Battute

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da qui

Per una battuta, può cambiare la vita. Mi capita di ascoltare le persone più diverse soffrire per una ferita verbale, perché qualcuno con una frase le ha colpite al cuore, e per anni si portano dentro una parola pronunciata, forse, per disattenzione o superficialità, o per l’attimo di cattiveria che può impossessarsi di chiunque. La terra è attraversata da battute che sconvolgono l’immagine di sé, producono reazioni disparate, perché non ci sono due individui uguali, ma anche perché lo stesso essere umano cambia da un momento all’altro, da una fase all’altra della vita, di stagione in stagione, per cui un insulto d’inverno non equivale a un’ingiuria in primavera. Nel calderone del mondo, le battute cuociono a fuoco lento la nostra identità, soffriggono l’io fino a farne una pietanza rosolata e indorata, pronta per essere servita alla fame mai sazia della storia.

12 pensieri su “Battute

  1. donato

    e forse al sottofondo della vita e della storia,ma anche del comportamento dell’animo umano c’è più una battuta che un intero sistema filosofico:in una battuta la persona racchiude o può racchiudere non solo la sua filosofia della vita,ma anche tutto il suo mondo morale e la stima che ha di se stesso e degli altri,ma anche del mondo stesso.solo che la battuta non ammette discussioni poichè si fonda sulle emozioni che riesce a suscitare negli altri e ricarvare in breve e senza colpo ferire un consenso. donato barracane

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  2. Anonimo

    A me piace tanto la battuta di Woody Allen:
    “Dio e’ morto
    Marx e’ morto
    e anch’io non mi sento molto bene”

    Un invito puo’ cambiare una vita.
    Ad esempio, andare ad una festa, anche se quella sera non si aveva proprio voglia di uscire di casa, ed incontrarci la propria anima gemella!
    Ma l’invito per eccellenza resta il “Vieni e seguimi” di Gesu’.

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  3. f&r

    ne uccide più la lingua della spada

    chi porta nell’anima i segni dell’altrui indifferenza o superficialità o cattiveria sa quanto questo detto sia vero, solo che la morte avviene lentamente, perché quelle ferite continuano a sanguinare per lunghi anni.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. lucypestifera

    l’ésprit de l’éscalier da cui sono affetta, io che faccio battute (NON sulle persone, se non in generale), è una condanna a soffrire le cattiverie (perché se ti fanno una battuta spiritosa e bonaria, è una cosa simpatica), ma anche una palestra per conoscerti. impari che di te ci si può fidare, perché non faresti mai del male, mai quanto ne percepisci e ne ricevi, è un’esercizio di umiltà (beccarsi le imbruttite e non reagire fa benissimo: ci riconcilia con il nostro essere umani), ti si ripropongono (quasi quanto i peperoni!) quelle due o tre cose in cui credi, che nel mio caso sono:
    il non aver parte mai con i prepotenti e i furbi
    essere profondi nella leggerezza la quale consiste nel non lasciare che il quotidiano ti scavi troppo: lo ha già fatto abbastanza
    rielencare le priorità: affetti sinceri, stima di sé e degli altri: rifare la conta dei “superstiti”
    considerare che ne uccide più la spada che la lingua: se questa la facciamo contare meno e ci diamo da fare perché quella cada inattiva, è fatta.

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  5. Giorgina Busca Gernetti

    I commenti #3, #4, #5 esprimono perfettamente il mio pensiero, anzi, descrivono con precisione la mia “ferita”. Forse tre anni sono pochi per guarirla, ma temo che sia insanabile, come è stato appunto scritto. Temo che sia come un male che si è radicato nell’animo e che sviluppi sempre più le sue radici.
    Grazie a F&R, Giuseppe Barreca e Lambertibocconi.
    Giorgina Busca Gernetti

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  6. M&C

    Il problema più diffuso è, secondo me, comprendere veramente il concetto di libertà. Se non riusciamo ad includere l’altro in questo concetto, nessuno sarà mai veramente felice. Il difficile è capire dove finisce la propria e dove inizia la libertà dell’altro, e se non si avverte questo limite si rischia di calpestare l’altro e di ferirlo nei suoi sentimenti. Con il risultato che, sia chi ferisce, sia chi viene ferito, dopo soffre o per la parola subita che ti fa sentire peggio di come credevi di essere, o per il rimorso di aver detto qualcosa che forse neanche pensavi veramente.

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