Setaccio

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Due cene diverse: la prima ricca, piena di colori, con un Gesù nel pieno delle forze e i discepoli grondanti di stupore esibito. E’ la cena della giovinezza, delle speranze integre, la potenza senza freni di una vitalità atletica, nutrita, prosperosa. L’altra è la cena della sofferenza, dello sguardo corrucciato, del dolore protratto diventato ruga, smorfia, tensione di ogni muscolo impegnato in una resistenza indomita. Anche la tavola è più povera, le figure femminili patite, penitenti. Il Cristo imberbe e paffutello è diventato smunto, barbuto, modellato dalla fatica improba dell’amore fedele. Tutto è più sobrio, maturo ed essenziale. Cosa è successo tra una cena e l’altra? Cosa si è perso? Oppure guadagnato? La domanda rimbalza tra i due quadri, da una sfumatura all’altra di luci, sentimenti, consolazioni e drammi che impregnano la storia, carta assorbente corrotta, decomposta, trasfigurata dal setaccio metallico delle avversità.

14 pensieri su “Setaccio

  1. Stella Maria

    Artisticamente parlando, Caravaggio nella prima ha voluto rappresentare appunto la maestosità dell’arte, la superiorità dell’arte su ogni cosa in quanto rappresentativa di momenti salienti della vita e della storia. Dopo aver dipinto questo quadro fu però richiamato “all’ordine” ma non fu questo a fargli fare una seconda cena più dimessa, bensì l’aver passato un periodo di introspezione e chiusura, la maturazione dell’uomo Michelangelo, da cui uscì un’artista più riflessivo e più maturo, artista che dipinse quest’opera subito dopo la sua fuga da Roma. Ma la seconda è anche il quadro della svolta, si passa da una pittura che ferma gli attimi salienti della vita nel loro istante di massimo splendore e ne simboleggia tutta la forza e la maestosità, la prima cena difatti è illuminata dall’alto e da dietro, ad un modo di rappresentare la stessa scena ma con toni che si basano sull’essenzialità e sulla naturalità, la seconda infatti ha una luce più tenue che proviene lateralemnte e dal basso, esattamente l’opposto del primo. Da questo momento in poi Caravaggio cambierà intensità pittorica e lo si può notare in tutti i quadri dipinti fra il 1606 e la sua morte. Questo è ciò che ho imparato dai critici.
    Da te imparo la riflessione sull’uomo del nostro tempo, e non da un uomo qualunque ma da uno attento alla storia vera e viva di ogni giorno e a quella che è una fredda critica all’arte aggiungo un’anima, un cuore che pulsa e che ci dona sentimenti veri.
    grazie.
    SM

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  2. claudia

    non avevo mai pensato ad Emmaus come a una cena della sofferenza: dà da pensare.

    grazie, fabry.

    SM magari potresti citare la o le fonti bibliografiche così da darci, eventualmente, la possibilità di

    approfondire

    ciao!

    claudia

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  3. Francesco Iacucci

    Non è passato niente. Si è evoluto ed ha raggiunto lo stadio che doveva il Mistero. In Cristo non passa nulla, tutto è presente fin dall’inizio. E il suo Mistero si evolve per diventare più comprensibile, pur restando Mistero. Ogni altra spiegazione riguarda l’artista e non il Dio Vivente. Lui ci racconta tutto col solo sguardo e col Suo grandioso ed ostinato Silenzio.

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  4. Anonimo

    In ognuno di noi, come in Cristo, nulla si perde. Cio’ che era in nuce si sviluppa; cio’ che sembra scomparso e’ li’ che attende di essere riportato alla luce. Anche se maturando sembra perdersi la freschezza della gioventu’, questa in realta’ e’ un attributo dello Spirito che puo’ non invecchiare mai.

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  5. Stella Maria

    Certo Claudia hai ragione. Molte cose le so dai tempi in cui giravo “da turista2 per la città, e nello specifico le ultime sono proprie della mostra di Caravaggio a Roma. Della mostra è stato fatto un libro intitolato “Caravaggio” a cura di Claudio Strinati, Skira editore, Milano edizione speciale per le scuderie del Quirinale.
    I critici d’arte sono vari ma non ricordo i nomi, dai contemporanei o qusi di Michelangelo Merisi in poi fino ai nostri giorni.
    Spero di essere stata utile.
    SM

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  6. lucypestifera

    mi prenoto per la lettura de “i bari”: lettura anticlericale, eh!? non l’avessi mai fatto, quel post è visitato decine di volte tutti i giorni: immagino studenti di quarta superiore che ripetono a pappagallo quello che dico e prendono un bel 4! (vendetta, tremenda vendetta!) 😀
    grazie per le “tue” letture.

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  7. Anonimo

    Come si cambia, a distanza di soli 5 anni ! Questo e’ l’arco di tempo che intercorre tra la prima opera (1600) e la seconda.
    Se penso agli ultimi cinque anni trascorsi, poi…ce n’e’ da raccontare di cambiamenti, di evoluzione/involuzione (ahinoi) nel mondo

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  8. Deborah

    Nel primo quadro domina lo stupore unito al dubbio del “come è possibile?” e quasi ti viene da prendere quel vassoio in bilico spostando così l’oggetto della tua osservazione in te stesso ad un pensiero: “forse non ho ancora capito niente..!”.
    Il secondo quadro mi introduce in una dimensione più spirituale quella del:”Maestro ci Ami fino a questo punto?”…la donna, segnata dal tempo, non lo guarda …quasi si vergognasse del suo dolore….Gesù non la guarda…forse perchè deve pensare a “convertire” gli altri!

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  9. Titti

    Fabry,
    se è vero che le donne si convertono sempre prima (forse sono meno orgogliose degli uomini e si affidano con più facilità?), è sicuramente vero che il Signore parla per bocca dei bambini.

    Al riguardo, devo assolutamente raccontarti una cosa che mi ha detto Paolo M. che è stato alla mostra di Caravaggio con famiglia al seguito, compresa Elisa V., la figlia di Mario&Laura.
    Davanti al quadro della seconda cena di Emmaus, quella della sofferenza, la bambina fresca di Prima Comunione ha esclamato, indicando il personaggio a destra: “Ma questo è Aldo! Caravaggio conosceva Aldo!”
    In effetti la somiglianza è impressionante.
    L’ho riscontrata anche con un personaggio di un altro quadro di Caravaggio, precisamente quello di cui hai parlato nel post “Un Dio diverso”.
    Un abbraccio,
    Titti

    (ndr.per chi legge: Aldo è il senzatetto – scomparso da poco – di cui spesso Fabrizio ha parlato qui nel blog)

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