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da qui
Passo davanti al mare: la gente pullula nella carne esposta e negli sguardi mutilati dalla luce e il caldo. Sembra che stia lì per scurire il colore della pelle, per una faccia di bronzo, come non ce ne fossero abbastanza. E’ dal ’96 che non metto un costume e faccio il bagno, da quando bruciarono don Mario; l’ho fatto per solidarietà e mi è rimasto questo vezzo di guardare la spiaggia di lontano, come un sogno che mi viene incontro e non mi trova. Mi sento un bicchiere di cristallo in una giungla di felci giganti e di serpenti. Basta niente per rompere il vetro della cuspide della sensibilità, diciassette-ventuno febbraio, roba da De André e Chopin, figure che mal si adattano alla vita. Si fatica a dirsi, a tradurre in parole le immagini che affiorano da dentro. Mentre percorro il lungomare, l’autoradio manda Firenze di Graziani: ecco, tu mi avresti capito, avresti brindato con me alla luce bianca della nostra carne nascosta.

nonostante la fatica del dirsi, le parole riesci a trovarle, e molto belle
un abbraccio, fabry
f&r
grazie Fides!
Un animo sensibile, forse troppo per come il mondo sta evolvendo miseramente, ma il Signore sceglie i piccoli, i deboli, gli ultimi per farli diventare i primi nell’Amore che contagia e produce cambiamenti interiori. Un po’ come ha fatto con lei chi che l’ha capito allora e l’avrebbe fatto ancora…ma direi che invisibilmente lo fa tuttora. Una cosa percio’ non capisco: il digiuno dal mare che resta una privazione al limite del masochismo. Quanto siamo bravi ad infliggerci rinuce/punizioni che ci rendono piu’ tristi di quanto non siamo gia’, invece di fare un tuffo e poi dire, sorridendo: questo l’ho fatto anche per te!
Lassu’ qualcuno ci ama e ne gioirebbe per noi e con noi 🙂 ancora!
chissà, magari un altro bagno me lo faccio, prima o poi, caro amico.
sono un tipo che condivide fino in fondo, in genere, e lo fa con gioia.