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da qui
Dare consigli è semplice: ti accorgi che la vita ha una logica coerente, le persone presentano caratteristiche costanti, le relazioni si sviluppano secondo meccanismi prevedibili. Anche le scelte rivelano un funzionamento decifrabile, su cui si agisce per orientarlo nella direzione decretata. Il mondo è una macchina e noi siamo meccanici che si aggiornano e studiano per imparare a tamponare e riparare. Arriviamo a ritenerci infallibili nella soluzione di un problema, nello scioglimento di un nodo. Un giorno arriva uno e ti dà un suggerimento incongruo, estraneo agli indici dei manuali conosciuti, ti sorprende, ti imbarazza, ti indispone. Lo guardi in faccia con aria di sfida, ma non leggi reazioni nel suo sguardo; c’è qualcosa che sfugge al dispositivo familiare, non hai gli attrezzi, gli strumenti non sono più efficaci. Intuisci un altro livello, un’altra qualità; non ti vuoi arrendere, resisti con tutte le forze di specialista della psiche, ma alla fine ti decidi, lo fissi e non puoi trattenerti dal chiedergli: chi sei?

Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?»
a volte pare che il meccanismo del mondo sia invincibile e che non si possa fare altro che entrare nel circuito o rimanerne schiacciati…ma c’è una possibilità, un’altra via, di più, un’altra vita.
un abbraccio, fabry
f&r
Caro Don Fabrizio, per caso ha descritto il suo incontro con Cristo tramite don Mario?
Una simile situazione e’ l’incontro della rinascita alla vita che puo’ sperimentare ognuno di noi quando il Signore si manifesta ai nostri occhi, tramite un suo inviato, in un momento per noi di impasse.
Ancora grazie.
Fides e Anonimo, grazie.
un’altra vita: pensavo a Gesù di Nazaret, infatti, capace di rivoluzionare gli schemi abitudinari.
e come posso rispondere alla domanda : “chi sei?”
non posso rispondere in modo definitivo e determinato.
resterebbe sempre qualcosa di non detto, di laterale, di sfumato e vago. di più ci sarebbe ancora qualcosa di me che di me non so, che non riconosco.
Paolo Jedlowski, in “Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana” dice che la narrazione che di me fanno gli altri completa le informazioni che io devo avere su di me.
allora si pone la domanda: “voi chi dite che io sia?”
vero, Alfonso, anche gli altri narrano di noi; la vita è un lungo racconto, di cui cerchiamo di vedere l’esito.