, storia. Un insieme indefinibile che dà unicità e stile.
“Intenzione” come disposizione profonda e consapevole, caratteristica fondamentale dell’essere.
Poi l’artista è anche uno che deve lavorare.
A volte l’arte è evidente, ma non c’è uno sguardo che la coglie.
…e lei è un poeta vanitoso.
è vero: sono colta e questo mi permette di divertirmi moltissimo.
Per me ogni poesia di Arminio è un cortocircuito. Cara Paola,
a mio avviso i tuoi concetti potrebbero essere riassunti con un solo termine: kunstwollen. Però in poesia da decenni non esiste più nessuna “dimensione sociale e culturale”. I poeti poggiano la proprie poetiche sul nulla. Ed Arminio ne è consapevole. La poesia moderna è un cortocircuito. Nessun fusibile può fermare tutto ciò. Per me comunque anche Arminio si diverte sotto sotto.
Forse è anche per questo che c’è poco pubblico per la poesia.
Se le poetiche poggiano sul nulla, svaniranno.
Ma quelle radicate, no.
La dimensione culturale c’è, si costruisce pazientemente nel giro di una vita: un retroterra di esperienze che si tramandano e confluiranno in quelle di matrice nuova.
Non so …è vero che si può falsificare molto, ma ci sono cose che gridano, reclamano il loro posto (già ci sono, semplicemente)e non le puoi fermare.
posso mandare in giro queste cose singole e spoglie perché credo di tenere alle spalle un lavoro enorme. e mi fido dell’intelligenza del lettore. io sono un presuntuoso strano, presumo che la gente valga più di quel che vale.
Cara Paola,
a mio avviso non esiste mercato e non esiste pubblico. Se poi consideriamo come dimensione “sociale e culturale” il poeta, che tiene una conferenza davanti a cento persone o fa l’intrattenitore in un talk-show…. va benissimo. Poetiche radicate ? Poetiche radicate sul nulla e non potrebbe essere altrimenti. L’essenza stessa di questa civiltà è il nichilismo( e quando scrivo questo non pensare che sia moralista. Non lo sono affatto). Al massimo i poeti possono cercare di distruggere per ricreare. Ci hanno provato con le loro “visioni schizomorfe” e con le loro afasie fluenti anni fa. Ma forse sono stati incisivi nella realtà ? Prendiamo atto della marginalità della poesia. Cose che reclamano il loro posto ? Le metteranno sempre in un posto marginale. Non le posso fermare ? E chi vuole fermarle ? Se ne fai una questione personale possono anche darti il Nobel. Io resto lo stesso di prima.
Non è una questione di posti assegnati e neanche di intrattenimenti nei talk- show. Sarebbe meglio rifuggirli.
Chi ha radici, difficilmente si brucia…però i rischi sono grandi…come le fragilità.
Mio figlio mi chiede di ascoltare Jhonny Cash…
Nichilismo? Anche quello non detta legge.
Cara Paola,
insomma vuoi dirmi che io non valgo niente, mentre tu vali molto ? Puoi scriverlo tranquillamente. Io sto facendo un discorso più generale e non personale. Tutto qui. Guarda che voi letterati siete tutti molto strani !!! Aspirate tutti all’oggettività !!! Ma è una pretesa assurda !!! Dovevate studiare qualche scienza invece delle patrie lettere !!! Avete forse dei gusti letterari “oggettivi” ?
Letterato sei certamente tu. Mi viene in mente Ivan dei Fratelli Karamazov: dalle elucubrazioni del pensiero e della finzione, si intravede la verità. Caro Anonimo, la condizione umana è davvero strana: rimandiamo l’uno all’altro luci ed ombre.
Oggi abbiamo veramente del tempo.
Cara Paola,
io non sono un letterato. Tutto qui. E non so nemmeno per quale motivo scrivo questi commenti. Comunque ora smetto. Così mi tolgo dalle palle e visito altri blog.
Un caro saluto.
@ anonimo,
ucci ucci…
PS.: salutami blackjack quando lo vedi, è un po’ che non passa da qui…
se le discssioni sulla poesie di Arminio prendono una tale piega, sarebbe meglio che l’incontinente Arminio si astenesse per un po’…
Arminio farà come crede. Ma perchè astenersi? Di certe cose parlano anche le pietre. Qual’è l’intellettuale o l’artista che consiglia ad un altro il silenzio?
Caro Macondo,
sai perchè non passa più di qui ? Perchè la poesia contemporanea è da decenni un azzardo senza banco.
Ora vado.
Caro Macondo,
pensavo che la tua fosse una battuta. Come a dire che io sto giocando troppo d’azzardo e il banco(“La poesia e lo spirito”) vince sempre….e invece mi sono accorto, facendo una ricerca su google, che c’era davvero un “Blackjack” che commentava qui. Io non ho niente a che vedere con lui. Pensavo che fosse una battuta(tra l’altro anche carina).
