7. Io uccido

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da qui

Leopoldo ha imparato la lezione, ma non demorde. Ritiene che l’autogrill sia un simbolo privilegiato della società occidentale; forse farebbero più al caso gli immensi centri commerciali con scaloni in marmo e negozi barocchi, ma lì si sente in soggezione e preferisce ripiegare su forme meno impegnative. Si fa coraggio ed entra di nuovo tra la folla in maniche corte e macchie di sudore sparse senza un ordine preciso. Avverte l’ostilità dei corpi, che difendono la posizione nella doppia fila che dalla porta d’ingresso si allunga in direzione della cassa. Fa mente locale: qual è l’obiettivo? Movimentare la trama, ma anche, più in profondità, sperimentare un rapporto umano nel cuore del campo nemico, la terra del consumo a tutti i costi. Accanto a sé, Leopoldo ha un signore distinto con occhiali e camicia grigia a righe blu. Come entrare in contatto? Dietro il cassiere c’è una fila di libri, tra cui uno intitolato Io sono Dio.
Non le sembra un titolo assurdo, questo di Faletti? prova a buttarla lì.
Il signore non fa una piega, nemmeno si volta, come nulla fosse stato. Leopoldo guarda meglio: nell’orecchio ha qualcosa che somiglia a un apparecchio acustico. Magari è spento: i rumori dell’autogrill sono fastidiosi per chi ha problemi di quel tipo.
Davanti a lui c’è una signora che sembra assorta in pensieri profondi. Leopoldo la studia qualche istante, poi le tocca la spalla e chiede a voce bassa:
Dica, non le sembra strano un titolo così?
Senta, sbotta la donna, non sarà mica malato? Fa a tutti la stessa domanda? Che me ne frega dei titoli dei libri?
Leopoldo non fa a tempo a reagire, perché sente una mano che gli batte sulla schiena. Si volta: è un signore anziano con occhiali scuri e spessi.
Lei ha bisogno di comunicare, vero? Faccia come me, scriva un diario: non dà fastidio, e il risultato è assicurato.
Accanto all’uomo anziano c’è un giovane in canottiera con i peli del torace che traboccano dal colletto largo. Fa uno sbuffo insofferente e biascica con voce impastata, ma ben decifrabile:
La fate finita? Mo’ ve corco a tutt’e due.
A Leopoldo vengono in mente l’uomo grosso e il pugno che aveva concluso l’esperimento precedente. Si ricorda anche dell’altro libro di Faletti: Io uccido. Guarda il giovane negli occhi e gli risponde:
Massì, magari al prossimo autogrill mi dice meglio.
Il cassiere getta uno sguardo sulla scena: aveva già pensato di chiamare il direttore.

14 pensieri su “7. Io uccido

  1. f&r

    questo leopoldo mi sta sempre più simpatico…

    certo è un po’ sfortunato, speriamo che prima o poi gli dica bene

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. augusto

    Carissimo Fabry, tornerò sul romanzo , o meglio sulla “morte” del romanzo. Ma voglio qui offrire un mio contributo su Vinicio Capossela , che ho conosciuto in occasione di un concerto di qualche anno fa.
    Feci un articolo di cui ti allego , di seguito , alcuni passi.

    Un abbraccio forte.
    Augusto

    Un clown pieno di grazia

    Vinicio Capossela, nato ad Hannover da genitori salernitani , l’avevo ascoltato diversi anni fa alla Radio e m’era parso un mix tra Buscaglione, Carosone e Kurt Weill, un po’ Nino Taranto e un po’ Vinicius de Moraes . Si era proposto anche come scrittore con un libro – “Non si muore tutte le mattine, – che è un ingorgo di parole , un guazzabuglio di allitterazioni, un repertorio di modi di dire , una sequela di punti esclamativi , di fantasie discorsive , di sconfitte, di viaggi a Stanbul e pranzi da taverna , di gente che si fa un giro di ouzo al bar sirtaki , di partenze, ritorni, punti a capo , di puntini di sospensione , punti e basta; uno dallo stile sovrabbondante, eccessivo, barocco , che scrive le sue storie , – storie strampalate – , un continuo rovistare , borbottando, da innamorato della poesia , delle spezie profumate , dell’opera lirica: pagine da prendere sfuse, come raccomanda l’autore stesso. Uno che vive senza temere tutto quello che ci si perde , prendendo una cosa sola e che sa riconoscere le cose quando arrivano.

    Lo vedo in un concerto , a Milano, molti anni dopo ( dieci, o forse più) e dico che è un artista vero, geniale , uno che si scrive i testi e li canta, dice e contraddice , ma ci dà una lezione costante , sempre valida , quella di vivere la propria vita senza compromessi , con autenticità, senza timore e senza temere tutto ciò che possiamo perdere a causa di questa scelta, che è sempre la migliore. I suoi testi ironici cambiano ad ogni esecuzione , ogni parola, ogni rima, ogni frase ha un suo preciso significato, non sempre univoco, che si scopre a seconda dell’umore e della voglia di riempire le parole di emozioni.

    Ballerine, Marajà, Palombari, Buffoni, Pagliacci sono i personaggi di spicco di queste parole musicate, un cd che è tutto un susseguirsi di filastrocche , sinfonie, sberleffi , marcette , evocazioni mitologiche e bibliche ( “ Sono innamorato dell’Ecclesiaste , libro di poesia e di forza incredibile, una vertigine di polvere”), un qualcosa di autenticamente nuovo e diverso, anche se antico. Capossela è uno che fa viaggi nell’irrealtà fra scioglilingua orchestre ad archi , canzoni a manovella e bande paesane , che ti trascina con la fanfara degli ottoni macedoni ( nei suoi pezzi c’è perfino una Medusa che balla il cha cha cha ) uno che ti dice che il paradiso è ormai perduto e che siamo tutti dalla parte di sotto, dove c’è solo odore di merda.

