Tommaso, detto Didimo – ossia gemello, perché aveva scelto di seguire Gesù nel viaggio verso la città che uccide i suoi profeti – si interrogò seriamente sul cammino indicato dal maestro: Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? La risposta è nota: Io sono la via, la verità e la vita. Lo sbocco era stato la via crucis: un completo fallimento. Vale la pena intraprendere una strada che si conclude così ingloriosamente? Tommaso vuole avere una risposta. Deve sapere se il risorto è il crocifisso, se la tenebra fitta che li aveva schiacciati era stata davvero invasa dalla luce. Non è assenza di fede quella sua: mette il dito nella piaga per capire se si tratta dello stesso uomo, dell’identica strada; non intende abbracciare una scelta masochista, non gli interessa allungare la fila degli uccelli di malaugurio di cui è pieno il mondo, appollaiati sul trespolo per ammorbare con filippiche infinite i rari astanti. Il dito di Tommaso ci salva da un’invadenza fatale, gli siamo grati, osserviamo con favore il consulto medico cui Gesù si sottopone, nella sua condiscendenza senza limiti.


…non intende abbracciare una scelta masochista, non gli interessa allungare la fila degli uccelli di malaugurio di cui è pieno il mondo, appollaiati sul trespolo per ammorbare con filippiche infinite i rari astanti. Il dito di Tommaso ci salva da un’invadenza fatale, gli siamo grati, osserviamo con favore il consulto medico cui Gesù si sottopone, nella sua condiscendenza senza limiti.
ti diverti? di’ che ti stai divertendo 😀
sarebbe stato interessante averti alle scuderie del quirinale: una lettura parallela.
Fabry, che dire…niente di più attuale nella tua vita: hai scelto di seguire Gesù nel viaggio verso la città che uccide i suoi profeti, seguendo don Mario (a volte basta pure una sola parrocchia 😉
Ma è proprio grazie alla la verità della tua vita che la tua chiesa parrocchiale è gremita sempre più ogni domenica…mentre quelle vicine si svuotano.
Quando ti interroghi, ci permetti di mettere il dito nelle piaghe: non è assenza di fede quella tua ed hai ragione se non intendi abbracciare una scelta masochista, ma soltanto essere nella Verità.
Un forte abbraccio,
Titti
tommaso vuole avere una risposta, lui non ne ha di preconfezionate e vive fino in fondo la sua ricerca
grazie fabry!
un abbraccio
f&r
vi ringrazio.
sì, sarebbe stato bello andare alle scuderie del Quirinale.
ma questo è tra i periodi più impegnati in assoluto!
Mi sono sempre chiesto perché a Tommaso sì. Perché lui ha potuto mettere il dito nella piaga? Chi di noi ne avrebbe avuto bisogno dopo aver visto miracoli di ogni tipo?
Se Tommaso, malgrado tutto, è un incredulo quanto vale la nostra semplice Speranza fatta di sofferenza e di tanta insicurezza? E’ un tesoro inestimabile! E’ la nostra Speranza il miracolo più grande! Solo quando un uomo, con tutte le sue miserie, spera in Cristo, si compie il grande Mistero.
caro fabry, questi tuoi doni sono per palati raffinati!
grazie di cuore perché aiutano a provare un gusto nuovo per pagine che troppo spesso si pensa di conoscere e comprendere.
ciao!
claudia
ho sempre trovato sintomatico di domande e di fede, suo modo, Tommaso..vedo bene..MPQ
Ooook, allora … vediamo che cosa è disposto a farmi “vedere e toccare”
ciao ciao a.
vi ringrazio.
speriamo di toccare anche noi la luce del risorto.
un buon antidoto al garbuglio di ossessioni da cui siamo assediati.
Caro don Fabrizio, non so – con sicurezza – a quale (o quali) persona (o persone) in particolare ti riferisci, quando scrivi: “[…] un buon antidoto al garbuglio di ossessioni da cui siamo assediati”; ma è sicuro che la mia proposta non è né un “garbuglio”, né una “ossessione”, bensì un’idea fondamentale, che ritengo essere addirittura banale (che chiunque può pensare e proporre), e che mi sorprende alquanto che voi sacerdoti non la prendiate minimamente in considerazione. Capisco che siate (e tu in modo particolare) impegnati con mille problemi “reali”, ma questa valida motivazione non dovrebbe mai obnubilare la priorità della crescita nella fede del popolo di Dio, che sia centrata sulla lettura individuale e comunitaria della Bibbia (unitamente all’Eucaristia), e sulla preghiera guidata dallo Spirito Santo; oscuramento di questa priorità che – invece – si realizza ordinariamente nella vita delle parrocchie.
Un abbraccio nel Signore
Marco
L’unica certezza e’ quella luce abbagliante! Soltanto dopo averla incontrata, si comincia a vedere veramente. Ma la fede senza carita’ non basta.
Caro Marco,
non si senta chiamato in causa ad ogni commento (ma se e’ questo che le dice la sua coscienza, ci rifletta). Può esprimere liberamente la sua opinione sui vari argomenti in cui si trova in dialettica con gli altri. Ma su quello che resta un suo problema pratico, che non si puo’ risolvere in questo blog, faccia un voto di silenzio qui, la prego: ormai abbiamo compreso tutti la sua urgenza (personalmente se fossi parroco le farei fare questo gruppo per metterlo alla prova nei fatti, e farlo tacere, come la vedova importuna 🙂 Chi lo sa che dal voto nasca qualcosa?
