La fine è quella, in ogni caso: il carnefice può essere il nemico, colui che lotta per la sua misera porzione di potere; oppure l’istituzione che ti schiaccia, ignara delle dinamiche reali di una vita al limite delle forze umane; o l’amico ingelosito che ti si rivolta contro perché gli hai dato meno spazio pastorale rispetto a un terzo incomodo; o il male che colpisce a tradimento, un infarto o un ictus, conseguenze di uno stress che non perdona. L’unica certezza resti tu, a terra, la mano pronta a cogliere una palma che l’angelo ti porge, simbolo di vittoria che dà punti solo nella competizione esangue della gente che fu. Gli astanti reagiscono in modo diverso, come sempre: eppure, in questo caso, sono abbastanza concordi nell’orrore. Nel momento della morte sono disposti a riconoscere i tuoi pregi, tanto i difetti non possono più nuocere. C’è persino l’autore del quadro, sullo sfondo: si legge una sorta di rammarico nel dover documentare l’ennesima ingiustizia, l’ennesimo errore della storia.


Don Fabrizio, scusi l’ignoranza: come si chiama questo quadro di Caravaggio?
Al termine delle sue riflessioni sui dipinti, potrebbe farne un libro, magari in collaborazione con un critico d’arte che ne illustri gli aspetti più prettamente artistici. A scopo benefico, s’intende. Potrebbe essere un’idea, no? C’e qualche esperto di arti figurative fra i redattori del blog?
A.A.
si tratta del “Martirio di S. Matteo” custodito a S. Luigi dei Francesi in Roma
bella lidea del libro!
sicuramente ne verrà fuori un’altra bellissima opera
http://www.ibs.it/code/9788874025725/centofanti-fabrizio/pret-agrave-porter.html
un abbraccio, fabry!
f&r
grazie o cari, e perché no? mi dovete trovare l’esperto d’arte, però!
un abbraccio
fabry
Mi piace il titolo.
Caro Fabry,
il problema non è tanto trovare un critico d’arte (ci sono tanti esperti e professori in giro), quanto averne uno rinomato e con i fiocchi, perché ormai per le collaborazioni sei abituato troppo bene 😉 visto che la prefazione al tuo ultimo libro l’ha scritta il Premio Strega Tiziano Scarpa! Complimenti e in bocca al lupo per questo libro e per i progetti futuri.
Un abbraccio,
Titti
“La fine è quella, in ogni caso: il carnefice può essere il nemico, colui che lotta per la sua misera porzione di potere; oppure l’istituzione che ti schiaccia, ignara delle dinamiche reali di una vita al limite delle forze umane; o l’amico ingelosito che ti si rivolta contro perché gli hai dato meno spazio pastorale rispetto a un terzo incomodo […] Nel momento della morte sono disposti a riconoscere i tuoi pregi, tanto i difetti non possono più nuocere.”
Quella da te rappresentata, caro don Fabrizio, è purtroppo una grande e triste realtà, che soltanto Gesù Cristo può guarire nel cuore di ogni uomo, mediante la maturazione di una fede sincera e profonda in Lui. Unicamente Dio può guarire questo mondo, malato nel profondo nel suo vivere, ossia del suo morire.
Un abbraccio nel Signore
Marco
vi ringrazio, amici
ad maiora, semper.
fabry
Grazie Donmo per l’informazione. Apprezzare un quadro resta piu’ difficile se non si conosce neppure il tema raffiguratovi.
Se Caravaggio, autore del quadro, resta sullo sfondo quasi a documentare l’ennesima sconfitta, mi sembra che l’autore del post si metta al centro, come San Matteo, sentendosi schiacciato da rivendicazioni di poteri pastorali, da un’istituzione ecclesiale sorda alle richieste, da gelosie di amici e parrocchiani che se lo contendono, dalla paura di un ictus o un infarto -le patologie piu’ frequenti legate ad un sovraccarico di stress.
Sono soltanto mie sensazioni, ovviamente, ma potrebbero sfiorare la realta’… Chissa’, don Fabrizio, se ha ritrovato una parte di se stesso in ogni quadro di Caravaggio che ha commentato. Altrimenti perche’ avrebbe scelto proprio quelli?
A.A. Anonimo psicologico
infatti: una parte ce l’ho trovata di sicuro!
Allora, padre, quando ha commentato il quadro sul bacio di Giuda si sentiva piu’ tradito o traditore?
Nella nostra vita tutti attraversiamo fasi alterne. Mi incuriosisce sapere se la molla che la spinge a scrivere e’ dettata piu’ dal suo lato in luce o piu’ da quello in ombra.
Caro amico Anonimo, devo dire che hai un forte senso dell’umorismo. Mettendo da parte le battute, sarebbe molto preoccupante se un sacerdote avesse fasi alterne di quel tipo, come dici tu; mi farebbe tornare, forte, la voglia di recarmi sull’ormai famoso Monte Petroso, e rimanervi senza soluzione di continuità. 🙂
Gentile Marco,
non parlo di dubbi di fede per un sacerdote (benche’ anche nelle biografie di grandi santi/e come Madre Teresa si parli di momenti di buio e di silenzio di Dio) ma di umani momenti di sconforto.
Lei e’ stato fortunato se ha incontrato sempre e soltanto sacerdoti disponibili e in Grazia di Dio!
A me sono capitati spesso ministri di Dio simili ad impiegati del Ministero che timbravano il cartellino e dopo quell’ora smontavano dal servizio 😉
Anche nella Chiesa ci sono uomini che peccano – senza voler affrontare qui il problema attualissimo della pedofilia- ma non per questo smetto di credere o metto in dubbio l’esistenza di Dio.
in genere mi sento più tradito, ma sicuramente è solo un’impressione!
Caro amico Anonimo, ho interpretato le tue parole in modo diverso. Tu hai chiesto a don Fabrizio: “Allora, padre, quando ha commentato il quadro sul bacio di Giuda si sentiva più tradito o traditore?” Immaginare un sacerdote che tradisce deliberatamente il Signore, e continua tranquillamente a svolgere il suo ministero, onestamente, mi farebbe venire i brividi. Ma – grazie a Dio – non è il caso di Don Fabrizio.