La conquista dello spazio 1

La mia stanza è un caos. Scrivo su una tastiera di Acer appollaiata nell’angolo di un tavolino da computer, il cui piano è gremito di oggetti: una foto di don Mario sorridente, col maglione grigio e il colletto bianco da cui pende un orologio da sei euro sempre in procinto di fermarsi, l’immancabile block notes sulle gambe, sovrapposto a una borsetta in cui conserva i soldi per i poveri (poco prima di morire se la fece portar via, meritandosi un rimprovero di cui oggi mi pento amaramente); due raccoglitori di 31 per 23 centimetri, contenenti una catechesi sull’amore come senso della vita e un metodo per risalire da un vizio o una virtù a una serie logica di conseguenze spirituali e psicologiche; un cartoncino di auguri che sosterà fino a quando non avrò ringraziato tutti gli autori del regalo di natale (ne avanza sempre qualcuno che incontro troppo in fretta per dirgli quel che devo); tre penne, di cui due non scrivono, ma resistono sfacciatamente al loro posto; una matita con le mine e un accendino di dubbia utilità (forse è presente dal giorno in cui venne a mancare la corrente e non sapevo più dove mettere le mani); una cartolina dalle Dolomiti, di cui finalmente identifico i mittenti, che contatterò prima possibile, e molte altre cose di cui dirò con calma. Ho deciso di partire alla conquista dello spazio che è oggi la mia stanza, un serbatoio di storie pronte a prendere forma da una foto, una penna, un accendino, ciò che lo sguardo coglie giorno dopo giorno, senza mai afferrarne la lezione decisiva.

18 pensieri su “La conquista dello spazio 1

  1. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    si tratta di prolegomeni oulipiani (ma ad alta temperatura emotiva), tanto per non dimenticare le tue origini, o sbaglio?
    Nell’attesa un abbraccio,
    Roberto

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  2. f&r

    Un viaggio nella memoria custodita dalle cose quotidiane, come pane mai dato per scontato.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Stella Maria

    La conquista dello spazio come un viaggio all’interno di sè e di tutto ciò che ci circonda. Come riscoperta di un sentimento, un’emozione, un’idea, una persona.
    Un viaggio all’interno della propria vita di ieri e di oggi per costruire quella di domani fondando le radici nella sua essenza.
    Buon viaggio Fabrizio, aspetto le cartoline da ogni “tappa”
    un abbraccio
    SM

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  4. Anna Maria

    Caro Fabrizio,
    mi piace pensare che la ‘tastiera appollaiata’, ‘il piano gremito’, il cartoncino che sosta e le due penne che non scrivono, ma ‘resistono sfacciatamente’ abbiano avuto l’astuzia di trasformare ai tuoi occhi il loro invito silenzioso e fedele in uno slancio di conquista di storie. Lieta di questo incontro tra due attese, ti mando il mio abbraccio

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  5. lucypestifera

    mi sono imbattuta proprio oggi in un pensiero di federigo tozzi in “Come leggo io” sul “mistero del quotidiano” che mi ha colpito perché permette di riconsiderare gli oggetti non sempre e non solo come le “buone cose di pessimo [buon] gusto”, ma come portatori di una qualche verità e dignità. te lo trascrivo – anche se in apparenza non dice esattamente quello che forse intendevi tu – perché rende giustizia alla modestia di tante esistenze “normali” che troppa letteratura oggi tende a dimenticare, a caccia di un’eccezionalità spesso in-significante:

    “Ai più interessa un omicidio o un suicidio; ma è egualmente interessante, se non di più, anche l’intuizione e quindi il racconto di un qualsiasi misterioso atto nostro; come potrebbe essere quello, per esempio, di un uomo che a un certo punto della sua strada si sofferma per raccogliere un sasso che vede, e poi prosegue la sua passeggiata”.

    intanto, il tuo pezzo di oggi è già letteratura.

    lu

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  6. mariapia

    Occorre tempo, Fabrizio, e mi identifico , tremando, eppure, come in sogno un giorno gli oggetti si incamminanano e ci parlano ci vengono a prendere, per mano e ci invitano alla loro e nostra storia. E’ così che ri- comincia il viaggio.Il narrare. Notte!

    Maria Pia Q

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  7. sparz

    Fabrizio ti prego vieni qua e insegnami a conquistare spazio sulla mia scrivania, della quale non riesco a vedere che pochissimi centimetri quadrati…

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  8. sergiogarufi

    ciao fabry, divertente e malinconico questo tuo “voyage autour de ma chambre” 🙂
    un abbraccio

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  9. jolanda catalano

    Spesso capita, caro Fabrizio, di essere talmente abituati alle cose che ci stanno intorno, da non distinguerne più i particolari, uno sguardo globale forse ci rassicura. poi capitano momenti come quelli che tu hai descritto e iniziare un nuovo percorso sembra naturale e soprattutto necessario.
    grazie per questa significativa pagina.
    un caro abbraccio
    jolanda

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  10. mauro baldrati

    Bello, Fabrizio, anche l’immagine di van gogh (o è una citazione iperrealista?) ci sta bene 🙂

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  11. Titti

    Fabry,
    non fare scherzi: ora che hai una nuova liberia, non metterai mica tutto in ordine nella tua stanza e sulla scrivania?…altrimenti l’estro creativo se ne va via con la polvere!!!
    Un super abbraccio,
    Titti

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