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da qui
Davanti al computer c’è un armadio che ospita vestiti e una congerie di oggetti stipati su due piani: tappi per le orecchie, inutilizzabili a causa delle otiti; un orologio-sveglia, adatto per i gruppi e le riunioni nel salone di casa; una serie di volumetti di Ravasi sul Primo e il Nuovo Testamento; una confezione di borotalco Robert’s per le patacche da smacchiare; un profumo di legno di Guajaco della serie Tesori d’oriente (la più economica che esista, a quanto sappia), una foto di don Mario che celebra nella cripta di Loreto, attorniato da tre preti, tra cui io, pronto a intervenire in caso di bisogno. L’immagine sembra l’unico dettaglio sensato, come se ciò che la circonda – una crema per le mani, una scatola trasparente di puntine, un timbro della parrocchia di San Carlo, una schiera di gessetti bianchi infilata in una scatola di Xamamina, pile da 1,5 Volt ormai scadute – fosse un segnale per ribadire il vuoto che la morte dell’amico ha lasciato nel mio spazio e nel mio tempo; oppure ricorda che ogni punto della storia, per quanto inutile e insignificante, acquista un senso solo in relazione a quella cripta, a quei corpi umani legati da un nesso indistruttibile, schegge di eterno che tracciano un percorso nel franare inevitabile del cosmo.

il vuoto e il senso, un paradosso indissolubile, nella speranza che sia il senso, alla fine, a rimanere.
un abbraccio, fabry
f&r
Schegge di eterno che nonostante i nostri sforzi a rimanere lucidi e razionali nel vivere la quotidianità nella quale siamo incastrati, rimangono dentro le nostre ossa dentro la nostra pelle. Solo un percorso di convivenza ci può salvare dall’abbrutimento e dal rancore verso la vita. Datemi spazio e tempo per soffrire per passarci attraverso!
Ogni piccola cosa ha il suo senso e il suo posto nella congerie, ogni cosa ha il suo ruolo e il suo perchè che ruota intorno ad un oggetto più importante che dà a tutto il senso e riempie lo spazio. Come ogni singola, minuta cosa del creato ruota e ha il suo perchè intorno all’uomo, nell’immagine di un Dio che tutto ha messo in ogni posto. E dio del tuo spazio e tempo sei e ciò che dà senso al tutto è il passato, il presente e ciò che verrà nel suo disordinato disordine, nel suo non senso e fine quotidiano perchè l’uomo è questo: fulcro e particolare dell’esistere.
SM
Gli oggetti sono un pretesto, un disordine controllato se poi tutto porta a un vuoto incolmabile…
Nessuna cosa avrà il suo posto.
Ciao dolcissimo…
Luigia
Penso che ogni cosa abbia un proprio senso.
“la foto di don Mario che celebra nella cripta di Loreto, attorniato da tre preti, tra cui io, pronto a intervenire in caso di bisogno”
il senso della relazione , della fiducia, dell’amicizia, del confronto, della crescita, degli ideali, dell’uscire da se stessi.
“una scatola trasparente di puntine, un timbro della parrocchia di San Carlo, una schiera di gessetti bianchi infilata in una scatola di Xamam”
il senso dell’azione, il nostro essere-agire nel mondo.
Il legame di questi singoli sensi, la loro reciprocità genera un nuovo senso, vivido, una continuità, oltre i limiti dei singoli sensi.
Tra cui io pronto ad intervenire
don Fabrizio, ma nella sua vita lei e’ mai riuscito a staccare la spina? Quando parla di Don Mario mi da’ l’impressione di una persona serafica al di sopra dei problemi, circondato dall’affetto e dall’apprensione dei suoi amici collaboratori.
Molto probabilmente mi sbaglio, ma questo e’ quelli che mi suscitano le sue parole…
grazie amici.
un abbraccio speciale a Salvatore, che comunica dal cuore di un’esperienza drammatica.
in effetti, la spina non la stacco mai.