Fatto insolito, il top manager e il funzionario si trovano da soli davanti al grande ascensore che li deve portare al 38° piano.
“Buongiorno come va?” “Bene grazie e lei?” “Bene grazie.”
Quando le porte s’aprono i due entrano nella cabina vuota e inizia la non breve salita.
Il funzionario decide di non farsi sfuggire l’occasione e comincia: “Certo che ieri con l’Avelli…”.
“Con l’Avelli che?” “Poteva andarci un po’ meno pesante.”
“Causidicus o advocatus?” “Ce vengo da me, ce vengo da me, nun me c’hanno mannato…”
Ma proprio in quel momento con un brusco sobbalzo l’ascensore si ferma, fra il 9° e il 10° piano, le porte ovviamente bloccate.
“Che succede?” “Siamo fermi.” “Lo vedo.”
E il top manager prendendo in pugno la situazione s’attacca alla pulsantiera e contatta la portineria.
“Non si preoccupi dottore, mezz’ora al massimo e siete fuori.” “MEZZ’ORA?” “Al massimo.”
Il funzionario apre la borsa rigonfia, ne trae alcuni fogli A3 ripiegati e li stende sul pavimento dove si accoccola; quindi tira fuori libro e matita e comincia a leggere annotando. Ma subito dopo, sentendosi osservato, leva lo sguardo all’altro e chiede: “Vuol favorire? Ho altri fogli, un altro libro…”.
“No grazie” risponde con sufficienza il top manager “tanto si tratta di 30 minuti al massimo, e ne sono già passati almeno 4. Ma che libro aveva da offrirmi?” “Il mondo come volontà e rappresentazione.”
“Che roba!” “Sì, ma in tedesco.” “Io non so il tedesco.” “Nemmeno io.”
“E allora?” “Aveva una bella copertina, e poi a volte ciò che si capisce di meno piace e serve di più.”
Forse il top manager starebbe per replicare in modo non compassato, ma in quel momento nella cabina risuona la voce di uno dei custodi: “Non allarmatevi, è tutto sotto controllo, ma lo sblocco manuale non funziona e per tirarvi fuori ci vorrà qualcosa di più”.
“QUANTO DI PIU’?” “Aspetti che chiedo.”
Il funzionario non riesce a concentrarsi nella lettura, con accanto quella belva che scalpita e ruggisce; ma per non peggiorare le cose fa finta di nulla, la testa china sul libro. Però la furia (l’angoscia?) del top manager si fa di momento in momento più palpabile, finché il funzionario non può più ignorarla, e si fa avanti con una nuova offerta: “La vuole una caramella?”. Questa volta l’altro accetta, prende la caramella e e se la mette in bocca, ma subito la sputa sbraitando: “CHE COSA MI HA DATO? SA D’AGLIO!”.
“E’ fatta con una miscela d’erbe, in effetti c’è pure un niente d’aglio, fa bene per la pressione…” “CHE C’ENTRA ORA LA PRESSIONE?” “Guardati.”
E il top manager, guardandosi negli specchi della cabina, si vede paonazzo, sudato, con gli occhi fuori della testa, la cravatta per storto. “Grazie” mormora allora.
Dopo qualche minuto il top manager riprende: “Sai, a proposito dell’Avelli…”.
“L’Avelli chi?” “L’Avelli di cui si parlava appena prima dell’incidente…” “Ah. Ebbene?”
“Forse avevi ragione.” “Forse. Per quanto…” “Insomma, mi spiace.”
“Questo va bene per te. E per l’Avelli magari, ma quest’altro si vedrà poi.” “Quando, poi?”
“La solita fretta”, sta per replicare il funzionario, ma non ne ha il tempo: perché, con un lieve ronzio, l’ascensore si è rimesso in movimento e va su, va su, finché si ferma e le porte si aprono regolarmente; e i due possono infine uscire nel corridoio deserto dell’80° piano.
“Adesso ci toccherà ridiscendere.” “Un problema alla volta.”
“Uno di questi giorni magari ci rivediamo per due chiacchiere.” “In ascensore?” “In ascensore.”
E mentre il top manager marcia alla volta delle scale, il funzionario controlla l’orologio. E’ fermo a 46 minuti prima, quando si è verificato l’incidente. Il funzionario allora si concentra un istante con gli occhi semichiusi e l’orologio riprende a ticchettare, mentre le lancette rapidamente si spostano sull’ora esatta.
“Anche questa è fatta” dice il funzionario tra sé; e rientrato in cabina scende fino al 38° piano, con un viaggio veloce e senza storia.

Questo bel post mi ha ricordato il romanzo Blackout, di Gianluca Morozzi. Non è del resto l’unico, a essersi ispirato agli ascensori.
ciao
p.
Caro Paolo,
non ho letto il romanzo di cui parli, ma sono convinto che molte delle nostre apparecchiature abbiano più anima di certuni di noi, anche perché hanno avuto in prestito (o preso, speriamo sempre in prestito, e senza ulteriori conseguenze, – ma ne dubito) l’anima di altri.
Quella appena espressa è ovviamente una personalissima opinione, del tutto discutibile.
Grazie e ciao,
Roberto
Condivido questa opinione Roberto. Un saluto.
Cara Nadia,
approfitto del tuo intervento per aggiungere che a questo punto il problema non è più se utilizzare o meno certe tecnologie, ma in che misura e in che modo. Però su questo c’è confusione e indifferenza, pochi e derisi sono coloro che si pongono la questione di quale sia la reale posta in gioco.
Grazie e ciao,
Roberto
detto tra noi, la salita è sempre più faticosa…
però, se si pensa alle scalate in montagna, è la discesa che pesa di più
(certo, se avessimo le ali ;-))
troppi elementi ci giocano dentro, non solo (e meno male) la tecnologia!
un caro saluto sempre gentile Roberto 🙂
C.
Cara Carla,
quanto alle scalate non saprei dire perché sono più marin(ai)o che montan(ar)o, ma in generale è certo meglio salire che scendere.
Saluti sempre gentili e onesti,
Roberto