38. Da bambino

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Maria comincia a preoccuparsi: è giusto che la campagna contro le scuole di scrittura diventi una guerra di tutti contro tutti? E’ impossibile una collaborazione che metta insieme le varie posizioni, prendendo il buono e scartando l’inutile e il dannoso? Potrebbe uscirne una guida geniale, con l’estro dei grandi autori e la disciplina dei maestri navigati, iniziati a ogni segreto della narrazione. Decide di rivolgersi a un critico-scrittore, uno dallo sguardo vigile sui due versanti dell’arte e del pensiero. Sfoglia l’agendina e trova il nome: Gabriele Fontana Di Trevi. Le viene da sorridere, immaginandolo come la sorgente cui attingere la soluzione tanto attesa. Compone il numero sul telefonino:
– Pronto, sì, possiamo prendere il treno per Napoli e parlare.
–Perché per Napoli?
– Ci sono città designate a contagiare con il proprio destino quelli altrui , a trovare per loro la forma che cercavano.
– Va bene, alla stazione centrale. A che ora pensi di venire?
– Tra quaranta minuti sono lì.
I tacchi di Maria producono una strana eco sul marciapiede grigio. Riconosce subito Gabriele dal pizzetto e dai capelli corti e spettinati che cominciano a imbiancare. Lui si guarda intorno, come sempre, in cerca di qualcosa.
– Sono qui, Gabriele!
Sorride dolcemente e si avvicina:
– Andiamo alla biglietteria?
– Già fatto.
– Ma allora ci tieni sul serio al mio parere?
– Ho bisogno di un orientamento.
– Che strano, ne ho bisogno anch’io. E’ come se mancasse sempre una pagina al libro che mi frulla nella testa; come se al centro di tutto ci fosse un vuoto che non riesco mai a riempire. Ora, per esempio, ho questo.
Stringe tra le mani una specie di quaderno.
– Cos’è?
– Una storia scritta da una bambina molto tempo fa. L’ho trovata per caso e non riesco più a staccarmene. Credo possa essere utile a risolvere il problema che mi hai posto.
– Il libro di un bambino?
– Loro partono sempre da lontano, da realtà insignificanti solo in apparenza; poi approdano a luoghi cui non avremmo mai pensato, scovano verità sconosciute a chi ha già in mano la mappa dettagliata del viaggio da percorrere.
– Vuoi dire che mettono insieme precisione e fantasia?
– Qualcosa del genere.
Il treno sfreccia lungo campi verdi che sembrano disegni di un libro per la scuola, di quelli che trasmettono, nello stesso tempo, una malinconia sottile e una gioia perpetua che ti segue ovunque, da bambino.

5 pensieri su “38. Da bambino”

  1. M&C

    Il punto di vista dei bambini è sempre straordinario, perchè sono spontanei e perchè, nella loro semplicità, hanno quasi sempre ragione.
    All’ultimo incontro con i bambini del catechismo, mentre raccontavamo loro che Abramo e Sara ebbero il loro figlio Isacco in età molto avanzata, uno di loro ci ha interrotto dicendo. “Ma allora erano una famiglia di vecchi…”!!!!

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  2. Stella Maria

    Bambini, tutti dovremmo tenere ben vivo in noi il bambino che c’è, la fantasia e spontaneità che ci aiuta a guardare il lato bello dell’esistenza. Ma non serve ricordarlo a te, Fabrizio, che nonostante tutto, nonostante le brutture con cui combatti e ti confronti ogni giorno, resisti perchè continui ad affiancarlo all’uomo. Questo scrivere ne è testimonianza.
    SM

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  3. alfonso

    sono stato via. Ritornerò da dove sono appena tornato, a fine settimana. mi sono perso tanto. ma mi piace ritrovare Maria, e vi trovo pure un Gabriele. NON SONO GIUSEPPE.
    Il romanzo inizia ad essere impostato, non imposto, “dall’alto”, annunciato. c’è un annuncio del cuore bambino: un desiderio dell’uomo che vuole diventare adulto, realtà

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