La poesia è un culo – di Franz Krauspenhaar

La poesia è un culo.
Un semicerchio attorno alla cravatta del signore
giovedi, al centro, che ha finito di scavarsi i vermi
dal culo.

La poesia è un culo. I vermi si staccano, arbitrari
pensieri che prevendono parole silenziose,
alberi dove soffrire mentre la nostra morte
attira i vermi. Nel culo. Anche nel culo depositano
i vermi le ali delle loro fatiche, la bellezza strana
del definirsi per un povero privo, avio, avioprivo,
come fosse saltato su una mina, al vecchio formicaio.

E la poesia, soprattutto negl’istanti cucinati,
e la ventola spaccata e l’odore delle mense
degli ospedali che spiccano voli derratici:
ebbene, lì la poesia è un culo. Che fa rumore
sul cesso e che si bagna in un bidet stanco
ma levigato, prima di salire il nostro culo su,
alla vestizione della nostra giornata.

E la poesia è sempre più un culo, sempre più
essa viene coperta dai vestiti, dalle fodere
che ci fanno civili, timorati, cittadini onorati.
E’ come un morbo, perversione rattusa;
e più il culo è coperto da pantaloni e gonne
e jeans e tute ginnastiche, più è poetico.

Il viaggio del culo da una quasi prosa alla poesia
è compiuto soprattutto sui tram. Nelle nostre
malsane voglie di misurare tutto, stabiliamo
metri e misure con la strettezza del tessuto,
l’aderenza sul culo. La poesia più alta si rileva
in un culo femminile pieno di tonda grazia
preso a sé, come in abbraccio, da stoffa di seta.

[Immagine: FK – Love strings.]

11 pensieri su “La poesia è un culo – di Franz Krauspenhaar

  1. Ombretta Golia

    Ci vuole un sublime, perverso istinto artistico per fare [“La poesia è un culo”]
    e diventare consapevolmente rappresentanti del trash nel proprio settore,che, se a molti può far storcere il naso, magari moltissimi lo possono trovare irresistibilmente attraente……
    tutto opinabile…

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  2. sparz

    certo tutto è opinabile, cara Ombretta, ma non tutto ciò che si intitola poesia lo è necessariamente.

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  3. lucypestifera

    sparz dice bene: teniamo conto, se ho capito, dell’assoluto, quando relativizziamo. sembra una aporìa, ma bisogna tentarla, la strada.

    quanto al qulo, mi aspetto una poesia BUCOwskiana fino ad esaurimento delle parti anatomiche interessate. poi una su ciascuna delle parti relativamente al loro impiego: a. nel sesso; b. metaforicamente. poi una su ogni relativa reazione della/del cooperatrice/ore (bisogna essere politicamente corretti, please!) per ogni organo/parte interessato/a. poi ancora una per ogni metafora possibile (e qua non c’abbiamo vita, io credo).
    la poesiola mi fa schifo: nel senso che ho un moto di ripulsa per i vermi – e altro – evocati. non arriverei mai a dire questa “cosa” così: a. sono donna; b. ho altre parole. però la “cosa” evocata mi si piazza lì, *nonostante* e mi dice “embè, e adesso?”. e adesso prendi e pigli e porti a casetta e mediti e impari: perché lo sai da sempre che, in buona misura, la “cosa” sta lì, in basso, non nell’alto dei cieli, e bisogna farla salire, e coprirla, per poi svestirla. per salire non prende un ascensore aurato, ma passa tra merde e intestini e cibo indigerito e aliti mefitici: poi esce, e spesso si confonde tra mille altri aliti osceni, a sussurrare appena, sibilo o rantolo, a confondersi con gli altri miasmi della terra.

    bacio, franz.

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  4. krauspenhaarf

    ma quale trash. adesso se una cosa non piace diventa trash.

    certe cose di fellini sono trash. anche di visconti. molta poesia con la “canna dura” è trash. trash involontario.

    forse a “La poesia è un culo” – che considero uno dei miei cavalli di battaglia- manca la “resistenza”. insomma il periodo della “resistenza”.

    devo pensarci.

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  5. Salvatore D'Angelo

    Straniamento, ironia, sarcasmo al vetriolo…più che Bukowski,pur presente in qualche eco,richiama il respiro di certo Celine in salsa Henry Miller di “Rictus” e le immagini folgoranti, grottesche/oniriche di Bunuel: avete presente i ricchi signori borghesi intorno a una lunga tavola imbandita, seduti sulle tazze dei wc, al posto delle sedie, de IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA?.
    Una forma di poesia urticante, da carta vetrata, politically uncorrect, ma pur sempre poesia. E poi sì, è bene che ritornino certe voci “spurie” ad agitare le acque del cinismo rotto a ogni…indifferenza, prona a ogni marmellata.
    Eccellenza o meno del “poetico” a parte.

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  6. lambertibocconi

    A me come sai è piaciuta. La canna dura comunque è una cosa che si possono piazzare nella schiena le persone, non le poesie. Ciao.
    ps: non ho capito cosa intendi con “il periodo della resistenza”.

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  7. krauspenhaarf

    grazie salvatore, in effetti le fonti sono quelle. intendo la “resistenza elettrica”, cara anna.

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  8. rosanna varoli

    Gentilissimo signor Krauspenhaar,
    ho appena finito di leggere il suo ERA MIO PADRE, che ho apprezzato e addirittura amato. E’ un libro straordinario, raro, di questi tempi, e parlo da persona con una corposa esperienza in fatto di lettura. Conquistata da questo suo libro, leggerò difilato anche gli altri, ma mi lasci dire che, riguardo alla poesia ( ho dato un’occhiata anche ad altri suoi pezzi ), il suo livello di espressione non è lo stesso che per la prosa. Io faccio letture pubbliche di poesia da molti anni, la studio e ci lavoro con passione: ecco, le sue non le proporrei in uno dei miei reading. Mentre invece, leggendo spesso anche prosa, ben volentieri inserirei nei miei percorsi brani tratti dal suo libro. Scriva tanta prosa, caro Franz, tanta prosa, che le vien così bene, così vera, viva, intelligente, pulsante! Con ammirazione, Rosanna Varoli.

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