9. Il peccato originale

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KM2V4In0re0]

da qui

Da un po’ di giorni, Leopoldo ha in mente questa frase: “Se non fossi uno scrittore, vorrei essere Dio, che non ha scritto nulla”. Non sa chi l’abbia detta, e forse non l’ha detta nessuno; eppure, non sa come, se la trova sempre lì, e non riesce a liberarsene. In effetti, pensa, è curioso: pare che Gesù non abbia scritto nulla e forse non sapeva neanche scrivere. Sembra che i più grandi personaggi non abbiano vergato un rigo. Che la scrittura sia un ripiego per figure minori? Chi scrive si trascina un bagaglio di sconfitte e frustrazioni, mentre il saggio si occupa di vivere, impegno non indifferente? L’opera letteraria sarebbe un fallimento sul nascere, una resa a un livello inferiore che dovrebbe ripagare di chissà che perdita, come sembra suggerire Franco Cordelli nella denuncia del romanzo come semplice indice di prestigio sociale. Tutta la scrittura sarebbe risucchiata nello stesso vortice: il diario dell’adolescente, gli appunti dell’universitario (il che spiegherebbe gli appelli di certi professori: cercate di seguire, non scrivete!), ma anche le ricette del medico e gli appuntamenti segnati sull’agenda dalla segretaria tuttofare. Il sapiente collega, medita, ricorda: fa tutto, tranne che scrivere. Leopoldo si sente, all’improvviso, il sottoprodotto di un’attività per mentecatti, ectoplasma di un narratore deluso dalla vita che non trova di meglio che sfogarsi trasformandola in inchiostro, nella pesantezza della pagina destinata magari all’autogrill, ma più spesso alla polvere di scaffali dimenticati persino dallo straccio della colf. Sarà per questo che la prima persona è così problematica nell’arte del narrare: molto meglio declinare le responsabilità sulla terza persona, di cui non si sa nulla se non quello che è possibile intuire fra le righe, tirando a indovinare, senza prove. Leopoldo è sollevato: lui non c’entra nulla col peccato originale che segna per sempre chi decide di scrivere, fosse pure la Bibbia, o Io sono Dio, del Faletti in autogrill.

9 pensieri su “9. Il peccato originale

  1. f&r

    se la pagina bianca è la perfezione dell’eden e la parola tracciata sul foglio il suo peccato originale allora l’uomo non può che scrivere per ritrovare la via che conduce all’ultima pagina, quella in cui non si scrive più nessuna parola, e che torna ad essere perfetta, ma solo dopo un lungo e travagliato cammino.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Valerio Fiandra

    Eh, vexata quaestio, caro Fogli ( e menomale che sul web non c’e’ problema di spazio : se no a forza di rebloggarci…). Comunque sia, a partire da tal Platone ci si e’ detto come “cio’ che vale/conta sta nelle parole dette, di cui gli appunti scritti sono ‘solo’ utili mementa “. In oriente, in Cina specificamente, non essendoci finalita’ non c’era racconto scritto. Non molto e’ cambiato da allora, tranne la techne’. E, se chi scrive mostra la sua ferita ( e la indossa come una Corona, per dirla alla Elton John/Bernie Taupin [ cfr Levon ], noi extramoderni va da se che scriviamo un Sacco e una Sporta. Ma diciamo qualcosa ?
    Eh, ma dopotutto cosa STIAMO facendo, anche qui ? Un abbraccio da Valerio.

    9. Il peccato originale « La poesia e lo spirito (via foglisparsi)

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  3. Anonimo

    Don Fabrizio alias Leopoldo, che fa, entra in crisi?!
    E’ vero che si scrive per tirar fuori quanto non si puo’/riesce a comunicare (chi puo’ viverle certe sensazioni/esperienze non ha tempo ne’ voglia o motivo per poi scriverle), ma questo non vuol dire che scrivere sia un’attivita inutile a se stessi e agli altri (anzi, a volte sono proprio gli altri ad essere grati allo scrittore che si e’ sobbarcato il peso della scrittura/limatura dei pensieri e dei sentimenti che lo accomunano con i lettori).