    Belli, brutti, ubriachi e sobri, non ci rimane che andare al Colosseo come facevano gli antichi romani, quel tritacarne che è il mondo dello spettacolo, con i gladiatori Ben Hur , i beduini, Masala e la macellaria mediatica dove non importa chi è il vincitore o il vinto, sandali e polvere , uno che ha scritto “Canzoni a manovella”, un contenitore di emozioni e nostalgie ,storie del nonno davanti al camino, una manovella che riscopre ritmi e canzoni nate tra la gente e per la gente, quasi un’aria che proviene da un grammofono impolverato che bisogna far girare a mano.
    Capossela è uno che ha scritto una decina di bei libri e di successo , e tanti , tanti pezzi musicali dedicati al circo, o rifacimenti del pugile sentimentale e il volo di Volodja ; uno che porta “Camera a sud “ all’Opera di Parigi , che celebra John Fante a New York, con i “Sogni di Bunker Hill”, che dimostra ad ogni concerto di possedere una sensibilità musicale mostruosa , nonché ricercatezza armonica e intima coesione in tutti i lavori che realizza .

    Vi assicuro che a vederlo suonare con quegli strumenti ormai in disuso( rotopiano, chitarra sirena, banjolino, fisarmonica e piano giocattolo; strumenti alternativi come bottiglie soffiate, fruste, ed il simpatico fischio; ed ancora grancassa, contrabbasso, archi, ottoni e clarino, tuba ed altri) , ti trasporta e ti travolge, ti frastorna, ti trasforma. Sì, ti trasforma, in qualche modo.

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  3. elio_c

    Assomiglia al “Cristo sulla via del Calvario” di Bosch, questo Leopoldo: è circondato da una folla di veri mostri. Simboleggia bene quel paradossale rapporto di ribrezzo e sollecitudine che sovente il poeta pare voler instaurare con il proprio uditorio.

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  4. Stella Maria

    Leopoldo non demorde.
    Autore/genere letterario/protagonista crede in ciò che fa, nella bontà del suo messaggio e nel desiderio di portare l’uomo a riflettere, a cambiare, a tornare a quelli che sono i veri valori in una società che sembra aver dimenticato origine, scopo e meta, cosa sia un rapporto umano,impegnata com’è in un grande matrix.
    “Io sono Dio” e “io uccido”, sono due imperativi dell’uomo moderno: un self-made-man che non ha più bisogno di altro che se stesso e uccidere fisicamente o il pensiero, l’etica e la morale, è l’unico obiettivo. Una visione un po’ troppo cinica della realtà, ma ahimè è la minoranza “marcia” che fa notizia e influenza il pensiero, rendendo ancor più inattiva e passiva l’altra parte convinta che “tanto non cambia nulla”, ma qualcosa va cambiando. Nell’uomo c’è qualcosa di buono ancora e sempre, una voglia di riscatto, di umanità, di verità. Leopoldo non demorde, come un uomo di duemila anni fa, avrà la stessa costanza, andrà fino in fondo o è tutto un bluff?
    SM

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  5. Mario Bianco

    Leopoldo credo sia un tipo audace,
    o meglio spericolato
    Insomma percorrerebbe il sottile bordo dove convivono coraggio, audacia, provocazione e mattana.
    🙂

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  6. elio_c

    Certo Fabry, tutto quanto facciamo si basa su di una continua proiezione sopra ad un tessuto di segni e di indizi. Nell’arte (romanzo incluso) questo processo si libera da un certo numero di vincoli, in cambio della rinuncia alla pretesa di una verità “letterale”, che avrebbe forse conseguenze troppo serie nei rapporti. Quindi mi va benissimo che le stupidità, o mostruosità, che rilevo nelle rappresentazioni altrui possano essere considerate una scoperta, per proiezione, delle mie proprie stupidità o mostruosità, o una mezza finzione perversa delle stesse, e suppongo vada bene così.

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  7. alfonso

    per completare su Vinicio, allego una notizia.
    Vive ogni estate, in parte almeno, al mio paese. qui è di casa. Il padre è di Calitri, come il resto della sua famiglia.
    Leopoldo, alla fine della collezione di insuccessi, smetterà di fare “il matto” e si ritirerà nel suo guscio interiore.
    ossia continuerà sotto un’altra forma, quella privata, intima, meno pubblica,a fare quello che già fa?

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    1. fabrizio centofanti

      grazie amici.
      lo sviluppo, naturalmente, è meglio non anticiparlo.
      Leopoldo è un tipo audace e crede in valori sociali e civili.
      permette di rispecchiarsi nel ventaglio ampio delle proprie e altrui caratteristiche, anche quelle più stupide e mostruose.
      a proposito della sorte del romanzo – meno importante, certo, di quella dei precari – Leo Siegel lo aveva dato per morto. Jonathan Franzen ha risposto che Siegel è un idiota e ha torto su tutto. Ai posteri l’ardua sentenza.

  8. Anonimo

    Se a=b e b=c , a=c

    Se Leopoldo e’ un tipo audace che crede in valori sociali e civili (e frequenta gli autogrill) e don Fabrizio e’ un tipo audace che crede in valori sociali e civili (e nelle sue trasferte estive ha frequentato gli autogrill), allora Leopoldo=don Fabrizio
    🙂

    …attendo la fine del romanzo

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