POESIE PER UN NO

Da anni cerco di terminare il mio ultimo libro, che dovrebbe consegnare un’immagine di me finalmente pacificata, se non certo pacifica. Forse non è un caso, ma non riesco a finirlo, continuamente interrotto da voci che non solo pretendono che rappresenti le loro storie e ragioni, ma pure che trovi loro un pubblico.

Anche questa volta è andata così, ed in fondo è andata meglio del solito: le voci sono state se non altro più chiare, perentorie, spicce. Ne è nato nel giro di pochi mesi (se sia stato un bene o un male si vedrà) un libro, “Poesie per un no”, in uscita presso l’editore Nino Aragno, il quale ha voluto che ne fossi anche l’autopostfatore.
Il “no” del titolo, come scrivo al’incirca nella noterella finale, è quel “no” che la vita sovente ci dice in viso a marcio dispetto del nostro eventuale “sì”, e che si fa tanta fatica prima a capire e poi ad accettare, ma che del resto non esime dal continuare a cercare e ad agire.
I fatti da cui i testi del libro partono, o ai quali pervengono, sono quelli troppo umani di sempre. Se nondimeno ho continuato a parlarne è perché mi è parso l’unico modo a mia disposizione di dare esplicita testimonianza di ciò che si svolge, a siderali altezze, sopra le nostre teste, i cui poveri movimenti ne rappresentano la proiezione; e parlarne in poesia il modo meno indecente di farlo.

Ed ora, sperando che invogli a leggere quanto lo precede, il testo che chiude la raccolta.

SCIOCCHINA

…eskénosen

Si può dire che sta
dandoci un gran dolore
a chi lo sa benissimo?
Non si può, si può solo
continuare a parlargli,
anche nella distanza
ed ovviamente d’altro,
sorridendo; e d’un tratto
rimanere in silenzio
e fissarlo, fissarlo,
anche nella distanza,
continuando a sorridere.
*
(Continuare a fissare
i distanti, e parlargli,
non è forse pazzia?
No di certo: i distanti
senza ascoltare sentono,
e gli sguardi li avvolgono
come coperte calde
o sudari, dipende.
Poi a volte perfino
come sanno ricambiano.)
*
La mia Sciocchina è via.
Qui sono tanto in alto
che non posso capire
da che ulteriore altezza
tanti fiocchi di neve
angelici sfarfallino.
C’è legna nel camino,
e in alte pile intorno;
per un milione d’anni
il caldo è assicurato.
Si sta bene quassù;
ma Sciocchina mi manca.
Si è avventurata in basso,
così in basso che non
si riesce a capire
da quale mai bassezza
ulteriore risalgano
gli esseri che la cingono
d’ogni parte d’assedio.
Lei combatte, combatte,
uno al giorno li vince;
un milione di anni,
e grazie a lei saranno
l’imo e il sommo ugualmente
ripuliti – del tutto.
*
(Vede e provvede lei,
compie il lavoro sporco
senza far complimenti,
senza guardare in faccia;
ma i suoi sguardi s’immaginano
far morir nelle gole
ogni eventuale “grazie”.
A lavoro finito
non resteran che queste
parole forse, e certo,
e certo, quegli sguardi.
E, magari, un sorriso?)
*
Perché lasciarla andare,
non rendersene conto
solo un istante prima
onde porvi rimedio?
Che domanda sciocchissima:
perché questo accadesse,
e tutto il resto – fosse.

18 pensieri su “POESIE PER UN NO

  1. robertorossitesta

    Caro Roberto,
    cosa vuoi, da parte mia inevitabilmente avverto di più la pressione.
    Il vantaggio è che non ho bisogno di chiave per aprir certe porte, ci passo sotto.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. nadia agustoni

    Complimenti Roberto.

    “e fissarlo, fissarlo,
    anche nella distanza,
    continuando a sorridere.”

    “Perché lasciarla andare,
    non rendersene conto
    solo un istante prima
    onde porvi rimedio?
    Che domanda sciocchissima:
    perché questo accadesse,
    e tutto il resto – fosse”

    Mette malinconia capire che è proprio così.
    Ma sorridiamo lo stesso.
    Un saluto.

