di Cristina Nadotti
SE potessero parlare ci direbbero “Mi fai male”, “Sono triste”, “Sono felice di vederti”. Etologi e neurobiologi ne sono sempre più convinti: per quanto riguarda le emozioni l’unica cosa che differenzia animali e uomini è il modo in cui si esprimono. Agli animali mancano gli organi adatti per articolare il linguaggio e quindi per comunicare quel che provano, ma poiché possiedono vista, tatto, attività cerebrale e una buona porzione del Dna simili o, in alcuni casi, quasi uguali ai nostri, a scimmie, cani, corvi, polpi e perfino tartarughe e pesci è giusto attribuire la capacità di amare, soffrire, gioire.
Il dibattito è annoso, ma si è riacceso lo scorso 21 agosto, quando un gorilla di tre mesi, affetto da un difetto cardiaco congenito, è morto nello zoo di Münster, in Germania. Davanti ai visitatori commossi fino alle lacrime, la mamma di Claudio ha cullato e stretto al seno il cadavere per giorni, cercando disperatamente di rianimarlo. Il comportamento della gorilla Gana è stato commentato sui giornali e molti lettori hanno mandato le loro condoglianze all’animale. Di fronte a tanta empatia alcuni scienziati hanno ribadito che è un errore proiettare sugli animali sentimenti che sono solo umani. La risposta di zoologi, etologi e neurobiologi, e soprattutto dell’ultima branca dell’etologia, la neuroetologia, è stata unanime: che gli animali provino emozioni è sotto gli occhi di tutti, ma è ancora difficile provarlo scientificamente.
La valutazione scientifica delle emozioni, argomentano i sostenitori dell’uguaglianza tra uomini e animali, è molto difficile anche per gli esseri umani, quindi perché stupirsi se non si riesce a stabilire quanto dolore prova un cane sottoposto a un intervento chirurgico, cosa sente un elefante quando riconosce il vecchio compagno di zoo, o quanto è depresso un maialino che viene allontanato prematuramente dalla madre. A dirci che i mammiferi e gli uccelli possono sentire le emozioni come noi è il loro cervello, sostengono i neuroetologi, che possiede come il nostro il sistema limbico. Quest’area contiene un insieme di strutture cerebrali che sovrintendono a varie funzioni quali le emozioni, il comportamento e la memoria a lungo termine.
Chi ha un animale da compagnia obietta che non ha bisogno di conoscere la struttura cerebrale per definire vergogna quella che osserva nel suo gatto, quando l’animale non riesce ad agguantare una preda e, caduto rovinosamente, si lecca distrattamente una zampa per far finta di niente. Lo psicologo prestato all’etologia Jeffrey Moussaief Masson ha scritto tomi riportando osservazioni ed esperimenti sulle emozioni animali, fino ad affermare che un coniglio è capace di mostrare riconoscenza al gatto che lo ha salvato da un’aggressione.
Le taccole intelligenti di Lorenz sono un caposaldo nella storia dell’etologia, ma ultimamente gli studiosi hanno accertato che i corvi sono in grado di divertirsi e che percepiscono la tristezza umana manifestando solidarietà. Le emozioni non sarebbero appannaggio solo di mammiferi e uccelli: l’intelligenza dei polpi è accertata, in più questi molluschi cambiano colore non solo per mimetizzarsi ma, secondo gli scienziati, per esprimere sentimenti quali la rabbia e la gioia. Perfino i pesci rossi e le tartarughe sarebbero in grado di provare emozioni, come mostrano le loro differenti personalità e capacità di adattamento alle situazioni. Se c’è tanta resistenza ad accettare le capacità emotive degli animali dipende dal modo in cui continuiamo a servirci di loro. Ammettere che soffrono quanto noi significa smettere di ucciderli, maltrattarli, rinchiuderli, smettere, in sostanza, di considerarli inferiori a noi
Repubblica 26 agosto 2008

io sono del parere che agli animali non serva la parola, il loro linguaggio è già trasparente.
c’è già abbastanza caos tra umani quando è il caso di capirsi.
Hai ragione Carla. Chiunque abbia un animale domestico e gli dedichi un po’ di attenzione, sa come riesca a manifestare i suoi bisogni, ma anche i suoi sentimenti. Gli altri animali, anche quelli che consideriamo cibo, non sono diversi dagli animali domestici, ma noi preferiamo non saperlo.
Chi, come me, a parte amare gli animali, tutti,meno che le zanzare e le mosche, ha avuto per ben quattordici anni, una gatta in casa, con cui ha condiviso tutto, non può che essere d’accordo con chi sostiene che l’animale sia in grado di avvertire, non solo quelle che vengono intese come pulsioni essenziali della specie cui appartiene, ma anche sentimenti veri e propri.
Lei, la Ciuffy, sentiva la mia tristezza e mi faceva le coocole o cercava di farmi sorridere, se piangevo,mi scostava, con le zampette, le mani dal viso e cecava di leccarmi le lacrime, quando ero malata, non si staccava dal mio letto, se mi allontanavo da casa, non mangiava più. Potrei parlare per ore (14 anni non sono pochi), ma dirò solo che, ammalatasi di cuore, morì una mattina, sotto Natale del 2002, con la sua zampa stretta fra le mie mani e gli occhi fissati nei miei.
Ho pianto molto, l’ho avvolta in un telo bianco, le ho messo una stella di natale di stoffa accanto e riposa sotto un bell’albero, nel giardino di un’amica.
La sua foto, però, in una bella cornice d’argento, campeggia fra quelle mie e dei miei cari.
Scusatemi il lungo sproloquio, ma l’animale è il nostro compagno di quel viaggio misterioso chiamato vita.
Un pensiero alle martiri dell’8 marzo.
Flora Restivo
Per ora cerco di non pensare alla mia gattina. E’ morta due mesi fa e mi manca moltissimo. Dovrà passare un po’ di tempo perché mi abitui alla sua assenza e la ricordi senza dolore.
Grazie Flora per il tuo racconto.
pamela
A Pamela posso dire che non si abituerà mai alla sua assenza, avrà spesso la sensazione di sentire il solletichino dei suoi baffi, il suo “ronf, ronf”, e la ricorderà sempre con lo stesso amore e lo stesso dolore.
Io non ho seguito la pratica del “chiodo scaccia chiodo”, non ho più voluto un altro animale in casa, ho seguitato ad occuparmi di quelli del giardino, cercando di non farmi coinvolgere troppo.
In ogni caso, Pamela, avrai ricevuto dalla tua bestiola, un forte arricchimento dell’anima.
Con solidarietà
Flora
Grazie Flora. Ho avuto diversi gatti come compagni di viaggio e quest’ultima è stata forse la più fortunata, è vissuta diciassette anni.
Non escludo di prendere altri gatti in futuro, perché ce ne sono troppi randagi, abbandonati o reclusi in gattili.
Dalla mia dolcissima micia ho avuto tanto affetto. Mi considerava il suo umano domestico, generosamente ospitato nel suo territorio. A modo suo, si prendeva cura di me, ad esempio svegliandomi immancabilmente poco prima che suonasse la sveglia, ma anche standomi vicina, buona e silenziosa, se il mio stato emotivo non era dei migliori.
Si,gli animali arricchiscono la nostra vita.
pamela