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da qui
Provo a ricordare. Indosso il grembiule bianco e il fiocco azzurro, come un regalo dimesso da portare a chissà chi. Mi aggiro in corridoi enormi, con porte che puntano alla volta di soffitti altissimi (è il mondo visto dall’altezza dei quattro anni). Cerco disperatamente l’aula, ma non posso chiedere a nessuno negli anditi deserti come canyons di un pianeta sconosciuto. Devo compiere un gesto, anche se l’idea, timido e introverso come sono, mi atterrisce: entrare in una stanza rischiando di sbagliare, per cui tutti mi guarderebbero sospesi, per un istante eterno, poi esploderebbero all’unisono in una risata interminabile. Non ho alternative: mi sollevo sulla punta dei piedi, raggiungo a stento la maniglia, mentre immagini orribili mi spingono a mollare la presa e fuggire via lontano, ma sono qui, devo avanzare, mentre la porta si apre lentamente e tra i banchi scorgo figure dai grembiuli neri e i fiocchi bianchi, che mi squadrano come fossi una bestiola miserabile e ridicola. Poi, in crescendo, cominciano a sorridere, ghignare, sghignazzare. La mia carriera esordisce in salita: dopo, tutto sembrerà più facile.

Bello questo racconto del primo giorno di asilo, che inizia come un film dell’orrore/thriller ma poi avra’ un lietissimo fine!
Mi ricorda quello che una prozia disse a me e ai miei fratelli, quando ci impressiomammo al racconto di una favola: “Tranquilli, adesso viene il bello!” Da allora, alle favole seguenti, le chiedemmo sempre: “Ma quando viene il bello?”
Anche adesso, ma nella vita, ci sono state occasioni in cui me lo sono chiesta 😉
Un grande abbraccio,
Titti
quante volte mi sento ancora esattamente come quel bambino!
un abbraccio, fabry
f&r
Pensa allora che è successo a mio cugino in prima elementare: sua madre, per non stare a comperarne un altro, gli ha riciclato il fiocco rosso di sua sorella maggiore. Una giornata intera di risate e cori canzonatori: “frute frute” (“bambina bambina”).
Anch’io, come F&R, mi sento spesso a disagio come quel bambino, ma non tanto per un abito o un accessorio diverso da quello normale, per di più “riciclato” come il fiocco rosso, quanto per una condizione spirituale che di solito viene denominata “senso d’inadeguatezza”.
Eppure avrei dovuto imparare, in tanti anni, a vivere più spensieratamente, ma forse la mia è una “malattia” inguaribile.
Saluti a voi
Giorgina BG
Ogni domenica, un uomo con un camice bianco avanza in mezzo ad una folla di gente…non ha il fiocco ma in compenso ha una specie di tovaglia, la casula, dai colori scioccanti! Però questa volta ha tra le mani qualcosa di più importante di una maniglia, non credete?
Grazie per la tua vita Fabry e per il tuo si a Cristo.
Io direi che ha trovato anche la chiave per aprire tutte le porte.
Bei ricordi!!!!!!
Un abbraccio.
grazie, amici, per la riscrittura: è il meglio della lettura!
Sara’ il disagio (“malattia” di cui qui parlano in tanti) che rende poeti?
In effetti questo e’ un blog che raggruppa persone di una certa sensibilita’, propense a guardarsi dentro e ad ascoltare l’infinito, comunque lo si concepisca.
Mi raccomando, se volete davvero che il mondo cambi, non guarite mai, anzi,.. “contagiate” qualcuno! 😉
Quest’episodio l’ho vissuto ad ogni primo giorno: a scuola, a lavoro, in sala d’attesa dal dottore… sempre in imbarazzo come se fossi l’ospite indesiderato oppure la distrazione in un momento di noia.
Ma ad un certo punto mi son detto: e se invece avessi ragione io?
un saluto
grazie cari.
la fragilità, spesso, è più feconda della forza.