Il fruscio secco della luce – Marco di Pasquale

sole 

 

 il vuoto rotondo

 

l’autobus del mattino

riscuote presto i debiti

di sonno agitato

grattato da sotto gli angoli

avanzati al lavoro

 

mi alzo appena devo

ma subito il vuoto rotondo

circonda e respinge

tra le fessure del selciato

alla fine dello smog notturno

affianco al bambino che

ancora proiettile in mano

esige risposte e affetto

 

dimenticare lo snodo

soffocante della morte

ritagliare giornali

e scampoli di furore

è l’unico tributo

che mi troverà in mano

l’autobus mattutino

 

 

 

 

mai farsi il sangue amaro

 

ho sudato e pregato

per tornare all’alba del respiro

e ricominciare il conto dei colpi

sperando di non tradirmi ancora

di cancellare dalla sabbia gli errori

(di ortografia o metafisica)

 

era necessario ferire

il ventricolo giusto

scegliere un proiettile spietato

senza giustificazioni o saluti

erratico ed asciutto

 

il rimorso di aver teso la mano sbagliata

forse svanisce in fretta, neanche marcisce

e l’alba lo cancella nel sorriso

sottile di lei

sveglia

a contarti i respiri

 

 

 

 

usciamo

 

si sgorga

come zingari

nelle vie chiassose

si morde il selciato

impallidendo i passanti

con risate fresche e umide

tintinnando nel buio

 

 

 

 

ti offro

 

ti offro parole

invece di sogni

più concrete da masticare

e sentirti salda

distrattamente felice

 

 

 

 

accettare l’inverno

 

il fruscio secco della luce

attraversa ogni ramo

stormisce tra le ciglia

scantonando dietro le pupille

al bordo delle impressioni

un mattino inalato a fondo

raschia di tosse

le traiettorie sbieche

di cori natalizi a tangere la terra

che disfa sotto al gelo

brucia l’attesa in angoli di silenzio

dove accettare l’inverno

sulla strada rovina ogni proposito

nessun abside ad accogliere preghiere

volatili come foglie attardate

a stuzzicare il vento

 

 

 

 

oggi ho saliva corta

rimorsi alla lingua

e si discerne male

l’ombra della verità

solo un rovello di chiacchiere

in un vicolo cieco

 

 

 

nel folto

 

rovistando

potrei anche

imboccarne il senso

e leggendo gli occhi

forse

 

ma non è

chiave di luce

abisso murato

senza cerniera

di sicurezza

 

dissolta la scacchiera

il folto rigenera

e abbraccia

 

socchiude al futuro

 

 

 

 

Il fruscio secco della luce

di Marco di Pasquale

Wizarts, Porto Sant’Elpidio, 2009

 

 

Dalla presentazione di Manuel Caprari

 

 

L’opera d’esordio di Marco Di Pasquale si segnala per la coerenza stilistica e la compattezza tematica dell’insieme, e per la “pastosità”, se mi passate il termine, dell’impianto sintattico e terminologico. L’autore sembra quasi voler ricreare, più ancora che rappresentare, la concretezza materica del reale, attraverso la scelta dei suoni e la densità delle metafore; in queste poesie il “respiro” si “carezza” e si “massaggia”, e al tempo stesso gli oggetti e gli ambienti sembrano respirare.

 

Di Pasquale è un poeta quasi animista, che ci segnala la presenza di un flusso vitale che impregna tutte le cose; flusso vitale che appare a volte come congelato nell’insensata coazione a ripetere di una quotidianità segnata dalla routine che codifica e svuota di significati gesti e azioni. Questa vitalità è però sempre pronta a deflagare in tutta la sua potenza, innescata dalla forza dell’amore, che poi altro non è che piena accettazione di sé, dell’altro-da-sé e del tempo presente, nonché massima realizzazione del potere comunicativo e relazionale della parola.

 

Parola che l’autore si concede l’estrema libertà –e non sembri un paradosso- di piazzare sempre e solo laddove è indispensabile e necessaria. Si tratta della libertà da un’idea di logica razionale consequenziale a favore di una logica più intima e intuitiva, che chiama il lettore a una più profonda corrispondenza emotiva.

 

Il tutto sulla base di un ritmo poetico sincopato e cadenzato, coi suoi versi brevi, spezzati, a rendere più incisivi linguaggio e immagini.

