Rosa del deserto

damasco

Gisella Gasparini  (2.6.1957 – 20.8.2009) in memoriam

Gisella viveva in più mondi – e questa è stata, fino alla fine, la sua forza.

Forse a causa della malattia che l’aveva accompagnata per tutta la vita e che aveva limitato il suo raggio d’azione, aveva sviluppato dentro di sé una ricchezza che la faceva vivere in  pienezza, perfino negli ultimi tempi, quando il dolore aveva preso il soppravvento su tutto il resto.

Ma Gisella non si faceva vincere.

Non è morta sconfitta.

Amava la vita, come spesso fanno proprio coloro che non la possiedono in pieno. Voleva vivere ed è vissuta come sapeva fare solo lei: dal di dentro, sostenuta da una forza e da una fede provenienti da fonti misteriose che la collegavano ad una più profonda dimensione dell’esistere.

Sapeva leggere se stessa e le persone intorno a lei. Era un’attentissima osservatrice che però si asteneva dal giudicare lo spettacolo del mondo.

Era generosa di natura.

Viveva e non viveva in questo mondo.

E’ stato il suo amore per la bellezza a proteggerla contro ogni forma di miseria e volgarità.

Dove appariva Gisella, sempre vestita come si deve nei suoi bei tailleur tipo Chanel, si respirava immediatamente un’altra aria: di tempi e modi remoti.

Un mondo a bassa voce, gentile e discreto, basato sull’innato senso della giusta misura.

Di ciò che è possibile e di ciò che è impossibile.

Eppure esisteva anche un’altra Gisella: una donna appassionata che amava il Medio Oriente e i suoi sapori, la sua luce, i suoi misteri indecifrabili. Quell’altra Gisella si muoveva,  curiosa e fiduciosa, nei vicoli dell’antica Damasco, cogliendo l’abissale ricchezza del mondo delle origini.

Alcune poesie che ha lasciato s’ispirano  proprio a questo mondo lontano, vissuto con la massima intensità nelle  ampie stanze del suo io interiore.

La Rosa del deserto, è un omaggio alla viva bellezza del fiore, nascosta nella pietra del deserto: espressione in ogni verso dell’amore per la vita e della consapevolezza di essere stata, nonostante tutto, altrettanto amata da essa.

Rosa del deserto

Cristalli sono

i tuoi occhi.

Brillanti sono

le tue gemme.

Perle sono

Le tue lacrime.

Zahret!

Petali vellutati

e leggiadri,

rosa come la tua

carnagione,

rossi come le tue

labbra ardenti,

profumati come

la tua pelle,

impalpabili

come il tuo Amore.

Zahret!

Perle lacrimate

da fresche

inesauribili

fonti

un giorno inaridite,

finestre di

un’Anima

cristallizzata

nella selce rosata

– dolce ma tenace! –

del deserto.

Zahret!

Unico generoso

paladino,

giardiniere fedele,

tenace difensore

di siffatto fiore,

creatura meravigliosa

visibile a tutti

– per nessuno

accessibile –

ma tagliente

come la selce ed

i brillanti quarzi

che la difesero

da avide mani

di infedeli

crociati

bramosi solo

di gioielli orientali.

Zahret al Sahara!

Fiore di pietra

immutato nel tempo,

gelosamente custodito

dal deserto

difeso dalle tue

genti beduine – – –

diventasti di nuovo

eternamente

umano,

dolce e profumato

come un’Arancia

dissetante e rinfrescante

della più profonda

sete

che ogni deserto dà

– anche quello

dello Spirito! –

per provare

la nobiltà dell’Animo!

Ritornasti alla Vita

e rigenerasti, a tua volta,

dalla Sete,

frutto offerto

e che si offrì

come espressione suprema

e nascosto messaggio

che solo il

profondo aroma

poteva, sapeva e voleva

comunicare!

Non più la tagliente selce

o occhieggianti quarzi,

ma sfavillanti gioiosi

occhi di

lacrime imperlate,

come gocce cristallizzate

del maestoso

Furat,

solo per Colui che

– unico –

seppe offrirti

tale colorato

e profumato frutto

come fosse una Rosa!

