Provocazione in forma d’apologo 146

È da poco uscito un mio libro di versi. Un paio di recensioni anodine, qualche lettera dai pochi amici di una vita, e il lavoro riprende, anzi continua.

Oggi sono a cena da mio fratello Elio; siamo diversi in tutto, anche se questo non ci impedisce di incontrarci con piacere un paio di volte l’anno. Durante il pasto si parla in modo scherzoso di vari argomenti; a un certo punto, siccome qualche giorno fa gli avevo lasciato in portineria il mio libro, chiedo a lui e a sua moglie Regina: “La mia ultima fatica l’avete letta, naturalmente?”. “Naturalmente!” mi rispondono ridendo, risata a cui di cuore mi unisco. Loro mi guardano con l’aria protettiva di chi ha un congiunto poeta, un po’ buffa, e nel complesso non ingiustificata.
Dopo cena, mentre Elio è sceso in cantina a prendere un attrezzo (homo faber lui!) e Regina prepara il caffè, il loro figlio Vasco (sette anni, seconda elementare), finora rimasto in silenzio, si siede accanto a me sul divano dove sto sonnecchiando e mi dice: “Belle le tue poesie, zio. Ma quella mucca non è rossa, è blu”.
Io mi riscuoto, lo guardo e gli chiedo: “Di quale mucca stai parlando?”.
“Della mucca della tua poesia.”
“E tu cosa ne sai?”
“La vedo anch’io quella mucca, quando vado a giocare in quel prato; e non è rossa, è blu.”
“Forza, vai a prendere un foglio e i pastelli e disegnami tutto ciò che ricordi di quel prato.”
Lui esegue, e in un lampo mi trovo davanti proprio quel prato, con quelle figure a me ben note, anche le tante di cui la poesia non parla. Ma la mucca disegnata in basso a sinistra non è rossa, è blu: quando gli faccio osservare l’errore Vasco non vuole sentire ragioni: “Zio, tu stai invecchiando e porti gli occhiali; forse non vedi più tanto bene, io invece benissimo”.
Ci guardiamo. Gli accarezzo la testolina e gli dico lentamente, sottovoce: “Chissà, forse hai ragione. Però tu non parlare mai con altri di queste cose, parlane solo con lo zio”. E dandogli un’altra carezza cerco di fargli il mio sorriso migliore.
Lui promette; quindi, cambiato umore di colpo, scende a rotta di collo dal divano per tornare a giocare con la playstation.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 146

    1. robertorossitesta

      Caro Giancarlo,
      in effetti no, era per far proseguire l’azione (ri)creando un tipo umano cui sono rimasto affezionato.
      Del resto, tutta la situazione è inventata (o meglio assemblata), nipote compreso.
      Ciao,
      Roberto

    1. robertorossitesta

      Caro Giancarlo,
      i tuoi scritti almeno fanno buon sangue, lo farebbero anche ai tuoi parenti se li leggessero.
      Ma diamo sempre dei dispiaceri a chi ci vuole bene. Figurati che mio padre, metalmeccanico che non si perdeva un corteo, mi sognava ingegnere alla Fiat.
      Ciao,
      Roberto

  1. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    come dicevo a Giancarlo gli elementi esteriori di questo pezzo sono fittizi, compresa l’uscita del libro.
    Un saluto,
    Roberto

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