    Scriva ancora, don Fabrizio, scriva sempre al termine della sua giornata di vita attiva e contemplativa: oltretutto per lei la scrittura e’ una necessita’ emotiva ed un modo per sopravvivere alla difficile periferia urbana.

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  4. Rashide

    Per Sant’Agostino la scrittura gli è stata di stimolo,di guida, e di sostegno.
    Uno dei suoi pensieri:
    ” Tu pensa solo a cio che vuoi essere; poichè in qualunque modo tu voglia essere ,l’artefice sa dove collocarti. Guarda al pittore”.
    Leopoldo puo essere un cristiano che non nega il male ma lo risolve nel triunfo del bene sul male.
    Un abbraccio.

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  5. alfonso

    non sempre il solo fare è dei saggi.
    chi si affanna a fare ne è lo stesso schiavo.
    quel fare diventa la sua scrittura ansiosa.
    chi ostenta e celebra le sue imprese è lo stesso
    frustrato esibizionista.

    non sempre chi scrive (naturalmente non includo in questo me)
    è uno che deve rimediare a un guaio passato. specie se con
    il suo scritto socializza acquisizioni e tramanda conoscenze.

    un bacio

    Rispondi
  6. lp

    http://www.youtube.com/watch#!v=PhcYvl0Cxh0

    Da quando vi sono gli uomini, l’uomo ha gioito troppo poco: questo solo, fratelli, è il nostro peccato originale.
    Friedrich Nietzche

    I poeti sono semplicemente quelli che hanno scelto come professione e stile di vita l’essere in contatto con la propria felicità.
    Joseph Campbell

    Dovreste rinunciare anche al piacere della devozione.

    Vivi e lascia al fuoco
    l’oscuro infortunio.
    Arthur Rimbaud

    Kafka afferma di essere entrato nella letteratura dal momento in cui ha potuto sostituire “io” con “egli”.

    Non ho niente da dire e lo sto dicendo.
    John Cage

    Trovare frasi così semplici che non saranno più nostre.
    Elias Canetti

    Non sono niente altro se non uno che ascolta e attende, come tale però perfetto, perché ho imparato a sognare mentre attendo.
    Robert Walser

    Che strana mania quella di passare la vita a consumarsi sulle parole, e a sudare tutto il giorno per cesellare le frasi.
    Gustave Flaubert

    C’è stato un tempo in cui gli “artisti” pretendevano di rivaleggiare con i grandi personaggi storici, gli eroi, i grandi uomini di guerra – come loro, volevano entrare nella memoria dei popoli; come loro, continuerebbero ad essere, al di là delle epoche, presenze attive. Noi siamo di sicuro più modesti; ossia più immodesti. Ci pare derisorio accontentarci della gloria dei musei, al fine di perseverarvi nella pigra eternità degli idoli. E a che scopo la rinomanza, la fama, quest’appello ad essere un puro nome ozioso? Scrivere è certo un lavoro, ma del tutto irragionevole, che non chiede niente, che non si giustifica e che nessuna ricompensa potrebbe soddisfare. Scrivere: un’esigenza singolare (chiamiamola bizzarra), più etica che estetica, poiché risponde a un “si deve” senza obbligo né sanzione.
    E’ ancora il nostro vecchio maestro Henry James che sarebbe forse più giusto richiamarci per esprimere la stranezza di quest’esigenza, con cui né la gloria, né la fama, né la popolarità possono avere nulla a che fare.

    “Noi lavoriamo nelle tenebre – facciamo quel che possiamo – diamo ciò che abbiamo. Il nostro dubbio è la nostra passione, e la nostra passione è il nostro compito. Il resto è la follia dell’arte”. (La follia di scrivere).

    E’ una confessione? Orgogliosa o patetica? Ognuno è libero di giudicare.
    Maurice Blanchot

    Il creatore è colui il cui nome si cancella e la memoria si estingue.

    Ciò che voi chiamate mondo deve essere ancora da voi creato.
    Friedrich Nietzche

    http://www.youtube.com/watch?v=moPbM7Co8CY

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  7. Carla

    quante seghe mentali porta il pensare cosa sia scrittura…
    scrivi e basta
    e soprattutto
    (come scriveva un tizio;-),
    scrivi col sangue.

    Bonne nuit!

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