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da qui
Un caro amico mi ha chiesto per quale motivo il mondo non sia cambiato in seguito all’incarnazione storica di Dio. Se fosse rimasto confinato nella trascendenza, avremmo potuto credere per fede, mettendo a tacere la ragione. Ma se interviene, partecipa del cosmo, com’è possibile che tutto resti come prima? Una bella domanda. Ho letto la mail alla fine di un estenuante giro di benedizioni delle case, l’attività che più di altre è capace di stroncarmi: perché tocco con mano l’insufficienza della chiesa, la sua incapacità di raggiungere gli angoli più oscuri, non solo del quartiere, ma anche dell’anima nascosta dei fedeli. Oggi ho incontrato persone anziane che stentavano a compiere qualsiasi movimento , e alla mia domanda: Che chiediamo? tutte invariabilmente rispondevano: E che vuole che chieda, don Fabrizio? La salute! Quello che mi stronca è l’implosione, l’universo che ricade su se stesso, s’incartapecorisce a poco a poco. Dov’è Dio, nella decadenza inarrestabile? In un palazzo, ho affrontato otto rampe di gradoni per arrampicarmi al piano dove una signora ha risposto nello stesso modo: La salute! Ho benedetto due volte, a causa delle scale: qui non basta l’ordinario, bisogna chiedere il miracolo. Ecco, Dio, perché non fai il miracolo? Perché non invadi con la tua divinità la carne inabile, rugosa, destinata allo sfacelo? Perché non ordini alle membra: tornate fresche, giovani, scattanti! Non deve essere difficile, per te. Da qualche tempo, credo sempre meno nei miracoli, soprattutto da quando è morto don Mario, il mio migliore amico. Mi viene più facile ingoiare il rospo della storia con la sua insopportabile lentezza, il suo ritardo mentale. Comincio a provare tenerezza per l’imperfetto e il fragile. Forse, semplicemente, sto invecchiando. Il primo stipendio da ufficiale lo dilapidai in attrezzi da palestra, panche e bilancieri, corde da salto ed estensori. Oggi lo curo ancora, questo corpo: cinque minuti al giorno di ginnastica isometrica. Mi diverte sentire il respiro che si spezza sulle otto rampe di gradoni. Mi sento fraterno alla signora che sospira: E che vuole che chieda, don Fabrizio? Sento che, giorno dopo giorno, mi innamoro sempre più di un Dio che ha sperimentato le falle, i nei, gli errori di fabbricazione; un Dio che non poteva creare un altro Dio, ma solo una creatura, e ha quasi chiesto scusa, si è sentito in colpa, al punto da chinarsi su di lei, fino a provare lo stesso inciampo nel respiro, l’insopportabile dolore delle membra. Preferisco un Dio che chiede di evitare il calice, suda sangue nell’orto, e condivide gli esiti imprevisti di un atto generoso: come ogni gesto d’amore, ha qualcosa di folle e d’incompiuto, l’alea di un Dio che si è sentito finalmente uomo, nella carne.

la sorpresa di un Dio che sperimenta il soffio del vento fra i capelli, il profumo della pioggia e le lacrime delle ginocchia sbucciate. un Dio che solo ora sa cosa vuol dire essere Uomo.
grande fabry!
un abbraccio, f&r
La vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poichè il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio. Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poichè tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poichè egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sè e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti rapiti e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. E’ fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. E’ Dio e mi rassomiglia. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola, un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive
J.P. Sartre
Caro don Fabrizio, apprezzo molto la tua limpidezza, sarebbe fantastico se tutti fossero limpidi come te, perché questo – credo – voglia soprattutto Dio da noi: sincerità.
Mi ha colpito il principio del tuo intervento, con la domanda a seguire: “Un caro amico mi ha chiesto per quale motivo il mondo non sia cambiato in seguito all’incarnazione storica di Dio. Se fosse rimasto confinato nella trascendenza, avremmo potuto credere per fede, mettendo a tacere la ragione. Ma se interviene, partecipa del cosmo, com’è possibile che tutto resti come prima?”
Sono convinto che il cambiamento che il Signore cerca in noi e compie in noi – mediante una fede sincera ed i Sacramenti – è la trasformazione e trasfigurazione del nostro cuore, l’elevazione del nostro spirito, che ci liberi dalle catene dell’egocentrismo, e ci proietti nella luce, nella libertà, nella gioia e nella pace di un autentico cristocentrismo. Mi viene da pensare alle parole di san Paolo in 2 Corinzi 5,14-17: “L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.”
Soltanto attraverso un cammino nella fede (individuale e comunitario ad un tempo), che sia ben radicato nella Parola di Dio e nell’Eucaristia, Dio può trasformare i nostri cuori e le nostre menti, facendoci pregustare la gioia sconfinata del suo Regno eterno.
Un abbraccio nel Signore
Marco
Questo brano è così intenso e profondo che mi ha lasciata muta, in un silenzio carico di parole. Quel che scriverei, qualunque cosa fosse, sarebbe in confronto banale e perchè allora rovinare una cosa così bella con un mio commento insensato? Non posso fare altro che dirti grazie e tornare al mio profondo silenzio.
SM
vi ringrazio.
seguiamo umilmente e tenacemente una via da riscoprire ogni giorno.
La tua testimonianza, caro Fabrizio, insieme al suo completamento nel tuo commento di stamattina, sono nutrimento e viatico formidabile per quel cammino che, nonostante tutto, vogliamo “umilmente e tenacemente” continuare a percorrere ogni giorno. Bello è scoprire di non essere soli a porsi domande, a nutrire dubbi, a voler cercare. Grazie, dal profondo del cuore.
Anche io resto muta davanti a una descrizione così bella di una realtà che sta colpendomi in modo inesorabile. mi auguro di avere la tenacia e l’umiltà per poter continuare a percorrere il cammino iniziato.
Grazie Fabry per la forza che con la tua umana fragilità sai darmi
grazie di cuore.
fa bene sentirsi in sintonia.
“Da qualche tempo, credo sempre meno nei miracoli, soprattutto da quando è morto don Mario, il mio migliore amico. Mi viene più facile ingoiare il rospo della storia con la sua insopportabile lentezza, il suo ritardo mentale.”
A chi lo dici, Fabry!
Nella vita di Domma i miracoli sembravano rientrare nell’ordinario!! Con la sua partenza (e con i continui rinvii della causa per riavere casa agibile) mi si è affievolita non la fede, ma la speranza. Però voglio riaccenderla…quando puoi benedire anche la nostra abitazione? Tanto sono le persone che vi abitano che si benedicono, non le case 🙂 Chiederò a Domma di farmi questa grazia come regalo al suo compleanno (il mio è ancora lontano!!!!)
Un super abbraccio,
Titti
pensiamo in questo modo solo perchè ci riteniamo speciali (io per primo) gli orientali lo hanno capito molto prima di noi.
benedizione garantita.
gli orientali hanno capito parecchie cose, ma anche gli occidentali non vanno sottovalutati.