Dov’è la luce? Abramo e Isacco stanno nell’ombra della religione arcaica obbligata a uccidere la vita, rinunciando a quanto di dinamico, fiorente, esuberante propone l’esistenza. L’ombra di chi mormora: ecco, un’altra croce! anche quando le croci non sono state ancora concepite. E’ il campione dell’uomo rassegnato, convinto che il punto sia il rifiuto dell’esserci, la teoria della sostituzione, che conduce allo stallo del fondamentalismo. Ma c’è una luce che splende sul volto dell’angelo e dell’ariete sottostante, entrambi – a modo loro – strumenti di uno sviluppo necessario, dal cupio dissolvi al carpe diem, perché ogni giorno è un dono, e l’ariete sa che non c’è offerta più grande della propria vita; non una resa, ma un progresso, una conquista, l’espressione più alta dell’evoluzione cosmica: non sostituirsi, darsi. Il segno dell’Ariete, di colui che chiameranno Cristo.


invece personalmente ci vedo tutti capri, capri espiatori di una mancanza che è sempre e solo umana, di una fede che mette per iscritto con il sangue, sempre con il sangue,si vedano le documentazioni storiche,un do ut des come base di ogni rapporto, e una scala in cui c’è un primo e un ultimo e che, ogni tanto, si capovolgono nella scala per finalità identiche, ribaltabili alla bisogna :do ut des.
Completamente a bagno nel nero, il più totale nero, per cercare il più piccolo guizzo di luce nello specchio, specchio dell’altro che è l’altro noi disperso. Anche qui il solito scambio dialettico dei due, mentre il terzo è l’assente,e la luce ne precipita la sostanza.Non si vede il volto di Isacco e nemmeno di Giacobbe, pronto all’atto cruento, pronto al sacrificio del figlio, che incarna la vita, il domani, il futuro.Si taglia alla gola, come oggi si affonda la lama, non su se stessi, ma sulla carne d’altri.Penso all’attualità, a questi giorni scellerati, in cui i capi scelgono di scannare i figli, il futuro, perché tutti i giovani sono figli di tutti. Si sceglie la morte, si sceglie il limite, si sceglie di farsi artefici di una tentata azione al buio. Penso anche alle madri che uccidono i propri figli, penso alle decisioni di questo tipo maturate in molti paesi in cui la fame la malattia l’impossibilità di andare avanti ha condotto a scelte così estreme e penso ai paesi che si vantano d’essere civili che hanno indotto la miseria in altri a cui hanno rubato le risorse. Ivi compresa la fede, una fede, una speranza. Nero, nero totale e l’angelo bisogna voltarsi a cercarlo in così tanto nero, perdendo la propria identità, la propria vista mirata sull’oggetto da sacrificare, che non è il bersaglio della trasformazione. Ma serve sempre e comunque un capro, anche nel caso in cui quel capro siamo noi stessi. f
ho scritto Giacobbe, invece di Abramo, perché pensavo alla nascita di Giacobbe, quando tiene il gemello (il suo doppio, doppione) per il calcagno, sottolineando il gesto del primato)Uccidere il figlio, che sta impartendo al padre una lezione magistrale di sotto-missione, significa non sotto-mettersi come padre alla posizione di figlio egli stesso. E’ fratello, prima che padre, Abramo, anche del capro, anche dell’angelo. f
è un gioco di sguardi: Abramo si volta al richiamo dell’angelo e ne scorge il viso illuminato da una luce che proviene da lontano e che avvolge Isacco, non terrorizzato ma serenamente volto verso lo sguardo di salvezza che proviene dall’angelo e dall’agnello.
la tela, pur nascendo da uno sfondo scuro è pervasa da una luce morbida, i critici dicono non possieda la forza dell’altra col medesimo soggetto, eppure, a me pare che la forza stia tutta in quel gioco di sguardi: solo chi riconosce e accoglie il dono della vita saprà fare di sé dono agli altri.
un abbraccio, fabry
f&r
Ferni e Fides, grazie.
fino a che si scannano gli altri, il mondo non evolve.
l’unica soluzione, per me, è la gratuità del darsi, che trasforma la realtà.
Quanti che si dicono cristiani professano del cristianesimo un aspetto soltanto, il digiuno concepito come rinuncia. Che facce tristi vanno in giro! (a volte possono essere gli stessi sacerdoti ad indurre il senso di colpa nei fedeli… non in loro stessi 😉
Altri cristiani si aggrappano al carpe diem e arraffano tutto: banchi in prima fila, ruoli in parrocchia, raccomandazioni sul lavoro.
Camminiamo sul filo del rasoio, se perdiamo di vista la motivazione profonda che anima le nostre azioni: quello che facciamo, lo facciamo per Amore o no? Altrimenti tutto e’ vano (vanagloria, interesse strettamente personale, voglia di potere, egoismo…).
Luci ed ombre della vita di ogni giorno, per ognuno di noi.
l’ariete sarebbe il maschio della pecora, giusto?
Quell’animale che, secondo la leggenda greca, un tempo aveva il vello d’oro e che condusse i principi Frisso ed Elle al di là del mare, nella Colchide.
Come ricompnsa lo si trasferì tra le stelle…(ma senza il mantello d’oro).
grazie Carla.
caro amico che gioia risentirti! spero che stia meglio.
il mondo nasce nel segno dell’ariete, poi quel mondo tramonta e rinasce sotto quella costellazione…
continuo a preferire la cuspide acquario-pesci, Lucy!
io manco sapevo che esistessero! ma pensa un po’, sei uno dei fortunati a nascere in una cuspide, caspita!
ho letto un profilo: ti si attaglia benissimo, tranne un’allusione a gelosia avventatezza probabile matrimonio infelice
😀
secondo me ci azzecca al cento per cento, Lucy, anche per il matrimonio infelice:
per fortuna mi sono fatto prete…