E’ un mondo complicato, ma…

Due rapide osservazioni sulla visita di Gheddafi in Italia.
DSCF24051. C’è un capo di stato che, invitato dal Governo italiano, prende la parola in Senato e dichiara che gli Stati Uniti, nel 1986, si comportarono esattamente come Osama Bin Laden e che sugli Stati Uniti ricade per intero la responsabilità di aver dato forza a Al Qaeda in Iraq, dove un mite e illuminato statista, Saddam Hussein, provvedeva all’ordinato e sereno sviluppo del suo pacifico popolo.

Questo capo di stato si sposta poi all’Università La Sapienza, dove parlerà (stando alle cronache) dinnanzi agli Organi Accademici e a un non folto pubblico (forse stremato dalla lunga attesa) sui diritti delle rivendicazione dei popoli che hanno subito la vessazione del colonialismo.

Questo capo di stato che dice cose tanto rivoluzionarie è stato invitato da un Governo centro-destra (per ragioni sue proprie che ora non indaghiamo) e contestato aspramente da gruppi di studenti di sinistra. Perché un uomo che parla degli Stati Uniti di Reagan come fosse il male assoluto, e dei diritti violati dei popoli vittima del colonialismo viene contestato da gruppi libertari e/o comunisti?

Perché è un dittatore. Perché con un cinismo e assoluto sprezzo del valore della vita, ha aderito alla richiesta del Governo italiano di impedire i viaggi dei migranti, spesso vittime della guerra, rifugiati (e disperati) in cerca di un futuro.

E’ evidente che il sistema di valori alla base delle speranze esistenziali dei giovani è profondamente cambiato. Meno ideologia, più Uomo. Non si tratta di mero esistenzialismo di ritorno. L’atteggiamento di questi ragazzi è certamente “politico”. Li muove una vera radicale indignazione di fronte all’oppressione civile, umana, sociale di cui sono vittima gli Ultimi del Mondo. La parola d’ordine è “io non respingo”, io accolgo.

DSCF24282. L’altro aspetto che mi ha colpito giovedì alla Sapienza.

Fra i “dimostranti” si aggiravano decine di cine-foto-operatori, giornalisti più o meno tecnologizzati. Tutti avevano in mano o una macchinetta digitale (io compreso), o un telefonino o una videocamera. Tutti riprendevano tutto: i canotti, gli striscioni, i poliziotti schierati.

Le forze dell’ordine osservavano con una discreta indifferenza tutto quell’agitarsi. Nessun sottufficiale in borghese, casco e manganello d’ordinanza, aveva nulla da ridire quando si vedevano ripresi (non c’è niente di male ovviamente, ma non sempre un certo tipo di forza dell’ordine la pensa così). A distanza di pochi, silenziosi centimetri gli uni dagli altri l’unico contatto possibile era dato dall’invisibile cattura reciproca di immagini. Un duello ad armi pari fatto di clic.

Loro infatti facevano altrettanto, in modo altrettanto evidente. Un poliziotto in borghese si era issato sulla torretta del camioncino che in altri contesti sarebbe servito per innaffiare con gli idranti coloro che manifestavano, e armato di videocamera riprendeva i volti dei ragazzi e ogni cosa avvenisse sotto i suoi occhi. Faceva parte del gioco. Siamo stati tutti schedati, ma questo era del tutto limpido e trasparente. Ne facciano, delle nostre immagini ciò che credano (forse un giorno serviranno ad arrestare un teppista da stadio?), non turbano la nostra innocenza.

Quando poi, per qualche minuto, i manifestanti sono passati (senza esagerare) alle vie di fatto (rovesciando un secchio di vernice e tirando un fumogeno veramente striminzito) le decine di videoperatori e fotografi d’occasione erano lì a riprendere, a documentare.

Ora, tutto questo può sembrare scontato, ovvio. Ma non è così. Dobbiamo secondo me renderci conto fino in fondo di vivere in una democrazia che si regge, per la prima volta nella storia, sulla possibilità di rendere libera testimonianza su (quasi) tutto. E questo principio non è, al momento, messo in discussione da nessuno. Mettiamocelo bene in mente.

Certo, il potere prova a limitare questa immensa libertà, ma ha le armi spuntate. E’ letteralmente impossibile. Perché la democrazia ha un alleato formidabile: la tecnologia e il suo indispensabile corollario: la gratuità dell’accesso alle fonti e al modo di produrre informazione, che consente a chiunque di provare ciò che dice, ciò che pensa.

Non siamo soli, siamo una comunità enorme e libera.

[cliccando sul seguente link, un esempio pratico di ciò che intendo: http://www.alain.it/2008/07/05/la-fininvest-e-nata-da-cosa-nostra/]

Un pensiero su “E’ un mondo complicato, ma…

  1. macondo

    Perché il governo ha accondisceso a tutte le richieste di Gheddafi, foraggiandolo lautamente per “fare la pace” e per la ricaduta mediatica che ciò ha sulle vicende politiche italiane. E perché Gheddafi, oltre ad avere i capelli tinti (tonti,avevo scritto) come il (nostro) Presidente del Consiglio, dice tutto e il contrario di tutto come lui.
    Eppoi non bastano le belle parole, cosa fa nei fatti Gheddafi con le sue idee “rivoluzionarie”?
    Riguardo al foraggiamento, Gheddafi ha sollecitato il governo a sbrigarsi a fare le infrastruttura promesse in Libia, perché il popolo ha fame. Ora, trovo inconcepibile che un paese petrolifero abbia un popolo affamato. In altri paesi, che hanno anche meno petrolio della Libia, i governi democratici utilizzano le risorse petrolifere per lottare contro l’analfabetismo, per l’educazione e la sanità.
    Se ho ben capito il terzultimo paragrafo, ne dissento fortemente.

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