Molti misteri nella figura mitologica di un giovane bello e un poco ambiguo, immerso nei doni di una natura pingue e generosa, eco di lascivia o di benessere, foriero di riti insidiosi per l’ordine sociale, al punto da essere proibiti con una legge ad hoc. Eppure l’autore sembra interessato ad altro, e il critico avveduto se ne accorge: scopre il ritratto inghiottito nell’ombra o addirittura nell’ampolla di vino nell’angolo a sinistra, perché qualunque senso l’opera voglia predicare, fosse anche un simbolo del Cristo che offre il calice di un’esistenza eterna, occorre che l’uomo si senta interpellato, partecipi alla scena, sia chiamato in causa dalla vita trasfusa perfino dal giovane bello e un poco ambiguo, al confine tra il vizio e la virtù, la perdizione e la salvezza.


In tutta onestà, caro don Fabrizio, in questo caso non vedo soltanto un confine tra virtù e vizio, ma anche tra equilibrio e squilibrio sul piano psicologico, perché è molto difficile supporre che un uomo adulto, sano fisicamente, possa essere del tutto equilibrato negando la sua naturale identità maschile, ossia la sua virilità.
occorre che l’uomo si senta interpellato
nessuno di noi può, o meglio, dovrebbe mai dimenticare che alla sommità della scala paradisi c’è l’Umano: la realizzazione di sè, della propria persona, quando al termine di tutto avremo combattuto la buona battaglia non solo della fede ma della ricerca di un equilibrio sempre da considerarsi terra di conquista.
grazie, fabry
f&r
grazie.
virilissimamente vostro.
fabry
Don Fabrizio, il mio commento non era una critica al tuo post, ma semplicemente il primo pensiero che ho avuto in associazione alle tue parole “al confine tra il vizio e la virtù” (in relazione al contenuto del dipinto). Ti sto dicendo questo, perché quel “virilissimamente vostro” (seppure palesemente ironico), mi sembra riveli un senso di fastidio nei riguardi del mio commento, che non era però (ovviamente) diretto a te
La grandezza dell’artista sta nell’offrire all’osservatore dell’opera delle sensazioni tattili tali da poter immedesimarsi nel dipinto, assumere la medesima postura anche involontariamente e sentire la tensione muscolare che ne deriva…tutto questo ci conduce nel mondo fantastico dell’inconscio….
Guardando il quadro mi viene in mente una frase: “Io non sono colui che voi credete che io sia!”…
Grazie virilissimo Fabry!
vi ringrazio, cari.
no problem, Marco.
Beh, con un post di questo tipo non poteva che andare così: prima don Fabrizio, poi Marco, si e’ sentito CHIAMATO IN CAUSA 😉
A. A. Anonimo scherzoso
Caro amico anonimo, a parte le battute, mi ero soltanto sentito in dovere di porre in risalto la innaturalità dell’omosessualità, ma senza alcuna critica al post di don Fabrizio. Oggi mi è capitato sotto gli occhi uno scandaloso articolo di un quotidiano, con la sintesi di un’intervista a Marco Pannella, nella quale il leader radicale confessa di aver “amato” 4 uomini nella sua vita, dunque rivelando pubblicamente la sua bisessualità. La cosa che, soprattutto, mi ha sconcertato non è tanto questa dichiarazione di Pannella (dal quale ci si può aspettare anche notizie del genere), quanto il commento del suo intervistatore, il quale ritiene che sia un fatto del tutto naturale l’omosessualità, e chi oggi pensi il contrario (ossia che sia contro-natura), secondo lui, sia da considerarsi praticamente un ferro arrugginito. Se così stanno le cose, sono orgoglioso di essere un ferro arrugginito, che continua a pensare fermamente che l’omosessualità sia contro-natura. Riscontro (da non pochi segnali che arrivano da diversi settori ed ambienti) che questa società non è lontana – purtroppo – dal decadimento spirituale e morale che la Bibbia descrive in riferimento alle antiche Sodoma e Gomorra. Preghiamo, con il cuore, il Signore perché il mondo odierno si rialzi da questa pericolosa condizione, al limite di un burrone senza fondo.
anonimo… ma non hai proprio nessuna pietà???