11 pensieri su “Rosa del deserto

  1. robertorossitesta

    Cara Stefanie,
    nel mondo ci sono non poche Giselle, tutte speciali, ognuna a suo modo: “zuhur” che con l’esempio ci insegnano a scalare l’erto comune “jabal”.
    Non conoscevo quella di cui parli, ma anch’io ho una Gisella, che guarda caso ha disseminato di rose del deserto la casa propria e la mia.
    Perciò, se in questa
    quasi-dovizia di Giselle (che almeno nel ricordo ci sono sempre accanto) continuiamo a commiserarci e a imprecare, la colpa è solo nostra; e siamo come quel ricco al quale duramente ma giustamente Abramo diede il fatto suo.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  2. mimma

    Sì, tutto in Gisella era discreto, i modi, la voce, il comportamento; solo due cose non erano discrete: lo sguardo severo e fiero e la forza che non si capiva – non lo capisco nemmeno ora – da dove provenisse. Anche nei momenti più disperanti, e ne ha avuti tanti, Gisella si reggeva, sempre dritta, e ciò sembrava perfino non costarle sforzo, anzi pareva che avesse un’anima di ferro, intorno a cui il grazioso corpo, se pur tanto esile e fragile, si attaccava saldamente, non cedeva, non si abbatteva. Gisella non somigliava a nessun’altra. Era una di quelle poche persone di cui si può dire: è particolare, originale, non conosco altre come lei. E della cui amicizia si è orgogliosi e si cerca, in tutti i modi, di nutrire e mantenere. Anche ora che non c’è più. Coltiverò la sua mancanza.

    Un abbraccio a Stefanie e grazie di cuore a Roberto Rossi Testa, che, pur non conoscendola, ha sentito di rivolgerle un pensiero.

    Mimma

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  3. Fortunato

    Cercherò di cancellare il giorno in cui ho ricevuto il messaggio della sua scomparsa – avrei voluto rivederla, parlarle ancora come sempre e ringraziarla del suo presiozo saluto che mi aveva fatto pervenire.
    Si, quando parlo di Gisella non riesco a farlo al passato… anche se so che la sua morte ha chiuso la sua lunga sofferenza.
    Vorrei tanto rivivere i momenti quando facevo colazione con lei e quando ci incontravamo per mangiare insieme, parlando di qualsiasi cosa – di lei, di me, e delle nostre famiglie.
    E’ sempre presente in me la fatica che facevo per farla sorridere con inviti alla confidenza ai quali Gisella rispondeva con uno sguardo indiscreto – e disarmava, ridendo, i miei approcci prudenti con la sua espressione spesso misteriosa.
    Sono ancora vivi e cari in me i momenti quando Gisella mi trascinava nei suoi interminabili viaggi che mi raccontava orgogliosamente con una precisione, tipica sua.
    Una cosa è certa – quando penso a Gisella, la penso al presente, come una delle poche persone care che ho – ed è sempre in me.
    Ciao e, come sempre, a presto Gisella, tu sei per me una delle più belle lezioni.

    Il tuo caro Fortunato.

    Un abbraccio a tutti coloro che hanno conosciuto Gisella.

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  4. Lidia

    Quando penso a Gisella rivedo il suo dolce sorriso e risuonano le sue parole : “oh, ma è così bello vivere!”.
    Forte, mai sconfitta Gisella.
    Aveva forse trovato qualcosa che io non riesco a vedere.
    Lidia

    Rispondi
  5. stefanie golisch

    Vorrei ringraziare coloro che se la sono sentita di lasciare un loro pensiero in ricordo di Gisella. Ma anche coloro che non l’hanno fatto. Credo che ognuno abbia il suo personale modo di rielaborare un dolore: con le parole o – in silenzio…
    Importante è ricordare.
    Perché come recita il famoso detto del Rabbi Loew, il segreto della redenzione è la memoria.

