11. Cancellazioni

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da qui

Leopoldo si è ripreso dalla sbornia, e capisce di aver sognato tutto, però è contento della soluzione che il Calvino fantasma gli ha offerto il giorno prima. Non che sia rassicurato pienamente: e se davvero il romanzo fosse condannato? Se la sua breve vita finisse qui, dopo le prime undici pagine? Che direbbero di lui, che traccia lascerebbe del suo passaggio tra la gente? Decide di agire, di compiere qualcosa che rimanga: la cosiddetta buona azione, oggi caduta in disgrazia, e soggetta a verifica continua. Dopo Freud, bisogna assicurarsi che non sia l’imposizione di un superego severo, o un masochismo mascherato, o una captatio benevolentiae, o una sublimazione del complesso di Edipo. A Leopoldo, in questi casi, viene il mal di testa, per cui decide di tagliare corto: compirà una buona azione e basta, il bene per il bene non ha fatto male mai a nessuno. Si ricorda di un giovane abbandonato due volte dai propri genitori: prima quelli di sangue e poi quelli adottivi. Completamente sbandato, diagnosi di schizofrenia, incapace di adattarsi al mondo: per queste e altre ragioni, Leopoldo si è guardato bene, finora, di recarsi in suo soccorso; ma ora che il romanzo potrebbe essere interrotto, sente urgere un compito umano non più procrastinabile. Compone il numero telefonico del giovane: nessuna risposta. Non si lascia scoraggiare, cerca di ricordare l’indirizzo, sale in macchina e via, di corsa verso la casa popolare dove il ragazzo abita da solo. Suona il campanello e attende. Nessun segno di vita. Una vecchietta sdentata, di quelle coi vestiti a fiori che non si capisce da quanti anni resistano ai lavaggi, gli si avvicina e chiede:
Chi cerca?
Ma è chiaro, cerco Tomas.
Tomas non c’è.
E dov’è andato?
E’ andato al nord.
Al nord dove?
A Milano.
Ha l’indirizzo?
Non so neanche bene dove stia, Milano. Perché non gli telefona?
Leopoldo la guarda di traverso:
Non risponde nessuno.
Riprovi, magari stava al bagno.
Leopoldo ricompone il numero. Al terzo squillo sente la voce di Tomas, esagerata come sempre.
Signor Leopoldo, è la Provvidenza che la manda, l’albergo di Milano mi ha appena presentato il conto: sono duecento euro. Me li manda?
Leopoldo chiede di passargli il direttore, gli spiega tutto, ed è pronto ad aspettarsi il peggio. Il direttore sussurra al telefono:
Mi sa che oggi farò la mia buona azione quotidiana.
Leopoldo si mangia le mani: possibile che gli vada tutto male? Come farà a evitare di finire nel nulla, vittima di una storia che lo vuole cancellare a tutti i costi?

11 pensieri su “11. Cancellazioni

  1. Anonimo

    Sogno o son desto? Avevo tralasciato questo post?
    Oppure oggi, don Fabrizio, ci concede doppia razione del romanzo? Mi piace!!!
    Oppure Leopoldo si e’ ripreso dalla sbornia ed anche don Fabrizio si accorgera’ della Sua svista – si mangera’ le mani – e tutto svanira’ come Calvino nel sogno del nostro personaggio?!

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  2. f&r

    appassionante il gioco fra la consapevolezza di Leopoldo di essere il personaggio di un romanzo e la sua urgenza di una vita che faccia di lui un essere umano, metafora del nostro correre quotidianamente il rischio di esitere come personaggio di una fiction e non come protagonisti di quell’unico passaggio irripetibile che è la nostra vita.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Carla

    e se il romanzo non poteva essere interrotto proprio in quel momento?
    addio bene…
    il bene non va cercato, di solito si presenta, e quando lo si da, non si fanno calcoli al riguardo.

    (secondo il mio modestissimo parere).

    un saluto a Calvino

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  4. Rashide

    Speriamo Leopoldo possa conoscere bene i meccanismo del suo ego per superare questa confussione inconscia della male-dizione dell romanzo e cosi preocuparsi meno dell giudizio della gente , magari senza vivere forzando la sua natura e seguitare a subire le frustrazioni con strategie illusorie per finalmente essere riconosciuto.
    Credo che sarà una vera e essenzial rivelazione questo Leopoldo.
    Un abbraccio

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  5. Anonimo

    Mi permetto ogni tanto di mettere i puntini sulle i per movimentare il blog che ultimamente langue – sara’ stato il periodo estivo – e molti frequentatori sono scomparsi. Speriamo che “Le avventure di Leopoldo” attirino nuovi commentatori.
    il nostro Leo si sente sfortunato per non essere riuscito a compiere la buona azione, ma in realta’ l’ha fatta, inducendo il direttore dell’albergo a chiudere un occhio. Diro’ di piu’: ha preso due piccioni con una fava!
    Come e’ vera la sua analisi, don Fabrizio, su cosa in realta’ possa spingere le persone a fare buone azioni…Ma tolta la causa e guardando solo l’effetto, quelle azioni possono considerarsi comunque buone?

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  6. Titti

    Per sopravvivere oltre le prime undici pagine del romanzo di cui e’ il protagonista, Leopoldo potrebbe mettersi lui stesso a scrivere un diario che fornisca idee al suo autore in cerca di ispirazione 😉
    La forma del diario e’ molto in voga (forse supportata dai tanti blog esistenti).
    Dopo il libro di Socci ispirato dalla vicenda della figlia Caterina, il 29 settembre e’ prevista l’uscita -postuma per Rizzoli- de L’albero dei mille anni, diario di Gino l’alter ego del giornalista Pietro Calabrese che racconta la scoperta e l’evolversi della malattia che lo ha portato alla morte il 12 settembre scorso. Ma e’ anche l’occasione x “ragionare sulla vita, i suoi scherzi, il cielo stellato, gli amici veri e il baobab” che da’ il titolo al libro.
    Un abbraccio, Fabry, non demordere e porta Leopoldo oltre le undici pagine!!!
    Titti

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  7. f&r

    considerando che dei vari metodi di scrittura e del diarismo se ne era già parlato, che leopoldo non è l’autore ma il protagonista del romanzo e che oggi siamo arrivati a pagina 13 credo che certi timori siano del tutto infondati e che il nostro autore non abbia nessuna voglia o timore di veder naufragare la sua nuova fatica 🙂

    f&r

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