Più mi inoltro nell’opera di Caravaggio, più penso che i suoi quadri siano uno stimolo potente per la fantasia. La dinamicità delle figure spinge a prolungare il movimento che racchiudono in sé. Qui, per esempio, è evidente l’evoluzione implicita nei corpi e negli sguardi: la mano che suona lo strumento e quella che accorda, l’altra che sfoglia lo spartito e quella che anticipa già il ritmo, fino al fanciullo che manipola l’uva, simbolo dal significato misterioso (forse erotico). Il concerto sta per iniziare, ma la musica richiede un punto di partenza e un punto di arrivo, un retroterra e un presagio di affetti ed emozioni, brividi e slanci. Il pittore intravedeva un prima e un poi, perché nessun istante della vita può eludere il confronto col passato e il futuro: il presente è un groviglio di eventi consegnati dalla mola infaticabile del tempo. C’è chi ritiene che il ragazzo sullo sfondo sia un autoritratto dell’autore: solo dal grembo dell’ombra emerge l’ordine dell’avventura umana, la prospettiva sempre sorprendente della tela del mondo.


Questo proprio non mi piace, Don Fabrizio….
è troppo studiato nelle pose, troppo preciso nell’esporsi, un troppo che stroppia.
decisamente da accordare!
prova a fornirmi una versione migliore Carla: le mettiamo a confronto!
A WordPress (o a Caravaggio?) non è piaciuto il mio commento.
Per fortuna era breve…lo riscrivo 😉
Il ragazzo sullo sfondo ha gli stessi tratti somatici del ragazzo morso dal ramarro e di altri raffigurati in diverse opere di Caravaggio.
Può essere che l’artista si sia più volte ritratto o che abbia usato spesso lo stesso modello.
Grazie, Fabry, per questa nuova tela, anche se – per me – i temi sacri sono i pezzi forte del Merisi.
Un abbraccio,
Titti
P.S.
Se mai riuscirò ad andare a vedere la mostra, sarò preparatissima e l’apprezzerò ancora di più, grazie a questa tua rassegna 🙂
non mi trasmette niente.
guarda le espressioni, sono decisamente indifferenti, come assopite, distratte, assenti…
guarda le pose
studiate.
quello di spalle è l’unico che potrei salvare, solo per il privilegio di immaginarmi un viso espressivo.
quella schiena così bianca mi trasmette tenerezza.
è abbastanza per il confronto?
(in comune abbiamo sempre Calvino!;-))
ho ancora negli occhi lo sguardo penetrante del ragazzo sullo sfondo che richiama l’osservatore all’interno del quadro, caravaggio è grande nel lanciare questi ponti fra l’opera e l’osservatore che senza mutare di posizione è risucchiato nel quadro e ne diventa parte, per non dire della dolcezza impertinente del cupido con le ali grigie appena visibili;
non c’è una sola opera del merisi che possa lasciare indifferenti, tantomeno il gioco allusivo del caos e della forma dettato dalla presenza di dioniso e apollo simboleggiati dall’uva e dallo spartito musicale.
una mostra da non perdere, così come per niente al mondo perederei questa bellissima lettura quotidiana!
non tutte le opere riescono, i più grandi artisti lo sanno.
questa è una di quelle.
“la tela del mondo” è un titolo – inappropriato -.
non so se sei laureata in storia dell’arte, mi pare che giudicare un’opera come non riuscita dalla sola visione della foto non sia da persone esperte. il quadro l’ho visto e ne ho ricevuto un’impressione molto diversa da quella che si riceve dalla visione nel web
io ho espresso il mio giudizio imparziale, lei piuttosto, chi è?
scusami Fabrizio, ma mi sembra veramente ridicolo confrontarmi con un: io.
ti saluto.
il titolo del pezzo mi pare inoltre più che appropriato dal momento che, se ho capito bene, non si riferisce al quadro ma alla sua composizione, merisi sembra far nascere l’opera dall’ombra e dalla prospettiva sovrapposta dei musici, che quasi emergono dallo sguardo attento del giovane che interpella l’osservatore, così come dall’ombra e dalla sovrapposizione degli eventi e delle cose nasce la storia (tela) del mondo.
Ps:
mi piace o non mi piace non può essere un giudizio sulla riuscita o meno di un’opera, è un giudizio personale, legittimo, ma che non mi pare si possa considerare universale.
pps:
Io è solo una persona che ha fatto qualche studio prima di avventurarsi nel serpentone di fila che lo separava dalla mostra cha ha vissuto la visione delle opere come un esperienza straordinaria.
e chi ha detto che il mio giudizio è universale?
non mi permetterei mai!
ho solo espresso la mia umile impressione, in fondo i veri talenti
sono molto lontani dal web.
ppps: un’esperienza con l’apostrofo!;-)))
carla said
May 22, 2010 at 3:27 pm
non tutte le opere riescono, i più grandi artisti lo sanno.
questa è una di quelle.
