GIALLO IN SICILIA

 

illustrazione siracusana

Pubblico il pezzo di apertura del numero di maggio-giugno 2009 del bimestrale siciliano “Illustrazione siracusana”. Il pezzo è dedicato al “giallo in Sicilia” ed è firmato da Roberto Mistretta.
Massimo Maugeri 

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GIALLO IN SICILIA
di Roberto Mistretta

Nella tradizione delle arti letterarie, è stato scritto che la Sicilia per qualità di produzione dei suoi autori, rappresenta in Italia ciò che la letteratura russa esprime a livello mondiale.
Su tale solco si incuneano anche le nobili origini del giallo in Sicilia e, senza citare Sciascia che fa caso a sé, basti ricordare che l’isola ha dato i natali a maestri del genere, come Ezio D’Errico (Agrigento 1892), definito il Simenon italiano, col suo commissario Emilio Richard, capo della Seconda Brigata Mobile della Surêté di Parigi; a Franco Enna, pseudonimo di Franco Cannarozzo, che inventò negli anni Cinquanta il commissario Federico Sartori, siciliano nostalgico, e, per restare in tempi più recenti, ad Enzo Russo, nativo di Mazzarino (vive a Monza), che negli anni Settanta pubblicò “Il caso Montecristo”, un giallo di costume che lo fece conoscere in Italia ed all’estero e, sulla scia di quel successo letterario, seguirono “La tana degli ermellini” e “I martedì del diavolo”.
Per decenni ritenuto genere negletto e confinato ai margini della Letteratura (con le Elle maiuscola), oggi il giallo vi entra a pieno titolo e negli ultimi anni la nostra isola ha prodotto un cospicuo numero di opere e nuovi autori tant’è che in Italia si parla apertamente di scuola siciliana. Il giallo dunque per raccontare e raccontarsi, come già fece Giorgio Scerbanenco, inventando il noir milanese negli anni Sessanta.
Ma può un genere raccontare un’epoca? Una terra? Un popolo? O è tuttora valido l’anatema che cinquant’anni fa lanciò Durrematt con il suo “La promessa-requiem per un giallo”? Oppure aveva ragione Italo Calvino che aveva sostenuto l’impossibilità di ambientare un giallo in Sicilia? Più di recente anche Vincenzo Consolo ha rinfocolato la polemica bollando il giallo come un sottogenere, ma il gradimento di lettori e critici di tutto il mondo per Montalbano sono, non credo lasci spazi a dubbi, con buona pace di Durrematt e Calvino (a cui per altro aveva già risposto Sciascia con Il giorno della civetta) e anche del buon Consolo.
Un rapido excursus giocoforza incompleto ed appena accennato sui tanti autori di casa nostra, rafforza il nostro convincimento: la Sicilia, coi suoi profumi e i suoi colori, con la sua gente e la variegata cultura che la permea, è terra di vocazione per i giallisti, che sono bene accolti dalla critica, amati dai lettori e tradotti con successo all’estero.
Palermo vanta in assoluto il primato. Onore alle donne con Valentina Gebbia autrice dei gialli umoristici con protagonista la Famiglia Mangiaracina: “A qualcuno piace il Caldo”, “Estate di San Martino”, “Per un crine di cavallo”, “Borgo Vecchio”. Santo Piazzese non ha bisogno di presentazioni essendo uno degli autori di maggiore successo coi suoi gialli mitteleuropei con protagonisti: il biologo Lorenzo La Marca e il commissario Vittorio Spotorno. Proseguiamo con Gery Palazzotto, autore di due romanzi con protagonista il commissario Porzio: “Di nome faceva Michele” e “Giù dalla rupe”. Ed ancora: “Yesterday”, romanzo d’esordio di Gian Mauro Costa, “Volto di pietra”, scritto a sei mani con lo pseudonimo Sal Cappalonga, e “La stanza dei lumini rossi” di Domenico Conoscenti. Vanno forte i romanzi del commissario scrittore Piergiorgio Di Cara con protagonista Salvo Riccobono e i romanzi di Giacomo Cacciatore e Roberto Alajmo, autori che definire giallisti sarebbe riduttivo. Senza dimenticare Davide Camarrone con “Lorenza e il commissario” e “I diavoli di Melusa” e Salvo Toscano con “L’enigma Barabba” e “Ultimo appello”.
La Sicilia orientale risponde col catanese Ottavio Cappellani salito nell’olimpo dei giallisti al suo esordio con “Chi è Lou Sciortino?” e il recentissimo “Chi ha incastrato Lou Sciortino?”, con Domenico Cacopardo, nativo di Letoianni che ha ambientato alcuni suoi romanzi in provincia di Messina, con Silvana La Spina eclettica autrice etnea di “Morte a Palermo”, “L’ultimo treno da Catania”, Uno sbirro femmina e il recente “La bambina pericolosa”. Ed ancora Massimo Maugeri con “Identità distorte”, thriller psicologico a sfondo sociale ambientato a Catania e già al vaglio di agenti letterari per essere tradotto all’estero e ripubblicato in Italia. Ed ancora: Barbara Becheroni (milanese innamorata della Sicilia, vive a Siracusa), autrice dei recentissimi “Ammazzarono alla strega del fiume” e “Pandemia”, e che ci aveva già ben impressionato al suo esordio con “Nel dolore- la sala parto è pronta signor commissario”.
L’elenco, sicuramente manchevole già oggi, è destinato a crescere nei prossimi mesi ma non possiamo non citare le incursioni nel giallo di Gaetano Savatteri di Racalmuto che coi romanzi sui generis quali “La congiura dei loquaci”, “La ferita di Vishinskij”, “Gli uomini che non si voltano” rinnova la tradizione del grande maestro di Regalpetra, suo compaesano.

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