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da qui
Campo giovani
E’ un edificio vasto, al termine di una salita tutte curve. L’ingresso è invitante: una sala con mattoni in pietra grezza, un camino moderno, sempre acceso, un bar con i tipi di caffè alla moda in questi tempi di ginseng e stimolanti. L’architettura aiuta a predisporre il cuore, o l’anima, o la psiche: sei chiamato a essere accogliente, a riscaldare, a ridare energie a chi le ha perdute lungo l’arrampicata della vita. La sala da pranzo è ampia, attraversata da tavoli destinati a ospitare i novanta elementi della nostra comitiva, dai più anziani, e già segnati dall’alzheimer – ce n’è uno -, ai bambini che armeggiano col trapano giocattolo per penetrare il mondo di cui ogni giorno scoprono un dettaglio. Lo stanzone suggerisce di ascoltare sia chi non sa nulla della vita sia chi ne sa troppo, come se solo nelle testimonianze più diverse, nel collocarle con pazienza sullo sfondo giusto, si potesse trovare la vera identità, che non è il risultato di un’autoaffermazione, ma l’integrazione del lontano e dell’estraneo. In questo albergo c’è la mappa della vita: basta percorrere una sala dopo l’altra e sai qual è il cammino per ottenere la sapienza trafugata dalla follia del mondo.

passato e futuro, trapani giocattolo per penetrare il mondo e malattia che penetra senza lasciare scampo, e il Vangelo si fa carne nell’ascolto e nell’accoglienza.
un abbraccio, fabry
f&r
io invece ho avuto a che fare con i tarli e ho potuto riflettere su quanto riescono, così piccoli e modesti, a penetrare la polpa del legno, il corpo delle cose,soprattutto quelle solide e più antiche,non le giovani fatte di polvere di legno compresso. E, spontanea, l’analogia è corsa a noi, alle nostre esperienze,al nostro credere di conoscere,masticare la vita attraverso la conoscenza, l’addentrarci con l’intelligenza in una ostanza che resta tutt’ora ignota e misteriosa, che non ha un nome se non per una fede, una uqlunque fede intendo.E oltre a i tarli,che sono insetti, ci sono gli acari dei tarli, che di loro si nutrono e allora ho pensato alla gerarchia in cui alcuni si nutrono di altri, della loro fatica, del loro corpo,della loro vita.Insomma, una gran fatica stanarli e poi, trovare che, alla fine, ci sono praticamente fratelli. Buona vacanza,ferni
gli hotel allo/agli scoiattolo/i sono una porta aperta sul rovescio del mondo. si entra di solito da un piazzale e si mangia verso il bosco. dalla sala si potrebbe sgusciare, sgattaiolare, scoiattolare via, ed entrare in un’altra dimensione. a volte si sguscia via da una festa e si finisce in un letto d’ospedale: se si è piccini, com’ero io, “agli scoiattoli” diventa in questo caso un trampolino verso la coscienza della malattia della morte della diversità. un rito di passaggio. io vi capii che non capivo le generazioni che lì festosamente, in un continuo cicaleccio, si confrontavano, perché la diversa e la meno adatta, quella “segnata” ero io. se ne andò la malattia, ma è rimasto il malessere, e la coscienza. lo scoiattolo è diventato un topos. se ci passo, guardo oltre, verso i monti.
Grande Fabry!
Rendi poetico tutto quello che vivi.
Per chi volesse conoscere da vicino questo hotel, c’e’ un articolo con foto su http://www.centromadonnadiloreto.it
Per prenotare: [email protected]
🙂
Un abbraccio!
Titti
grazie, mi piace quest’opera continua.
sì, Titti, vale la pena conoscere luogo e gestori, gente speciale.
un abbraccio
fabry
forse abbiamo bisogno ogni giorno
di un luogo e di un tempo carnascialesco.
forse abbiamo ogni giorno bisogno
di portare fuori di noi la maschera/persona
che è dentro di noi.
forse abbiamo da attraversare ogni giorno
momenti e tempi di fraintendimento
per compresndere, dopo tanto,
cosa cercavamo nella cortorsione
della nostra bio-grafia, in certi luoghi sotterranei
o mrginali che ci hanno stravolto l’anima, la psiche o l’io
concordo Alfonso, come (devo dire) sempre.