«Nel nome del padre», romanzo di Gianni Biondillo

di Antonio Sparzani
Biondillo_padre

Ho letto Nel nome del padre in un giorno e mezzo, perché ho dovuto fare le pause per mangiare dormire eccetera. Ma in verità non si smette facilmente. Perché il Biondillo autore di noir non si smentisce del tutto, la suspense anche in questo libro è ben presente e rende più frizzante il piacere della lettura.
È un romanzo dedicato ai padri separati, e fors’anche a quelli che meditano di separarsi.
Comincia con la vigilia di Natale e finisce con la stessa vigilia di Natale, e in mezzo si dispiega una storia con degli accurati avanti e indietro temporali che vogliono fare arrivare il lettore a capire finalmente del tutto che cosa esattamente sia successo proprio in quella vigilia di Natale, che vede Luca, il protagonista-padre disperato passare attraverso una successione di emozioni che ne rovesciano la vita.

Gianni Biondillo scrive con mano sicura, conosce ormai i suoi lettori, si concede e si trattiene con la misura che ha imparato dopo una decina di volumi pubblicati. I dialoghi sono svelti, realistici, hanno il sapore dell’immediatezza domestica.
L’ex moglie di Luca, Sonia, non ne esce benissimo, ma ci sono dialoghi dai quali nessuno dei due esce un gran bene, come del resto accade nella realtà. Sonia cerca ogni scusa – tipica: “la bambina ha la febbre” – per non “dargli” la bambina nei periodi stabiliti dal giudice della separazione, Luca si arrabbia decisamente fuori misura e finiscono a male parole senza nulla concludere. Insomma, una storia vista tante volte nelle nostre vicinanze.
Ma Luca reagisce, almeno, si iscrive ad una associazione di padri separati, anzi ne diventa consulente, studia tutte le sentenze di cassazione relative alle separazioni e ai diritti dei padri e impara a difendersi dai soprusi della ex moglie, riacquista fiducia.

Non è un libro di sociologia spicciola, è il romanzo di Luca e di quello che gli accade di molto rilevante in un periodo cruciale della propria vita. Ed è un libro di fiducia, un libro che contiene una speranza malgrado le complicazioni e le asperità del quotidiano. Leggerlo mi ha fatto molto piacere, mi ha lasciato un buon sapore in bocca.

7 pensieri su “«Nel nome del padre», romanzo di Gianni Biondillo

  1. gianni biondillo

    Ehm, quanta attenzione su questo sito al mio libro. Ringrazio tutti… come spesso sto dicendo in giro, libreria dopo libreria, “Nel nome del padre” racconta di come un divorzio, in Italia, possa essere vissuto come un lutto, dove alla fine ci si dà la colpa a vicenda di questo progetto di vita sconfitto. E’ il racconto di una guerra privata, che non ammette prigionieri. Come in ogni guerra chi ci va di mezzo è, soprattutto, la popolazione civile, in questo caso i figli. Si può smettere di amare il proprio compagno, ma non si può smettere di essere genitori. Ecco, il punto di vista di questo romanzo credo sia inedito: per la prima volta racconto di come questa “guerra sporca” possa essere devastante anche per un uomo. Di come un padre, giorno dopo giorno, veda perdere il suo diritto alla genitorialità, di come veda scipparsi gli affetti della figlia, per una ritorsione insensata e folle della ex moglie. Non è un libro contro le donne (ed infatti molte mie lettrici lo hanno apprezzato e capito): invertita la polarità il sopruso sarebbe identico. È, in breve, un libro sull’esercizio dei micropoteri quotidiani. Ed anche, più semplicemente, la storia di un riscatto, di una ricostruzione di identità.

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  2. Iannozzi

    Se è possibile, questa recensione è peggiore della precedente: basta sostituire B. con qualsiasi altro nome e la si puo’ adattare anche a Charles Dickens. Sembra una recensione ragionata sulla quarta di copertina.

    Ecco la quarta di copertina:

    È la notte di Natale, in un mondo che si prepara a festeggiare, comunque e ovunque. È la notte di Natale per tutti, ma non per Luca, che è solo in casa, abbrutito dall’alcol e dal dolore, sul punto di compiere un atto disperato, sconsiderato, l’ultimo. E forse non lo può fermare nemmeno il telefono, che squilla a vuoto. Come è arrivato a questo punto? In una serie di flashback incrociati, terribilmente a fuoco e allo stesso tempo lacunosi come la sua memoria, ripercorriamo la storia d’amore di Luca e Sonia, la decisione di creare una famiglia, la nascita della piccola Alice, e poi via via tutti i passi, in fondo banali, che conducono una coppia alla distruzione.
    Il calvario di Luca è quello di molti padri separati, a cui la moglie impedisce di vedere i figli approfittando in modo subdolo di un vuoto legislativo che vede gli uomini pieni di obblighi ma privi di diritti. E mentre cerca di fare chiarezza in sé e nel suo passato, in un circolo che sembra senza uscita, a Luca non resta che lottare, con incredulità, rabbia, incontrando altri uomini nella sua situazione, studiando maniacalmente le leggi, cercando di far pagare il meno possibile a sua figlia… Una storia di oggi, comune e insieme unica.

    Okay, caro Antonio, ci hai convinti, non ne vale la pena: è tutto nella quarta di copertina. La sostanza è tutta lì.

    Poi, sotto Natale… dio mio dio che roba.

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  3. Lucio Angelini

    Sono contento per te, anche se da “single di ritorno” non si sta poi così male (almeno nella mia esperienza).

    P.S. Quella gran reazionaria della tua amica Lipperini continua a censurare ogni mio commento nel suo blog. Si riempie la bocca di discorsi progressisti, ma nel profondo è ormai pronta per il Partito della Libertà*-°

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