 

Ve lo dico, anche se sembra banale visto che parliamo di poesia, ma non è detto che sia poi così scontato: seguite la musica.

 

 

 

 

6 pensieri su “Il fruscio secco della luce – Marco di Pasquale

  1. Alessandro Seri

    Se lodassi Marco Di Pasquale mi darebbero addosso dicendo che sono di parte, e allora aspetto di essere preso a pallate di neve. A me la poesia di Marco Di Pasquale piace, mi sembra possa essere definita fandango-picena.

    Rispondi
  2. Manuel Cohen

    i testi sono belli davvero. colpisce il ritmo, la selettività del lessico, azzeccata la rinuncia alla punteggiatura, e alcune frasi suggeriscono pensieri e immagini molto suggestive, una scrittura rigorosa priva di paracaduti o rifugi. complimenti a Marco, che non conosco, ma che so tra le anime più feconde delle nuove Marche. Ho cercato l’editore su internet e mi sono perso…potete dare qualche indirizzo o recapito telefonico? grazie.

    Rispondi
  3. Marco Di Pasquale

    Grazie Manuel, il tuo giudizio sulle poesie mi fa davvero piacere, come mi fa piacere quello di Alessandro (l’ennesima riconferma, ma che stuzzica il mio orgoglio piceno!). L’esercizio di scrittura è un lavoro a cui ci si deve dedicare con attenzione e precisione, ma anche con quella spinta vigorosa e coinvolgente che proviene dalla passione, dall’amore inteso come forza che accende ogni cosa e che ci connette tra uomini, rendendoci davvero esseri umani. La rinuncia alla punteggiatura, come alle maiuscole, è un vecchio puntiglio, una necessità di esprimere il concetto della poesia come un carotaggio del magma cui apparteniamo, senza un vero inizio o una fine.
    Un grazie particolare a Renata che mi ha dato modo di farvi conoscere ciò che scrivo. Per chiunque volesse, l’indirizzo web della Wizarts editore è http://www.wizarts.it, il numero di telefono lo si può rintracciare tramite il sito.

    mdp

    Rispondi
  4. Sonia da Macerata

    “brucia l’attesa in angoli di silenzio
    dove accettare l’inverno”
    e
    “sulla strada rovina ogni proposito
    nessun abside ad accogliere preghiere”
    (da”Accettare l’inverno”)

    Ho scelto due fra le più belle immagini di “Accettare l’inverno”,uno dei testi poetici forse fra i più rappresentativi del poeta Marco di Pasquale.
    La sua poesia è spesso asciutta,scorata,senza vie di fuga.
    La sua è una poetica che si propone e impegna per togliere l’ultimo velo che si frappone frà realtà e sete di illusione; chiede di procedere,dopo il disincanto,per vie meno estemporanee.Chiede,e risuona denso pure di interrogativi:sul senso del fare,delle rappresentazioni d’immagine quotidiana.Nessuna pietà,nessuna ipocrisia,nessuna possibilità di evitamento:la crudezza delle immagini che rifrangono sull’asfalto alla prima luce del giorno.Vividezza dei colori del mattino che contrasta con i tratti del sentire.
    Eppure il poeta sembra richiedere questo esercizio di sfrondatura(come lo attua sui propri testi)dagli orpelli,le imbellettature dell’odierno, del quotidiano,per arrivare ad altro approdo,che si immagina di luce meno diffusa ma più reale e durevole.Non poesia di chiaro taglio pessimistico,ma poesia di ricerca di verità,per ripartire senza inutili zavorre ,le quali,il poeta ne è conscio,appesantiscono e inutilmente rallentano il proprio viaggio.

    Rispondi
  5. Lara Lucaccioni

    Complimenti all’esordio di Marco. Mi piacciono, ad ogni rilettura sempre di più. “Accettare l’inverno” è la mia preferita, ma vi è in tutte un censimento del reale e del quotidiano in chiave personale ed intima, del tutto riconoscibile e distintiva, che aggancia e trattiene il lettore.

    Lara Lucaccioni

    Rispondi
  6. lambertibocconi

    Piacciono anche a me, ma discordo dal prefatore: trovo forti i concetti e le immagini ma la musicalità, a mio parere, ancora perfettibile. Comunque davvero un bel linguaggio, bravo!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *