FOT***O! [il delitto perfetto]

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iJIGC90liAE]

Da bravi, siete rimasti una manciata. Tutti in fila. Uno. Due: tre…

Manca qualcuno? Mirror Neurons! Lascia quel dannato specchio per un secondo; e porta qui i tuoi dendriti! Tutti pronti? Foto ricordo al cervello fottuto! Bene, andate in pappa, tranquilli…

Cari pronipoti,

questo è l’ultimo, l’unico ritratto che spero conserverete – nei vostri destini di domani – dei vostri patrimoni genetici dell’altro ieri. Non ho tempo, non è più tempo per raccontarci, per mentirci. E non resterà altra traccia del “coltello di ghiaccio” [no! Nemmeno su Wikipedia!]. Delle altre armi, sì. Delle altre morti, sì. Del “coltello di ghiaccio” e delle sue vittime, no! Dal 1954 cercano di smentire Alfred [«Non esiste il delitto perfetto»] e, finalmente, ci sono riusciti. Per motivi facilmente intuibili, non ne hanno dato notizia. Jimbo & co. hanno provato a dirvelo. Buonanima di Burton [manchi Cliff!] lo sussurrava, con tono grave: «Oh Padrone dei Burattini, dove sono i sogni che ho avuto? Mi hai solo mentito. Risate, tutte le cose che sento o vedo sono solo risate. Risate, risate, ridere dei miei pianti… Manipolami ed entra nel mio corpo!».

Il “coltello di ghiaccio” si scioglie – ben prima che i vostri cadaveri siano putrefatti. Nessuno saprà chi vi ha ucciso. O meglio: lo sapranno in due. Chi vi ha ucciso [e si guarderà accuratamente dal rivelarlo]. E chi vi ha amato [e non potrà incastrare il colpevole]. Noi abbiamo visto tardi, troppo tardi – l’affilata lama gelida. Feriti a morte, non morti del tutto, prima di trapassare come tutti, prima di tanti: scriviamo ancora dei piccoli scudi. Qualche spicciolo di speranza perché vi difendiate in tempo, per tempo, nei vostri tempi futuri…

 

  • il Male maiuscolo, non si ficca una targa luminosa in fronte e un completo fosforescente per dirvi: cucù! «Sono il Male, sono cattivo cattivissimo e sto per ucciderti!». Sarebbe quanto meno stupido. E il Male maiuscolo è – tutto – tranne che stupido [si consiglia la visione quotidiana de l’Avvocato del Diavolo].
  • liberatevi dai “sensi di colpa”. Eccetto rari, santi, casi: se non sei presente sotto quello spicchio di cielo che sanguina la terra, non puoi fattivamente fare un benemerito! Prega per i fratelli e per le sorelle distanti, e corri a trovare tua nonna o l’ottuagenario tuo vicino di casa che sta male anche lui, ma il Telegiornale non lo comunica perché non fa notizia [si consiglia preferire: la grande gioia del particolare possibile, all’infinita depressione dell’universale irrealizzabile].

 

  • Rimbaud [tanto per citarne uno] era/è Rimbaud nonostante si drogasse. Non perché si drogasse. È diverso. Abbraccialo forte, ma drogarti non ti servirà a scrivere come lui. E non sai quanti aspiranti scrittori/musicisti/artistoidi ho visto drogarsi per essere [atteggiarsi da!] dannati e maledetti. Sono morti senza comporre una straminchiazza [si consiglia leggere: Heavier Than Heaven, Arcana Edizioni, pag. 375: «[…] e una figlia che mi ricorda troppo com’ero. Piena d’amore e gioia, bacia tutti quelli che incontra perché tutti sono buoni e nessuno le farebbe mai del male. E mi terrorizza fino al punto che non riesco più a muovere un muscolo.  Non sopporto l’idea che Frances diventi il miserabile death rocker autodistruttivo che sono io…»].

 

  • sopportare non è facile. supportare lo è ancora meno. Quindi: quando ti devasti, tirati un calcio in culo da solo [tranquillo, gli Amici non lo faranno – per paura tu glielo renda!]. E te lo dico con cognizione di causa: mai sopportato certe orde moleste/malefiche da sobria. E ho fatto il loro gioco: ti serve – anche – il fegato, per vivere. E per difenderti. E qualche neurone in più, aiuta. Evita di bruciarteli tutti perché chi sussiste solo per perorare, scientemente, la propria cattiveria: non si distrugge. Distrugge te. E senza muovere un dito. Aspetta che tu ti distrugga da solo/sola. Non valga come predica, che le detesto e non sarei [comunque mai] credibile – ma come: presa di coscienza. Chi tonsilla queste parole, sgola l’esperienza di chi si è sgolata mezza fabbrica di Pampero. Ognuno è libero di devastarsi, ma ricorda: se qualcuno ti volesse colpire, vince facile. Un tizio in un bar mi disse: «farti male è come picchiare un neonato che fa la cacca: terribile, ma semplice. Anche per un bambino delle elementari». Non è stato piacevole, ma lo ringrazio [si consiglia di provare a guardare dentro le pupille di Janis Joplin o di Layne Staley o…]

 

  • dubita, dubita sempre e comunque. Dubita anche delle mie parole, perché io ho fallito. Pure: ci credo ancora. Che tu possa fare, che tu possa – essere migliore. Di me [che non consiglio ma consegno: le mie cicatrici]

 

 

 

19 pensieri su “FOT***O! [il delitto perfetto]

  1. Alessandro Ansuini

    insomma chià dici che non c’è salvezza da questo maledetto coltello di ghiaccio? anche maradona è stato maradona “nonostante” si drogasse, mi è molto piaciuto quel passaggio. ti lascio una citazione della santa rabbia: “Not only do i not know the answer / I don’t even know what the question is.”
    un abbraccio

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  2. Guglielmo Amore

    Se ne discusse al tavolo, mentre eminenze grigie di laureata patente vantavano possibili marcature a matita cattedratica sugli scritti del “matto”[?] di Marradi. Lo sapeva Pier Paolo, lo sapeva Kurt, lo sapeva Ariel, un pesci si ferma, se ne va, si fa anche fuori o più semplicemente pianta in asso [of spades], ma quando e come vuole lui. Decide lui. Quando la sua pazienza è satura sfila svelto, si toglie di dosso il pantano gettato dagli eterni qualunque, ma non per “togliersi dalle palle”, niente sospiri di sollievo, ha sempre un joker da giocare ed è sua delizia scegliere quando calarlo [… don´t forget].
    E tutto il resto è noia… Assassina.

    Grazie sempre, Chiara,
    un grande abbraccio.
    Guglielmo

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  3. nadia agustoni

    “dubita, dubita sempre e comunque. Dubita anche delle mie parole, perché io ho fallito. Pure: ci credo ancora.”

    Chiara grazie e un abbraccio

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  4. Chiara Daino

    @ Made in Caina:

    Unchain the colours before my eyes,
    Yesterday’s sorrows, tomorrow’s white lies.
    Scan the horizon, the clouds take me higher,
    I shall return from out of fire.

    Tears for rememberance, and tears for joy,
    Tears for somebody and this lonely boy.
    Out in the madness, the all seeing eye,
    Flickers above us, to light up the sky.

    REMEMBER TOMORROW [Metallica non dimentica. Marchia]
    E ricordatevi di firmarvi – che ho l’anima sfranta di dialogare con anonimi d’ogni sorta!

    @ Alessandro Ansuini:

    Dico che c’è salvezza dove c’è speranza. Dico che è nostro dovere dare la speranza che ci hanno tolto. Perché il popolo futuro possa – essere. Dico che dobbiamo dire quello che a noi – si son ben guardati dal dire! E dal dare!
    E ancora: sono felice ti sia piaciuto il mio *nonostante*. Pure: mi riferivo agli Artisti. Maradona, per quel che mi risulta, è [è stato] uno sportivo. E sai l’enorme differenza tra Maradona e Cobain dove si sostanzia? A Diego la droga la perdonano, a Kurt – no. E sai perché? Perché *panem et circenses* è formula vincente, da sempre! Elio & Co., ridendo e scherzando, diedero perfetta summa/sintesi: *Commando sì commando no, commando omicida./Commando pam commando papapapapam, ma se c’è LA PARTITA/ il commando non ci sta e allo stadio se ne va,/sventolando il bandierone non più sangue scorrerà*. Questa *Terra dei Cachi* è la *Terra del Calcio* [chi lo gioca chi lo guarda e chi lo riceve: in bocca!]. E mi ripeto per l’ennesima volta: capisco che scalciare una sfera – sia tra le attività più dignitose che un maschio in mutande possa svolgere, ma posso vivere in un Paese dove tutti i quotidiani sono intonsi e la Gazzetta dello Sport è resa un cencio? [c.f.r. qualsiasi bar]. So bene che il tuo era solo un *paragone* , ma ormai i calciatori sono scrittori, gli scrittori sono calciatori, tutti sono tutto e l’eterno riposo mi doni la pace. Amen.

    P.s. ti ringrazio per la santa rabbia, ma preferisco la Santa Rabbia:
    St. Anger round my neck
    St. Anger round my neck
    He never gets respect
    St. Anger round my neck

    Fuck it all and no regrets
    I hit the lights on these dark sets
    I need a voice to let myself
    To let myself go free

    @ Guglielmo:

    E, di Rickenbacker in Rickenbacker, lo sa anche DeMaio. E Gabriel García e Aldo Busi e lo Re-citato Hölderlin: Was bleibet aber, stiften die Dichter! E sempre resta: il glifo. E sempre l’Uno che basta: the only card I need!

    Grazie a te Will,
    per la Volontà che non concede – la matita blu – ai *piccoli Mosè*

    @ Nadia:

    Nell’abbraccio, grazie a te che motivi quella *vita strillata* che mi.

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  5. Alessandro Ansuini

    cara chiara, su maradona ti risulta male. 😉 artista credo che come definizione sia la più esatta. era d’accordo anche carmelo, in quanto maradona eccedeva dal calcio inteso come 22 smutandati che corrono apppresso a una palla. voglio dire, l’animo umano si accende per passioni incomprensibili, anche vedere una selva di persone che sgambetta a tempo su un palco con dei body aderenti è ridicolo, se visto così, così come anche imbrattare un foglio con dei segni grafici che comunemente chiamiamo parole, o scolpire una roccia per darle la forma di una giraffa, e via dicendo. poi in questo ridicolo teatrino qualcuno ogni tanto rende la sua mansione cosa diversa, poetica, e maradona era uno di questi, a mio modo di vedere. sportivo proprio no, si allenava quando aveva voglia, fra una tirata e l’altra. finita la mia disgressione sul pibe de oro 🙂

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  6. Daniele Assereto

    Bastano centoventi secondi per uccidere una persona.
    I primi sessanta per soffocarlo nella biada delle sue inutili bugie, affinchè smetta di crogiolarsi in quelle futili convinzioni che si è costruito attorno e con cui ha cercato di plasmare il mondo circostante. Sessanta secondo sono più che sufficienti, affinchè smetta di guardarsi nello specchio delle sue brame, o non saranno mai abbastanza.
    I secondi sessanta per lasciarlo da solo, abbandonato ai fantasmi che continueranno a bussargli alla porta anche quando crederà di aver raggiunto l’irragiungibile, quella ricchezza interiore che invece riduce sul lastrico ogni malato di se e di ma. Un minuto di solitaria agonia, un misero minuto di randagia rabbia che poco per volta lo scuoterà da dentro, fino a farlo dubitare di tutto, perfino del soffitto che incombe sulla sua sporca coscienza. Non esiste riparo dalle stelle già morte, non esiste rifugio dalle comete che, prima o poi, ritornano sempre. E quando tornano, troveranno soltanto una fossa di centoventi cadaveri al loro passaggio. Centoventi cadaveri trafitti da lame di ghiaccio, lame disciolte nel tempo su cui non si poserà mai più nemmeno un occhio scagliato da Odino nel vacuo divenire.
    Centoventi secondi.
    Tanto basta per uccidere una persona.
    Oppure, una parola di troppo, scelta e mirata, al momento giusto.
    A te, Chiara, che continui ad affilare parole di ghiaccio. Grazie.

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  7. Chiara Daino

    @ Sandro:

    purtroppo siamo nello *stato di vapore*, Sandro: e la nebbia offende. Non è mai offesa.
    E sempre ti abbraccio