Con simpatia,
A.A.
vi ringrazio.
una parrocchia è un porto di mare (la nostra, almeno; altre sono barricate e hanno meno problemi). è un luogo che ritengo, per principio, debba accogliere chiunque. ciò significa che succede di tutto, e soprattutto che tutti coloro che sono respinti da altri consessi umani, per i motivi più vari, si presentano qui (basta dare un’occhiata all’entrata e all’uscita delle messe, per farsene una prima idea). le patologie sono infinite e la pressione è terribile. questo richiede che almeno dalla parte di animatori, collaboratori ecc., si operi una selezione attenta perché la pressione non aumenti ma, semmai, venga attenuata. c’è bisogno, insomma, per quanto possibile, di persone serene, equilibrate. il tuo battere continuamente sullo stesso punto, caro Marco, nonostante i ripetuti inviti a considerare inadatta questa sede, non mi lascia tranquillo, da questo lato. tutto qui. sicuramente hai più possibilità con quei parroci che non leggono i commenti su Lpels.
un abbraccio
fabrizio
Caro don Fabrizio, puoi stare invece più che tranquillo per quel che mi riguarda, anche se non ti nascondo la mia profonda delusione; ma – grazie a Dio – la mia fede (a partire dalla mia conversione del 2004) non dipende da alcun uomo, ma unicamente da Gesù Cristo; ed è grazie a Lui che ho riconosciuto (dal 2004) nella Chiesa Cattolica l’unica Chiesa di Cristo, e nulla potrà farmi vacillare o deviare da questa convinzione, profondamente radicata in me, per grazia di Dio, e fondata soprattutto sulla Sacra Scrittura ed il sostegno essenziale dell’Eucaristia.
Un abbraccio nel Signore
Marco
Caro amico Anonimo, ciò che mi ha spinto a sentirmi chiamato in causa, certamente, non è stata la mia coscienza morale (perché il mio comportamento e le mie intenzioni sono del tutto limpide), ma la mia intelligenza e il mio intuito, ossia la pura e semplice logica.
Inoltre, dire: “quello che resta un suo problema pratico” (in riferimento alla mia proposta del gruppo carismatico), non è obiettivo; l’esigenza di gruppi siffatti non è soltanto in me, ma – spesso sul piano subliminale – in tutti i veri credenti. Vi è, in realtà, una paura folle – in molte persone (inclusi cattolici insospettabili) – per una vita di fede davvero illuminata dallo Spirito Santo e dalla Parola di Dio. Ma ne prendo atto. Per quanto riguarda la mia fede, sopravvive bene anche con il solo cammino individuale, sostenuto dalla lettura della Bibbia e dalla partecipazione quotidiana all’Eucaristia; anche se – certo – non può assurgere all’apogeo di gioia, che soltanto il cammino comunitario può donare. Mi spiace soltanto che – da parte di tutti i sacerdoti che ho conosciuto dal 2004 ad oggi (e non sono pochi), con forse la sola eccezione di don Alberto Pacini – vi sia una così mastodontica sottovalutazione dell’importanza del cammino comunitario di preghiera, che sia alimentato dalla lettura assidua della Parola di Dio. Ma vi prego di stare con il cuore in pace: da me non avrete altro disturbo. Mi limito soltanto a concludere che – se io fossi sacerdote e fossi costretto ad accontentarmi di fare, sostanzialmente, l’assistente sociale – mi affretterei a chiedere la dispensa; perché (ne sono convinto) il senso primario dell’essere sacerdote è quello di evangelizzare innanzitutto dicendo – continuamente ed insistentemente – a tutti che Gesù Cristo è davvero risorto dai morti, organizzando gruppi di preghiera nello Spirito Santo ben centrati nella Parola di Dio. Infatti, il primo compito di un sacerdote è proprio quello di alimentare (soprattutto attraverso la vita e la preghiera comunitaria, alimentata dalla lettura della Bibbia e dall’Eucaristia) la speranza nella gioia infinita che Dio vuole donarci nel suo Regno eterno. Senza speranza e senza gioia, la carità è soltanto filantropia: per quanto nobile questa possa essere, ha ben poco in comune con la fede insegnataci, ad esempio, dal mio venerato apostolo Paolo.
Un abbraccio nel Signore
Marco
Gentile Marco,
ho la risposta alla sua ricerca: vada alla parrocchia di Santa Silvia al Portuense (neppure troppo distante da lei) e vi trovera’ la comunita’ Gesu’ Risorto di lode e di evangelizzazione.
Le fornisco anche il sito internet, ma non mi chieda di accompagnarla 😉
http://www.santasilvia.it/gesù_risorto.htm
Caro amico Anonimo, grazie di cuore per il suggerimento: andrò volentieri ad incontrare questa comunità carismatica, anche se ho già conosciuto due gruppi parrocchiali dello stesso Movimento “Gesù Risorto” (uno di Acilia ed un altro di Ostia), e non vi è alcuna lettura della Bibbia, eccetto che alla fine, quando viene citato un breve passo dalla Sacra Scrittura (scelto di solito dal coordinatore del gruppo o da un altro “anziano”). Vi è poi un’altra questione: questa presenza invadente delle chitarre e dei canti; a volte mi sembra che questo tipo di incontri somiglino più a dei concerti “collettivi”, che a veri e propri incontri di preghiera. Comunque, non voglio avere pregiudizi, ed andrò volentieri a conoscere anche questa comunità che si riunisce a “Santa Silvia” al Portuense: chissà che non facciano proprio quello che propongo io, ossia un’ora di lettura della Bibbia e un’ora di preghiera (senza strumenti musicali e canti prestabiliti, che disturbano alquanto la preghiera)?
Un abbraccio nel Signore
Marco
Perfetto, caro Marco, almeno il parlare tanto in questo blog sara’ servito a qualcosa. Profetico il titolo: il dito, risultato utile per indicare la via, ma non per andare a quel paese 🙂
Grazie, caro amico Anonimo, speriamo nel Signore
Un abbraccio in Cristo