    Stefanie

    Rispondi
  6. Elena

    Ho atteso qualche giorno prima di scrivere un ricordo di Gisella perché il pensare era confuso dallo stato d’animo. Sono ancora incredula e sgomenta nell’accettare di non rivederla a scuola. Eravamo colleghe dello steso istituto ma di corsi diversi e questo ci faceva muovere in spazi diversi e ambiti differenti, limitando così le occasioni di relazione. Il nostro incontro solitamente avveniva all’inizio della mattinata, al tavolo vicino ai rispettivi cassetti nella Sala Professori.
    Gisella dai modi signorili e semplici, era sempre gentile, mai affettata, mi accoglieva con un saluto cordiale e subito scambiavamo qualche parola su fatti della nostra quotidianità e poi mi lasciava con un augurio di buon lavoro, incamminandosi verso le classi.
    Curata e sobria nel vestire, rapida nel passo leggero e breve, delicata come la sua persona, Gisella era interessata al suo lavoro, ai viaggi, ad ascoltare le tue impressioni. Le parole di Stefanie la ritraggono a pieno, si sentiva la sua interiorità, la sua sostenza, la sua fermezza. E qui mi appare quello sguardo di cui scrive Mimma.
    Gisella aveva scelto l’essere all’avere e in questo era in controtendenza.
    Mi ha colpita sapere che scriveva poesie ma non sorpresa perché quella dimensione era nelle sue corde ed è stata una scoperta emozionante leggerne la profondità e la compiutezza.
    Il suo stile di vita rimarrà sempre nei nostri pensieri, esempio di forza d’animo,di coraggio,di dignità,di misura, di amore per la vita. E’ questo che bisogna far passare ai nostri ragazzi e fortunati quelli che l’hanno avuta come insegnante e che ne hanno compreso lo spessore.

    Elena

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  7. adele

    vedo gisella che esce dalla sala professori. non l’ho più vista. le ho parlato udue o tre giorni prima che mancasse. aveva la voce stanca. durante la malattia ci siamo sentite spesso e le mandavo le foto dei miei fiori. la prima le era piaciuta tantissimo: era un fiore di cactus. dura un giorno, ma è bellissimo.

    adele

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  8. katya

    KATYA l
    Siamo arrivate insieme, lo stesso anno, al Parco Nord. Eravamo entrambe nuove, insegnavamo proprio sulla stessa sezione, inglese e tedesco.Ci incontravano sempre, ad ogni intervallo o cambio d’ora, per scambiarci qualche parola, un commento, un timore, un sorriso. Mi facevi forza perchè anche tu eri “nuova” come me in quell’ambiente.
    Ti ho conosciuto bene, Gisella.
    La bontà e la tua fiera dignità caratterizzavano il tuo modo di essere.
    In ogni nostra difficoltà sei sempre stata pronta ad offrirci una parola di consolazione.
    Sei stata una persona grande nell’affrontare il dolore con ferma compostezza, senza mai lamentarti o disperarti. Ti guardavamo ammirati chiedendoci da dove traevi così tanta forza d’animo.
    L’esempio che ci hai dato nell’affrontare la sofferenza ci fa molto pensare: hai avuto sicuramente vicino una “grande” mamma che ti ha sostenuto in ogni momento!
    Ora,dolce e cara amica Gisella, tu che sei nella gioia e nella beatitudine del Paradiso stai accanto, in ogni momento, alla tua mamma: sostienila e dalle la forza di continuare questo viaggio pesante senza di te. Sicuramente riceverà dal cielo la “consolazione” per il suo immenso dolore.
    E anche noi, d’ora in poi, sapremo che lassù tra quelle nuvole bianche, nell’immensità del cielo, ci sei tu, Gisella che, come un angelo custode, intercederai per tutti i tuoi affezionati amici. Ti voglio bene. Katya

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  9. federico

    ho letto solo ora questa poesia.. stupenda.. ancor di più le parole che sono state usate per descriverla.. io sono un suo ex alunno.. è stata e sarà sempre nel mio cuore.

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  10. stefanie golisch

    Caro Federico, sono felicissima di questo commento…. viuol dire che nulla si perde….Lo spirito di Gisella e`viva tra di noi…

    Un caro saluto

    Stefanie

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  11. Artemide

    io ero la sua compagna di banco al liceo, era allegra, simpatica e davvero piena di vita non la sento da moltissimo, circa 19 anni, e anche allora diceva con grande serenità che la malattia che aveva sin da piccola le avrebbe concesso una vita breve……….ci siamo sentite in occasione della perdita di un’altra nostra compagna, Marina, e ci siamo fatte coraggio insieme……..ciao Gisy spero di rivederti lassù e di ridere ancora tanto insieme

    Rispondi

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