Modello Giuditta

Chissà se qualcuno scriverà una storia naturale del mal di testa. C’è gente che non l’ha mai avuto (lo dico senza esagerare: è una persona che conosco bene) e gente che ne è afflitta quasi quotidianamente. L’emicrania, si sa, è invalidante: sottrae energie, appanna il rendimento mentale, intristisce inevitabilmente. Per un lungo periodo assunsi una pillola al giorno: la cibalgina, prima, e dopo il moment. Un medico mi diffidò dal continuare, per non pregiudicare il fegato. Allora ho inventato soluzioni di ripiego: il mangostano, la psicologia energetica, una specie di agopuntura casareccia. Ora, col mal di testa, ho un rapporto imprevedibile; ci studiamo; lui cerca di aggredirmi a tradimento, appena mi distraggo: è sufficiente un pensiero negativo, un’inquietudine. Più facile è durante le riunioni dove basta sbagliare una parola per rovinarti per sempre l’esistenza. Lui sta lì, scruta il momento più opportuno, comincia a pizzicare, finché non ti possiede totalmente. La mia arma segreta oggi so chiama efferalgan: dicono che il fegato lo sopporti meglio. La tentazione onnipresente rimane il metodo Giuditta, radicale e decisivo.

13 pensieri su “Modello Giuditta

  1. lucypestifera

    :DDD
    come ti capisco! il mio metodo, per fortuna non quotidiano, e pace per il mio fegato, si chiama sixhunder brùfen (brufen 600, per capirsi). lo chiamo alla “tetesca” perché è un vero panzer. mai aspettare che il mal di testa ti possegga: puoi provare con tutti i rimedi, ma lui sta là, imperterrito. schiatta prima il fegato di lui. dopo c’è solo giuditta (o salomé per i non credenti).
    ecco, mi sento frullare la nuca e il centro del cranio: si alzerà vento. o è colpa di m.s.?
    😀

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  2. Stella Maria

    Come darti torto, io di metodi ne ho molti ma spesso sono fallaci. L’agopuntura aiuta molto, ma spesso è solo la chimica che ti salva. Certo il metodo Giuditta non è male e non risolve solo il mal di testa:-) ma se invece che Oloferne fossimo Giuditta non elimineremmo comunque il problema alla radice?
    SM

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  3. f&r

    Più facile è durante le riunioni dove basta sbagliare una parola per rovinarti per sempre l’esistenza.

    potresti provare il metodo giuditta rovesciando le posizioni :-))

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Titti

    il titolo “Modello Giuditta” per prima cosa mi ha fatto venire in mente la sfilata di Benigni ne “Il piccolo diavolo”.
    Anche una risata può essere analgesica: sviluppa endorfine!
    Come antidoto al mal di testa, ma anche per il mal di denti e il mal di pancia, Nurofen è ottimo (principio attivo Ibuprofene 200mg). Siamo tutti frequentatori di farmacie, eh?! Preferirei dedicare quel tempo alla mostra di Caravaggio: da qui a giugno che la farò a visitarla? Bah!
    Un abbraccio antidolorifico,
    Titti

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  5. bazu

    non male neppure il metodo “Max Cohen” (chiedere al professor Aronofsky) alternativa fai da te del tuo “metodo Giuditta”

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  6. Anonimo

    Se non vi spiace, tornerei al Caravaggio, perche’ il padrone di casa mi sta dando l’opportunita’ di soffermarmi – uno alla volta- sui 24 dipinti dell’eccezionale rassegna in mostra alle Scuderie del Quirinale in occasione del 400esimi anniversario dalla morte.
    Chi di voi e’ a Roma immagino non perdera’ l’esposizione di questi capolavori, alcuni dei quali purtroppo non piu’ in Italia, perche’ venduti nel dopoguerra! Ora sono custoditi all’Hermitage, alla National Gallery o al Metropolitan Museum.
    Caravaggio non ha dipinto molto, anche perche’ ha avuto un’esistenza breve: aveva solo 39 anni quando si accascio’ sulla spiaggia a Porto Ercole con il sogno di imbarcarsi per rivedere Roma, la citta’ che gli diede modo di esprimersi in maniera totale.
    Questo e’ importante nella vita di ciascuno di noi, figuriamoci per un artista!
    E’ questo anche il senso del blog: qui don Fabrizio lascia segni, traccia immagini, mette colore, ricerca la conoscenza. Come Caravaggio, ha scavato dentro i personaggi delle sue opere e dentro l’anima di chi si trova davanti alla sua produzione.
    Una pittura del reale che non ha eguali. Persino nel sangue della testa mozzata di Oloferne, Caravaggio cerca la verita’ come Cristo.
    Le fa da controaltare una scrittura del dolore (non solo fisico, vedi mal di testa, ma anche sofferenza emotiva) in cui lo strazio e la pena sono straordinariamente palpabili.
    Grazie,
    A.A. ammirato

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  7. lucypestifera

    caravaggio è vissuto poco ma ha dipinto molto. anche tre-quattro versioni delle stesse pale perchè c’era sempre qualche cosa di imbarazzante per le alte gerarchie ecclesiastiche.
    quanto alle teste mozzate, la più inquietante è quella del quadro che chiude la mostra, davide con la testa di golia, nel quale si dice il pittore abbia ritratto se stesso, sicuro che, tornando in territorio romano, lo avrebbero catturato e ucciso. anche di questo ci sono almeno due versioni.

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