    @ Alessandro Ansuini:

    cerchiamo di capirci. Artista nell’accezione *dell’eccellenza* comporta che Maradona sia Artista tanto quanto Rocco Siffredi. Tanto quanto Parmentier, Martin Cooper o Robert Furchgott o… ,
    Concordo! Un mio ex è il mago del Pennello [un altro è il Filosofo delle stronzate], il mio chirurgo è il fantasista del Rattoppo, il mio vicino è il Poeta del gateau au chocolat. Si tratta di professione e professionalità. Detto questo non mi sono mai sognata di bisturare la gente, né di riparare un tubo che perde, né… L’equazione è semplice: tutti artisti = nessuno Artista [ti ricorda nulla? E nota che sto mulinando le dita vicino all’orecchio come Toni, Cantore della rete – ça va sans dire –, quando segna].
    Ne parlavo con mio padre – per il triste parallelo che ci lega: ormai tutti scrivono libri, tranne gli Scrittori; ormai tutti formulano diete eccetto i Medici Dietologi. Rispetto le opinioni di tutti, ma che nessuno, poi, si lamenti quando Ringhio e Balzac sono messi sullo stesso piano/scaffale!
    Sai, Alessandro, anche a me farebbe comodo la soluzione di comodo. Pure: ho scelto. E se non pubblico: non mangio. Se non mi pagano le letture: non pago l’affitto. Siamo tutti pieni di Passioni, ma questo è anche un Mestiere. O almeno: il mio. E non mi permetto di dire all’elettricista come svolgere il suo lavoro.
    E ancora: saresti così gentile da spiegarmi perché ogni volta che lamento la Calciomania italiota, mi scagliano contro Carmelo? Lo stesso Carmelo che – per tutto il resto – viene condannato? E ti risulta che il sommo Bene abbia mai proposto a Maradona di recitare insieme? [Torniamo all’accezione *dell’eccellenza* nel proprio ambito]. Lo stesso Bene che spolmonò: «mi fa schifo l’uomo!» – avrà avuto il diritto di sollazzarsi ogni tanto? Sarà suo diritto rivoltarsi nella tomba quando viene citato per i suoi interventi calcistici – e altri si prendono il merito di diffondere Dante nelle piazze? Nobody Knows… So [so per certo] che non è un mio diritto rifiutarmi di dire Artista chiunque e comunque [lo luminò proprio il Titano d’Otranto: *sono tutti attori, tranne me*]. Hai ragione tu Alessandro: Maradona è un Artista. Dicesi: desemantizzazione.

    @ Daniele:

    Tu ben sai che *chi si spegne non soffre più/è la paura che rimane in vita*. Come si sa bene che il Valhalla non è per tutti. E so fin troppo bene che il mulino [mi] vince. Mi stronchino le pale! Non starò a guardare. L’impermeabile dell’indifferenza lo lascio a Montale. Il mugugno sterile lo lascio ai miei concittadini. E sgiarrettiero via col mio Dottore F’N’F: I’m the very worst of taste/
    Can’t take me anyplace/ Hide this face!

    Nel grazie che. Chiude. E spalanca – al di là dei cancelli.

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  8. Guglielmo Amore

    Ti ringrazio Chiara.
    Del resto così ci troviamo in questo paese, tra i piccoli Mosè che si allenano a dirigere le masse anelanti [Do we need it? NO! / Do we want it? YEAH!] ed i Josè divenuti grandi allenatori del gioco fattosi arte nel paese dell’Arte per eccellenza, dove tutti furono, sono e saranno artisti, del resto il cliché non è questo? Santi, navigatori, poeti e calciatori! È il fuoco sacro dell’Arte! Poi vedi che, per esempio, ci si scervella su dove collocare il nuovo stadio, dove e come incanalare quei danari, mentre antiche strutture medievali cittadine marciscono nell’incuria, alle biblioteche civiche van giù le scaffalature, i gruppi musicali con relativi componenti praticamente espatriano per fare un concerto con un palco decente e le iniziative letterarie si svolgono negli sgabuzzini. Ma sappiamo benissimo che le colpe non sono da una sola parte, lo sappiamo si si lo sappiamo; ad ogni modo tra il «lo so fare anch’io» [dalla prorompente genovesità] e l’eccellenza in qualunque campo [anche quello da gioco] che tramuta tutti i Totti in artisti, benedetto ed altisonante echeggia quel «NO NO, IO NO!» di Carmeliana memoria che tu giustamente rimembravi.

    When it’s all the same
    You can ask for it by name

    Guglielmo

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  9. mario pandiani

    Si, però se non bevo, io, non riesco a suonare.
    E’ un problema di prospettive quello dell’arte e delle droghe, quando mi facevo mi piaceva, non era (solo) per emulazione, ma quando faccio dell’arte mi serve sciogliere delle contrazioni e non potendo più prendere la pozione magica dopo il capitombolo nel pentolone, mi aiuto con del rum.
    I due modi di assunzione di droghe sono inversi, il primo, quello dell’artista, è sottrattivo, il secondo è additivo, uno toglie, l’altro, apparentemente, aggiunge.
    Fare arte significa mettersi a cavallo del limite, in uno spazio ridotto e appuntito, è facile farsi male, è necessario avere ben chiaro che quello che si fa è più indispensabile degli apparati di sicurezza e del buon senso.