Mia cara e buona Renzetti, non credo che Arminio abbia bisogno delle tue (peraltro scarse) difese d’ufficio… può difendersi da solo dalle critiche… astenersi dalle polemiche (e dal dire “tu non sai chi sono io”! che di solito attira con vigore le pernacchie:-)) significa accettare lì’idea che non tutti la pensano come te; astenersi dal pubblicare le sue robette ha un senso se si vogliono evitare polemiche come queste che finiscono per non avere alcun senso… se invece polemizzare gli piace, beh, peggio per lui…
fuori piega (ossia OT)
@ anonimo,
con l’inconscio che dice la sua, chi può dare un esatto significato a dei mots?
messa in piega
@ giuseppe,
no, dai, con le “robette” il diletto è assicurato
Caro Macondo,
non conoscendoci dovresti essere più chiaro. La chiarezza espositiva non è virtù dei grandi, ma dovere di tutti. Lo so che richiede un pò di fatica. Io non sono blackjack. Qui non c’entra niente l’inconscio. Il mio indirizzo ip lo potete rilevare tranquillamente. Sarò anche fesso, ma non abbastanza da pensare di non lasciare traccia quando commento. Mi sembra che comunque tutto ciò non c’entri niente con le poesie di Arminio, che valuto positivamente. Tutto sommato non mi sembra che le mie opinioni siano intolleranti. Però guarda che anche l’intolleranza zero potrebbe essere un velo, che nasconde la presunta certezza di sapere cosa è “poeticamente” corretto. Ammettere già una “discriminante” in ambito teoretico non significa essere poi molto democratici(questo blog letterario lo visito con molto interesse, però non sono d’accordo riguardo a questa cosa). Poi io sarò anche un imbecille e un ritardato mentale… ma mi sono fatto questa idea e potrei essere un cretino, che ha qualche ragione. Però mi sembra che qui le poesie di Arminio non c’entrino davvero un bel niente. Allo stesso modo non c’entra niente l’inconscio. Personalmente mi diverto in altri modi. Dovresti fare motti di spirito pertinenti….
che ci si diverta lo sa anche arminio. niente fa più divertire di una persona intelligente priva di senso dell’umorismo, che poi è quella piega dell’animo che implica, tra le altre, l’umiltà, il senso delle proporzioni.
@ anonimo: i motti di spirito sono *soprattutto* im-pertinenti perché vengono da una diversa aderenza alle cose.
Cara Lucy,
ritengo efficace il motto se c’è uno slittamento di senso e non di ambito(diciamo così). Io sono ignorante. Non sono come voi, ma pian pianino forse(anche se è poco probabile) imparerò. Se però mi chiamate in causa io per forza di cose devo rispondervi. Hanno diritto di parola anche gli ignoranti ? Non chiamatemi più e non vedrete più comparire la donnina bionda(non so come mai ci sia finita. Sarà per mia sbadataggine o per ridicolizzarmi ? Se fosse vera la seconda ipotesi non sarebbe così democratico…ma non lo so….vedi come sono ignorante). Ora cambio “anonimo pontederese” e mi metto a nome “Barabbau” e vediamo se compare sempre la donnina bionda….
@barabbaqualchecosa: io non ti dò dell’ignorante, stai facendo/dicendo tutto tu.
la cosa sorprendente dei commenti ai post è che -a proprosito di slittamenti- si finisce per parlare di cose molto lontane dai post stessi. e si raccolgono decine di interventi che non spostano di un millimetro la questione. rispetto a testi creativi mi è successo di verificarlo qui e in un’altra penosissima occasione. il trait d’union è che i poeti in questione non si sono messi in questione affatto e si sono, come qui, impantanati in una specie di lei non sa chi sono io e io sono io e tu non sei niente. facevano prima a rivedersi attraverso gli occhi della lettrice incriminata che sono io, rispondere alle richieste/sottolineature e pace:
portare a casa e meditare: che fa tanto bene a tutti.
@ barabbau o ex-anonimo,
tant de bruit pour une omelette, dicono i francesi. “intolleranza”, “democrazia”, “discriminante”, ecc. troppa grazia, sant’antonio (per tornare a detti italioti)e io non la merito.
Cmq, il mot d’esprit pare abbia fatto bene al risveglio (mi riferisco al post più su)
Vale, y que te vaya bien
Caro Macondo,
come si dice dalle mie parti: “c’è chi se la intende e chi se la intonda”. E nella cultura italiana sono pochissimi quelli che se la “intondano”, cioè che riescono a vivere grazie ad essa. Comunque a me se pensate di essere la cultura(o la poesia) di oggi(o di domani)o di produrre leader(o altro) non mi interessa minimamente. Ritornando ad Arminio può darsi che posti questi suoi versi ironicamente/sarcasticamente/polemicamente. Se così fosse potrebbe anche finire per fare come Zeno, che fa sempre centro anche se sbaglia bersaglio. Insomma state attenti al fuoco amico di Arminio. Lo dico metaforicamente.
Mi sono accorto che anche in via Gran San Bernardo, a Milano, ci sono una quindicina di ciliegi. Immagino che ce ne siano parecchi altri in giro per la città. Grazie ad Arminio per avermeli fatti notare, altrimenti ci sarei passato davanti per tutta la vita senza alzare gli occhi.
Forse però sarebbe il caso di piantarla (!) una buona volta con certi luoghi comuni. Claudio Abbado reclama 90.000 piante per Milano. Chissà quanto tempo è che non ci viene. A Milano ci sono più alberi che a Parigi entro la cerchia degli arrondissements (e cioè escludendo i Bois).
Ma vuoi mettere gli alberi di Parigi, che parlano la dolce lingua d’oil, con quelli che parlano il meneghin-lombardo?
Anche se, devo dire, recentemente nel francese si è registrata una deprecabile contaminazione fonetica che fa terminare tutte le parole in -zy