“la tela del mondo” è un titolo – inappropriato -.
questo è un giudizio di valore non un’impressione personale
ps
carla said
May 22, 2010 at 5:22 pm
in fondo i veri talenti
sono molto lontani dal web.
anche questo mi pare un gratuito tranciar di giudizi
questo sito la smentisce 🙂
verissimo.
sottolineo il grassetto!
e allora, come la mettiamo…siamo di pareri decisamente discordanti…aspettiamo che arrivi il Don a mediare la sentenza?
io il mio punto di vista non lo cambio, egr. sig. anonimo.
si presenti, è l’unica sua attenuante in questo frangente pietoso…
pazienza!
ciascuno si rivela in ciò che dice e in come lo dice
ci sono tante belle opere del Merisi, proprio questo concerto mi doveva capitare…
il problema è che lei non si rivela affatto, forse le manca la cosa fondamentale, il coraggio di esporsi.
ho visto infinite discussioni sui nick, sono noiose!
per ciò che mi concerne anche carla potrebbe essere un nick.
non viene richiesta la carta d’identità per commentare ma solo rispetto e attinenza all’argomento
Io ha ottemperato all’uno e all’altra.
la prego, signora, non roviniamo il post di fabrizio con inutili discussioni.
infatti mi scuso con Fabrizio perchè tutti i suoi post in genere li trovo molto stimolanti,
in fondo non è successo niente, mi sono semplicementre ritrovata a discutere con Io di arte…
buona serata 🙂
(comunque il titolo bisogna cambiarlo)
grazie e pace a voi!
(dopotutto è Pentecoste).
Caravaggio è intriso di sensualità e (forse) anche di una
malcelata omosessualità. La disamina del dipinto fatta da Fabrizio è, a dir poco, ottima. L’artista indugia sui particolari che sembrano di poco conto ma mescola il suo temperamento ai colori e alle espressioni dei suoi attori
rendoci un quadro perfetto. Eppure lontano dal nostro essere uomini comuni.
Quando uno esprime un giudizio sulla “riuscita” di un’opera d’arte, penso si ponga automaticamente in una “modalità” profondamente soggettiva, che rende impliciti, ossia ridondanti, tutti gli “io credo”, “io penso”, “secondo me”, I.M.H.O. e così via. La grandezza “tecnica” di Caravaggio, il suo posto nella storia, non si discute. Poi in ogni artista chiaramente ci sono le opere e i capolavori. Su questa scelta ci si può serenamente dividere. Personalmente trovo che ci sia un abisso, non solo tecnico (per esempio di maturità nella resa fisiognomica) ma anche di serietà d’ispirazione fra questo concerto, dalle connotazioni un po’ decadenti e viziose, e “la vocazione di San Matteo”, che considero un capolavoro assoluto. Ma comprendo che questo mio giudizio dipende in maniera ovvia dalla mia “scala di valori” e come pure da idiosincrasie profonde. Per esempio, certe espressioni languide, effeminate, nei maschi mi procurano un vago disgusto, che sicuramente mi impedisce una presa di contatto profonda con l’opera, come ne “L’amore vincitore”, che mi comunica un sensibile imbarazzo, forse anche ribrezzo, sebbene da un punto di vista tecnico la trovi del tutto ammirevole. In ogni caso la ricchezza di queste opere è tale da rendere possibile una grande varietà di proiezioni, e quelle di Fabrizio le trovo molto suggestive.
grazie a Francesco e a Elio, il cui commento ha un peso tutto particolare.
l’uva è il richiamo a Dioniso, che lega, con l’idea di spettacolo e rito, una triade perfetta, l’uomo alla vita, nella dinamicità dell’evolversi.Lo strumento a corde è l’uomo stesso, cassa di risononza delle vibrazioni che il canto, rispetto al quale egli è strumento,si accorda alla musica. Una sola cor-data, una sola accordata e accorata soluzione plastica, in cui tutto è un solo corpo, nulla è isolato.f
grazie Ferni: l’essere in relazione, punto di partenza per la vita, a qualunque livello.
L’importanza dell’essere in relazione…ma allora perche’ a volte Proprio gli artisti e gli intellettuali rifuggono proprio da cio’, chiudendosi nella loro arte e nelle loro torri d’avorio?
Don Fabrizio, forse a lei non capita perche’ deve per vocazione essere in relazione, ma come letterato non le verrebbe da isolarsi dal caos della vita -se non per snobismo- almeno per concentrarsi e scrivere meglio?
A.A.al lavoro notturno
credo che per creare ci voglia raccoglimento, caro amico: cerco di farlo quando posso. certo, da queste parti è un po’ complicato…
Immagino, quindi, che scriva col favore delle tenebre le sue parole di luce! E’ un po’ come per i fiori che nascono dal letame…
Buona serata,
A.A.
sì, amico, come vedi!
buonanotte
fabry
Le parole sono ombre,nessuna parola raccoglie nulla tranne i suoi segni.Gli uomini, lettori di cifrari segreti, vi leggono i passaggi degli astri,l’evolversi delle stagioni, il destino dei vivi,le accorate preghiere dei morti,ma. Ognuno non può che leggere i suoi segni, i suoi disegni.Questo anche l’arte lo offre, l’artista cerca di visualizzare quante più visioni è possibile di sé.Se si guarda con attenzione il gruppo si potrebbe trarre come sintesi la visualizzazione della stessa persona da più punti di vista,una specie di ri-tratto, in cui ogni tratto del volto o la movenza in cui è colto, non blocca una persona diversa, ma i dettagli di una sola che formano l’unità se-parata per mostrarsi.f