Festival biblico

E’ una pagina di uno scritto in gestazione. Un modo per invitare alla conferenza che terrò a Schio il 27 maggio alle ore 20.30, nell’ambito del Festival biblico. Sarebbe bello incontrarsi.

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L’amore è così

Don *** ricevette una telefonata dallo staff del Festival che si teneva ogni anno nella provincia di Vicenza. Gli proponevano una conferenza su un tema legato alla luce o alla parola. Lui, fino ad allora, aveva sempre rifiutato offerte simili: l’assistenza a don Mario lo impegnava al punto da rinunciare per principio a ogni occasione, suscitando la disapprovazione del malato. Il no era la regola. Ora, tuttavia, non gli restavano più scuse e gli organizzatori potevano incalzarlo. Trovarono un accordo: il sacerdote avrebbe tenuto una lectio divina sulla trasfigurazione di Gesù, intervallata da letture di brani di suoi libri e dall’ascolto di intermezzi musicali. Don Davide fu felice di poter assistere alla svolta, perché in prefettura le competenze di don *** erano oggetto, da parte di alcuni, di una certa apprensione, se non di fastidio, per la gelosia che infesta, non di rado, gli ambienti ecclesiali. Mancavano due settimane alla partenza e più si avvicinava il tempo, più don *** si sentiva afferrare da un sentimento indefinibile: la nostalgia dei viaggi con don Mario, Stresa e il convegno su Rebora, la scoperta che l’hotel meublé non offriva la pensione completa, la paura di non farcela, l’esplodere della provvidenza; e il convegno ad Ancona su Leopardi, intrecciato con le incursioni lauretane; i viaggi dall’editore milanese, per stabilire accordi sulle pubblicazioni, tutte occasioni che don Mario riusciva a trasformare in eventi, col suo carisma inconfondibile. Don Davide sorprese l’amico intento a contemplare le fotografie di quegli itinerari: vide la grande scacchiera dell’hotel Regina, sulle rive del Lago Maggiore, il duomo di Ancona che dominava il golfo traboccante di industrie navali e imbarcazioni di ogni foggia, la Madonnina che posava su Milano uno sguardo materno e preoccupato per la sorte dei figli: anche lei rinunciava a tutto, convegni e conferenze, fama e successo, per assistere i suoi pazienti incorreggibili o inguaribili; bisognava consigliare anche a lei di riposarsi e pensare un poco a sé. Ma l’amore è così: testardo come un mulo, più forte della morte, come don Mario ricordava sempre.

8 pensieri su “Festival biblico

  1. f&r

    buon viaggio, don***!

    e che la Provvidenza ti accompagni come ha fatto sin da allora…

    un abbraccio

    f&r

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  2. Marco Sini

    ” […] perché in prefettura le competenze di don *** erano oggetto, da parte di alcuni, di una certa apprensione, se non di fastidio, per la gelosia che infesta, non di rado, gli ambienti ecclesiali”

    Devo dire che – seppure non sorprendente – (per me) è davvero inquietante il fatto che vi siano gelosie tra sacerdoti, anche se – ovviamente – nessun essere umano è esente da debolezze.

    Comunque, questo festival biblico – seppure con i suoi inevitabili limiti umani – è sicuramente un’occasione, per tutti, per avvicinarsi più intimamente alla Bibbia, e per prendere coscienza del suo valore inestimabile, per la nostra vita e – in particolare – per il nostro cammino di fede.

    Buon Festival a te, don Fabrizio, e a tutti coloro che vi parteciperanno!

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  3. Anna Maria

    Verissimo, Fabrizio. L’amore è testardo come un mulo, ha la memoria di un elefante e la capacità di modulare il canto da incisività solenne a leggerezza sublime. Ritrovare qui, ripreso e rinnovato, lo spirito di “Scacchiere” dalla tua “Guida pratica all’eternità” mi commuove e mi conforta (lo so, sono parole fuori moda, ma non ce la faccio proprio ad ‘abbinarmi ai tempi’). Grazie per averci invitato in questo modo alla conferenza che terrai a Schio, permette a chi non potrà esserci di prendervi parte comunque, anche se solo idealmente. Non è poco.

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  4. Titti

    Forza, Fabry,
    al Festival Biblico andrà tutto benissimo!
    Con la tua lectio divina e il tuo blog sei perfettamente in linea con quanto ha detto monsignor Domenico Pompili, citando Rahner: «Ai preti è chiesto di essere poeti: la parola poetica consente al lettore di interpretare la propria esistenza, una conchiglia in cui è racchiuso il vasto mare dell’eternità».

    Il portavoce della Cei ha aperto il convegno per la 44^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali con queste parole.: «La rete è un importante spazio di pre-evangelizzazione, un luogo di incontro tra credenti e non credenti in cui il sacerdote può svolgere un prezioso ruolo di guida, attraverso la sua maturità culturale e spirituale, contrastando la tendenza all’omologazione culturale presente nel web. La prima qualità del prete è quella di ridurre le distanze rispetto a chi non frequenta abitualmente la chiesa. Il sacerdote dovrebbe aprire il mondo virtuale alla verticalità, senza la quale la rete sarebbe vuota e autoreferenziale, e dovrebbe essere autorevole in virtù della sua testimonianza».

    Il ruolo del sacerdote nel web è dunque di fondamentale importanza, come sostiene Benedetto XVI, ma occorre professionalità e competenza: «Dobbiamo imparare a usare i linguaggi della comunicazione crossmediale – ha sostenuto monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Nei-Avvenire – non semplicemente adattando il messaggio ma mettendo “vino nuovo in otri nuovi”, ossia Cristo nell’oggi, quel bisogno di salvezza che internet non dona, l’anima che internet non ha».

    Durante il convegno è stato consegnato a padre Raniero Cantalamessa il premio “Paoline Comunicazione e Cultura” 2010: «Non c’è una verità così profonda – ha spiegato Cantalamessa parlando del suo rapporto con i media – che con il linguaggio adatto non si possa comunicare a tutti. Bisogna calare la Parola nella vita, comunicare non se stessi ma la Parola di Dio. Il ruolo del sacerdote nei media è determinato dalla sua vocazione di annunciatore».

    E come diceva Domma: il tuo carisma, Fabrizio, sta proprio nella predicazione!!!
    Un forte abbraccio,
    Titti

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