    Rispondi
  3. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    quel “fosse” finale su carta sarà in corsivo: a suggerire, più che un sorriso malinconico, un mezzo riso nero.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  4. Anna Maria

    “continuare a parlargli,
    anche nella distanza
    ed ovviamente d’altro,
    sorridendo; e d’un tratto
    rimanere in silenzio
    e fissarlo, fissarlo,
    anche nella distanza,
    continuando a sorridere”

    dà diritto di ‘piantare le tende’ in questo territorio? Sicuramente “è il modo meno indecente per farlo”, chi legge coglie l’invito a saperne di più. Grazie, Roberto.

    Rispondi
  5. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    ciò che divide Sciocchina e chi piantò la tenda per lei dev’essere qualcosa di più di uno screzio e di un broncio che dura; pertanto i due vivono distinte peripezie di cui nulla fa presagire un fine lieto o almeno decente.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  6. Giovanni Nuscis

    “Qui sono tanto in alto
    che non posso capire
    da che ulteriore altezza
    tanti fiocchi di neve
    angelici sfarfallino.
    C’è legna nel camino,
    e in alte pile intorno;
    per un milione d’anni
    il caldo è assicurato.”

    Distanze con cui non smetteremo di misurarci – “i distanti
    senza ascoltare sentono,” – non scordando chi “compie il lavoro sporco
    senza far complimenti”.
    Equilibrio e insondabilità ci trattengono su questi versi,”fissarlo, fissarlo”; c’inducono a rileggere, provare a intuire nella porzione l’insieme, fin qui davvero apprezzabile.
    Auguri e lunga vita per questa tua nuova raccolta.
    Un caro saluto
    Giovanni

    Rispondi
  7. fabrizio centofanti

    al festival ho parlato proprio di quell’eskenosen, Roberto:
    si vede che stiamo percorrendo gli stessi sentieri accidentati.
    una benedizione speciale per questa nuova avventura
    dal tuo amico fabrizio

    Rispondi
  8. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    sono lieto di riuscire a
    “trattenerti su” questo mio tentativo di testimonianza circa ciò che si svolge, a siderali altezze, sopra le nostre teste, i cui poveri movimenti ne rappresentano la proiezione.
    Quanto all’augurio di lunga vita a questo lavoro ti ringrazio, sebbene non sappia che cosa possa ancora aver lunga vita… qui.
    Un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi
  9. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    quell’eskenosen è stato aggiunto per ricordare alla dedicataria terrena che l’epiteto
    “Sciocchina” non è un insulto: almeno alla lontana, e in modo teneramente ironico, rimandando ai tre radicali con cui greco, ebraico ed arabo convergono al concetto di inabitazione.
    Non si può certo dire che alla suddetta a suo tempo mancarono quelle che i vecchi Torinesi ancora chiamano “le scuole alte”; evidentemente anche lei è stata “trattenuta su”, in un suo modo speciale.
    Un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi
  10. Giorgina Busca Gernetti

    Gentile Roberto RT,
    potresti spiegare a una “non torinese”, benché frequentatrice di Torinesi al “Pannunzio” e in passato alla Genesi, il significato delle espressioni fra virgolette, anzi, il nesso tra le due? Le “scuole alte” sono di facile comprensione, ma il resto?
    Molte grazie
    Giorgina BG

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  11. robertorossitesta

    Gentile Giorgina,
    come dici le “scuole alte” sono di facile comprensione, mentre il resto, se ti riferisci a “trattenuta su”, è una ripresa dell’espressione usata da Giovanni Nuscis.
    Un saluto,
    Roberto

    Rispondi
  12. robertorossitesta

    Caro Riccardo,
    come volevasi dimostrare: quando il fatto personale non fa velo si arriva subito al punto.
    Nel caso specifico non è un crine di cavallo, è proprio il capello di una bella, quantunque un poco anguicrinita.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  13. Giorgina Busca Gernetti

    Gentile Roberto RT,
    grazie mille per il chiarimento; era proprio il “trattenere su” che mi metteva in crisi, non in sé e per sé, ma per la mancanza di nesso con le “scuole alte”, almeno a una rapida lettura. Forse avrei dovuto “trattenermi su” un poco più a lungo.
    Un saluto
    Giorgina

    Rispondi

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