    Rispondi
  10. Chiara Daino

    @ Paolo Cacciolati:

    ‘Please, sir’, replied Oliver, ‘I want some more’ – e sono sempre, da sempre: Hard Times…
    E quel *volere ancòra*, Paolo, è l’unico *Volere che àncora*…
    E come vibrò il fiero Farrokh: ‘I want it all, I want it all, I want it all, and I want it now!’

    IT AIN’T MUCH I’M ASKING, IF YOU WANT THE TRUTH
    HERE’S TO THE FUTURE, HEAR THE CRY OF YOUTH

    @ Guglielmo:

    Amico Brian Chiaro’l Dice: «blablabla, troiatroiatroia, festafesta e droga, scopascopascopa e violenta quanto basta». E l’unico Spettacolo che resta – è il Campionato. Così che tutti finiscano *nella rete* – e l’ermellino che non riesci a catturare lo rendi: capro espiatorio.
    Malo mori quam foedari: è motto, è marchio. È la consapevolezza, Will: ognuno è libero di distrarsi/lasciarsi distrarre. Ognuno è libero d’infangare/lasciarsi infangare. Le tre scimmiette e le tre civette possono – liberamente – fare finta e farsi finta [appollaiate sul comò, runcinate all’albero, spalmate davanti lo schermo,…] ma concretando coscienza e coerenza.
    E non basta: saperlo fare. Bisogna: esserlo.

    The Metal I Am,
    the Iron you feel

    The song of the dead, the chorus of steel

    @ Giovanni:

    Nel grazie, da salmone a salmone – che: *salmo salar* è la parola sacra che brucia sulla ferita. Cicatrice di Luce

    @ Mario Pandiani:

    e non e mai impresa semplice camminare su *quel* filo [un filo spinato]. Il bilico borderline di chi muove sul margine è una cerniera a denti stetti e maglie larghe. I sopravvissuti [a se stessi] lo sanno. E sanno che molto lo devono – anche – a fattori costituzionali e al capriccio della fortuna… Solo questo vorrei: che le future anime [artistiche e non] ricordassero di non scordare. Per loro, non per noi – che un qualche equilibrio [il nostro] l’abbiamo, nell’altalena di cadute e rialzate, trovato.
    Qualcuno, sul fondo di quel pentolone – ha trovato la fossa. E chi cavalca il limite deve ricordarlo a chi sta per montare su quella sella…

    Nell’abbraccio

    Rispondi
  11. Mario pandiani

    Noooooow.. You said you’re sorry… dice “Cry me a river”, adesso lo sappiamo, adesso possiamo capire, noi sopravvissuti delle cadute e del rialzarsi, ma su quel filo ci si arriva senza tentennamenti o non ci si arriva, se ci fosse un preventivo bilancio dei rischi avrebbero smesso da un bel pezzo, di morire, gli artisti, ma con questo non è neanche obbligatorio morire, non subito, non giovani, dentro, un po’, forse.
    Quel limite è una potatura sul vivo, chi resiste produce sempre, altri non hanno resistito, forse più sensibili, forse migliori.
    Si può pregare per chi si dirige laggiù, non fermarlo, suonargli un blues, o comporlo, ma, liberi, non vanno mai lasciati soli.

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  12. Chiara Daino

    Sometimes I drink more than I need… canta l’Aracne e ricorda, come ricordi – l’essenziale: don’t you leave it alone! Ché la solitudine, spesso, è la prigione più cruda

    e ti abbraccio da filo a filo, da ????? a ?????

    Rispondi
  13. Fabio Barcellandi

    [il delitto perfetto]? “La parola è il proiettile più mortale, se riuscite a ficcarla nel bel mezzo della testa” (‘Un luogo incerto’ di F. Vargas).

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  14. Chiara Daino

    @ Mario:

    *Pain in my heart/Just won’t let me sleep… Someone stop this pain!*

    @ Fabio:
    *Tutto quello che ho a questo mondo sono due cose: le palle e la mia parola, e le ho sempre onorate, tutte e due* [Tony Montana]

    e la mia ultima parola, Fabio, sarà per il gran girar di gonadi…
    Bisous

    Rispondi

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