Sebbene problemi e dolori non siano certo diminuiti, non se ne dispera più come un tempo. Li scosta con la maggior delicatezza possibile per far luogo sul tavolo, suo campo di lavoro, illuminato dal sorriso più luminoso di cui è capace.
Così, ai margini della zona in cui l’attività ferve, si trovano cose irrisolte fra le risolte, gioie in mezzo ai dolori: che si guardino bene gli uni con gli altri, se la vedano un po’ fra di loro.
Lui è soltanto un uomo sempre più alieno dalle chiacchiere e con sempre meno tempo davanti.
Ma un uomo che non getterà più nulla, chiudendovelo a chiave, in quell’armadio: anche gli scheletri, che diamine!, hanno diritto a un loro spazio, e al rispetto.

Immagino lui che ogni tanto alza lo sguardo e osserva le cose risolte e le cose irrisolte che provano a intrecciare passi di danza, un po’ goffi, un po’ agili, con qualche giravolta imprevista e un inchino non progettato. Sorrido a questa immagine e ti ringrazio,
Roberto.
Cara Anna Maria,
grazie a te: propri e altrui, reali e immaginati, i sorrisi si vanno facendo sempre più rari, e dunque tanto più preziosi.
Un saluto,
Roberto
Forse ha imparato, col tempo, a fare tesoro anche del fango. Un caro saluto.
Caro Roberto,
niente meglio del fango, dicono, a curare i dolori del tempo.
Un saluto caro,
Roberto
“Sebbene problemi e dolori non siano certo diminuiti, non se ne dispera più come un tempo.”
Assolutamente vero. L’età muta anche la disperazione.
Almeno in qualcuno.
Grazie come sempre Roberto.
Cara Nadia,
si tratta di un adattamento fisiologico.
Accorgersi di esso e accompagnarlo non rende le cose più facili, le rende appunto, nel bene e nel male, più umane.
Un abbraccio,
Roberto